Ruggiero (Banca d’Italia): «Veneto in flessione, ma il PIL resta positivo»

di Matteo Scolari
Il capo della sede di Venezia della Banca d'Italia commenta i dati del Report annuale che riguarda il Veneto: «Cala l'export, paghiamo la nostra vocazione manifatturiera. Bene il turismo».

Il Veneto, una delle regioni economicamente più vitali d’Italia, si trova a fronteggiare un periodo di sfide significative. Il 2023 è stato un anno caratterizzato da un rallentamento dell’attività economica, dovuto a vari fattori tra cui l’inflazione, l’aumento dei tassi d’interesse e le incertezze geopolitiche. Nonostante queste difficoltà, la regione ha mostrato segnali di resilienza, con un prodotto interno lordo (PIL) che ha registrato una crescita dell’1,1%, leggermente superiore alla media nazionale. In questo contesto complesso, la Banca d’Italia ha presentato il suo rapporto annuale “Economie regionali – L’Economia del Veneto” presso la sede di Verona, in Corso Cavour. Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Pier Luigi Ruggiero, Capo della sede di Venezia di Banca d’Italia, per discutere in dettaglio le dinamiche economiche della regione.

Dottor Ruggiero, cosa possiamo dire innanzitutto su questi numeri che emergono e sulla situazione generale della nostra regione?

Presentiamo un rapporto che riflette un’economia che ha perso tono nel corso del 2023, chiudendo l’anno in territorio lievemente positivo. Segnali positivi, sebbene deboli, si sono rilevati nel primo trimestre di quest’anno. Il PIL regionale rimane positivo, con una crescita intorno all’1,1%, leggermente superiore al dato nazionale dello 0,9%. Questi sono numeri accettabili considerando il contesto generale.

Rispetto al quadro nazionale, come si posiziona la nostra regione?

Il Veneto è una regione a forte vocazione manifatturiera, il che la rende più sensibile al calo dell’export. Questo è dovuto a vari fattori, tra cui i conflitti bellici e la necessità di trovare nuovi mercati di sbocco. Inoltre, il calo demografico, associato a una bassa produttività, ci posiziona in una situazione di svantaggio rispetto ad altri competitori europei. Questi sono aspetti importanti che le imprese devono considerare per pianificare il futuro.

L'incontro nella sede di Corso Cavour.
L’incontro nella sede di Corso Cavour.

Può approfondire il tema del calo demografico e della produttività?

Certamente. Il calo demografico è un problema serio per il Veneto. Una popolazione che invecchia significa meno forza lavoro disponibile, il che, a sua volta, incide negativamente sulla produttività. Questo fenomeno è particolarmente problematico per una regione come la nostra, che dipende fortemente dalla sua capacità produttiva. Inoltre, la bassa crescita della produttività negli ultimi anni ci ha messo in una posizione di svantaggio rispetto ad altre regioni manifatturiere europee, dove l’aumento della produttività ha compensato il calo demografico.

Quali sono le prospettive per il futuro dell’economia veneta?

Le prospettive future dipendono dalla capacità di affrontare queste sfide strutturali. È fondamentale investire in innovazione e tecnologia per migliorare la produttività. Inoltre, sarà cruciale attrarre e mantenere capitale umano qualificato, nonché promuovere una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro. Solo così potremo garantire una crescita sostenibile e competitiva nel lungo periodo.

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