Comunità energetiche rinnovabili, anticamera di milioni di prosumer

di admin
Sulle CER si sta facendo, già da mesi, un’azione informativa e divulgativa del modello, anche se converrebbe partire in maniera massiva con l’attivazione condivisa di impianti. Ecco perché.

Ce lo siamo detti tante volte, il modello delle comunità energetiche restituisce tanti vantaggi a chi ne fa parte: c’è il tema del rispetto dell’ambiente, del risparmio economico, della coesione sociale. Ce n’è un quarto ancora più rilevante se pensato in ottica futura: l’ENEA, infatti, prevede che nel 2050 i prosumer europei (crasi tra producer e consumer che indica un consumatore che è a sua volta produttore) saranno ben 264 milioni e produrranno fino al 45% dell’elettricità rinnovabile dell’intera UE.
E l’investimento di 2,2 miliardi di euro messi a disposizione dal PNRR punta a sostenerli anche in Italia, garantendo alle comunità energetiche le risorse per installare circa 2.000 MW di nuova capacità di generazione di rete elettrica, grazie a cui verranno prodotti circa 2.500 GWh annui con una riduzione di emissioni di gas serra di 1,5 milioni di tonnellate.
Si tratta dunque di seminare il terreno per un cambio di approccio alle materie energetiche e alla formazione proprio dei prosumer che, nei modelli già avviati, anche nel veronese, contribuiscono attivamente alla transizione verde e allo sviluppo sostenibile del Paese, favorendo l’efficienza energetica e promuovendo lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
L’obiettivo delle CER, dunque, non si riduce al mero strumento per affrontare un’emergenza, ma a un investimento che andrebbe fatto a livello socio-economico per diffondere la sperimentazione dell’auto-produzione di energia nelle aree in cui avrà un maggiore impatto sociale e territoriale: ad esempio Pubbliche Amministrazioni, famiglie e microimprese in comuni con meno di 5.000 abitanti, così da sostenere l’economia dei piccoli centri, spesso a rischio di spopolamento, e rafforzare la coesione sociale.
Servono volontà politica e scelte coraggiose. Più di una volta abbiamo chiamato all’appello i sindaci, figure adatte per avviare un processo di cambiamento che avrà effetti benefici alle future generazioni. Chi si sottrae oggi alla nascita delle CER (il ministro Gilberto Pichetto Fratin, in un’intervista al Sole 24 Ore, ha detto di voler puntare «a 15mila comunità energetiche») rischia di perdere una grande opportunità per sé e per i propri cittadini. Economica e culturale.

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