Industriali veronesi ottimisti: produzione positiva nel terzo trimestre

di admin
Nel terzo trimestre del 2022 la produzione veronese supera le aspettative e registra un incremento del 5,1% rispetto allo stesso periodo del 2021.
Si dimostra ancora resiliente l’economia veronese, anche nel 3° trimestre del 2022, nonostante l’instabilità macroeconomica del momento, la produzione cresce del 5,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Le prospettive per gli ultimi tre mesi del 2022 sono positive. Gli imprenditori stimano un ulteriore slancio per la produzione (+6,1%), sostenuto probabilmente dagli elevati ordinativi del terzo trimestre che verranno evasi in parte anche nell’ultimo periodo dell’anno.
Anche le vendite sono positive, soprattutto l’export verso i paesi europei che registra un incremento a doppia cifra (+10,1%), seguono le vendite nel mercato nazionale (+9,4%) e l’export extra-europeo (+6,6%).
Prosegue il rialzo dei prezzi delle materie prime e dei prodotti finiti che a settembre registrano un incremento pari a +17,6%, riversato solo in parte sui prezzi dei prodotti finiti, che crescono in misura più contenuta del 9,9%.
Per fine anno segnali di rallentamento sono attesi per gli ordini che segnano +2% quelli da parte dei clienti italiani, +2,5% quelli da parte dei clienti esteri.
Fatturato in aumento per il 76% delle imprese di servizi, che vedono migliorare la performance rispetto alla precedente rilevazione (67%) complice anche il boom dei turisti nella nostra provincia durante il periodo estivo.
Il commento di Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Verona: «Continua il trend positivo della produzione delle nostre imprese che dovrebbero chiudere l’anno con un altro segno più. L’export va forte e gli ordini rallentano ma non frenano. Tuttavia, l’incertezza si coglie soprattutto nelle rilevazioni sulla fiducia che in una scala da uno a dieci, si è fermata al 4,6».
«Se quindi i numeri ci dimostrano tutta la forza della nostra economia dall’altro l’imprenditore segnala uno stato di incertezza, un’incertezza che ancora una volta viene affrontata con gli investimenti, che si mantengono in crescita per quasi otto imprenditori su dieci».
«Lo abbiamo visto anche in altre situazioni, quando lo scenario si complica le imprese si attrezzano per far fronte all’emergenza non tirando i remi in barca ma spingendo su sviluppo e innovazione. Ed ecco che di fronte all’instabilità le imprese hanno accorciato le filiere di fornitura, si sono riorganizzate, hanno trovato mercati alternativi alle proprie esportazioni, stanno setacciando i mercati delle materie prime e stanno sopportando costi che crescono oltre ogni ragionevole limite. Si stanno riconvertendo verso fonti energetiche alternative. Ma mai come in questo momento le imprese non possono e non potranno assorbire gli shock esterni senza un riassetto internazionale».
«Le nostre imprese sono forti e capaci e ben bilanciate sui vari settori e questo ci permette di reggere senza grandi scossoni ma diventano sempre più urgenti risposte che diano prospettive a medio termine. Agire sull’emergenza con provvedimenti di tamponamento non basta occorre fare scelte strategiche in grado di invertire la rotta della fiducia».

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