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Tosi: «Più aree verdi per una Verona sostenibile»

di admin
Ai microfoni di Verona Economia il presidente dell’Ordine dei Dottori agronomi e forestali di Verona fa chiarezza sui temi del momento: le isole di calore, la transizione ecologica e tanto altro

Ambiente e sostenibilità sono i temi caldi del momento che assumono valore centrale in relazione alle emergenze in corso, una su tutte quella idrica, e alla transizione ecologica. Ne abbiamo parlato con Lorenzo Tosi, presidente dell’Ordine dei Dottori agronomi e forestali di Verona.

Come nasce l’Ordine e come si struttura?
L’Ordine nasce nel 1929 con Regio Decreto e poi è stato inserito nella Costituzione della Repubblica. Naturalmente nasce come Ordine Nazionale, poi si struttura in ordini regionali e quindi in comparti provinciali, uno dei quali è quello scaligero di cui sono presidente. E una struttura verticistica con vari consigli.

CLICCA L’IMMAGINE E GUARDA LA VIDEO INTERVISTA Tanti progetti di cui si occupa l’ordine: penso al recente allarme zecche di cui ha parlato il vicepresidente Francesco Segneghi e l’emergenza idrica. Come state lavorando su questo fronte?
Come Ordine abbiamo delle competenze specifiche per quanto riguarda l’ambiente e l’agricoltura. Naturalmente in questo senso siamo sempre molto attenti e cerchiamo di fornire indicazioni utili anche come abbiamo fatto di recente con il “caso zecche”. Per quanto riguarda la siccità e le relative problematiche agronomiche, forniamo dei bollettini di servizi.
Quindi non solo un lavoro utile agli addetti ai lavori ma anche utile alla cittadinanza?
Assolutamente, l’Ordine ha anche questo compito: rendersi utile, fare chiarezza su alcuni temi importanti e divulgare informazioni. Oltre che un impegno per noi dell’Odaf è anche un piacere sensibilizzare il cittadino sui temi del momento; sicurezza e rispetto dei beni naturali sono al primo posto.
In queste settimane stiamo assistendo a un altro fenomeno preoccupante, quello dell’aumento delle temperature per cui stanno crescendo le isole di calore dovute a maggiori aree urbanizzate e sempre meno zone verdi. Come si può fronteggiare il problema?
Il problema di partenza è il riscaldamento globale e l’Ordine può fare ben poco in merito. Nel nostro piccolo, come organo e come cittadini, cerchiamo di fare la differenza attraverso una corretta pianificazione. Step iniziale la progettazione delle aree verdi nelle città: permettono di creare micro ambienti dove circola aria fresca e permette di mitigare le isole di calore tipiche dei centri urbani.
Quindi la soluzione potrebbe essere un Piano del Verde come quello di Padova, è previsto anche per Verona?
L’Ordine ha suggerito questa soluzione alla precedente amministrazione ma il progetto è rimasto in stallo; speriamo che con il nuovo sindaco e un rinnovato consiglio comunale la situazione si sblocchi. Speriamo venga adottato anche in città perché è strumento indispensabile: il verde deve essere pensato come un elemento strategico, non come piccole isole diffuse senza criterio. Le varie aree vanno pensate e strutturate in modo da formare un corridoio ecologico che attraversi la città portando benefici diffusi.
Un progetto che si inserisce nel solco della sostenibilità, insieme ad altre soluzioni innovative che stiamo conoscendo di recente come i rain garden e i giardini verticali. Qual è l’opinione dell’Odaf in merito?
Sono tutte soluzioni estremamente interessanti, soprattutto i rain garden che dovrebbero diventare quasi un obbligo perché sono strutture che permettono di raccogliere l’acqua piovana che sempre più si manifesta come bombe d’acqua e non con intensità limitata. Questo giardino innovativo permette di non disperderla nelle fognature bensì consente di filtrarla nel terreno.
Anche i giardini verticali sono soluzioni interessanti ma hanno alti costi di installazione e mantenimento: sono un plus alla sostenibilità ambientale ma, in alcuni casi, verrebbe meno quella economica. Noi ci occupiamo di agricoltura e ambiente quindi, chiaramente, il tema della sostenibilità è al centro dei nostri interventi e di ogni progetto ma, bisogna ricordare, che va intesa in tre accezioni: ambientale, economica e sociale.

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