Sboccia l’export post Covid: +31% per piante e fiori
di adminBalzo del +31% dell’export piante e fiori Made in Italy nei 2021 con il recupero del drammatico passo indietro registrato durante lo stesso periodo della crisi sanitaria.
E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Istat relativi ai primi sette mesi dell’anno in occasione degli Stati Generali dei florovivaisti italiani sul futuro verde delle città in riferimento al summit internazionale sul clima della Cop 26 a Glasgow.
Nel 2021 le richieste all’estero di verde Made in Italy hanno superato anche i livelli pre Covid del 2019 e secondo proiezioni Coldiretti entro la fine dell’anno potranno sfiorare il valore di 1,4 miliardi di euro con un +55% rispetto al 2020.
La quasi totalità (94%) delle esportazioni di piante e fiori italiani è diretta verso l’Europa con tre Paesi, Germania, Francia e Olanda, che concentrano più della metà (58%) degli acquisti di fiori italiani con crescite importanti nel 2021: +47% per la Francia, +17% per la Germania e +25% per l’Olanda.
Le esportazioni potrebbero crescere ancora di più con la rimozione di blocchi fitosanitari spesso pretestuosi che ancora sussistono per le produzioni vivaistiche italiane in alcuni Paesi.
Con la Brexit ad esempio le preoccupazioni del settore florovivaistico sono legate soprattutto alle nuove regole fitosanitarie non in linea con la normativa Ue con controlli alle frontiere sempre più complessi, fra ritardi e burocrazia.
Ma a minacciare la ripresa del settore florovivaistico è ora l’impennata dei costi di produzione con aumenti fino al 25% delle materie prime per imballaggi, energia, concimi e trasporti anche per le carenze su logistica ed infrastrutture del sistema Italia. Il prezzo del petrolio sta condizionando i costi energetici ma ad aumentare sono anche quelli della plastica, dell’acciaio e della carta determinanti nella filiera di produzione di fiori e piante. Si tratta di un settore fortemente orientato all’esportazione sul quale incide in misura rilevante il costo dei trasporti.
«Attraverso il Pnrr é necessario agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma pure con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo – afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini -. Si tratta di una mancanza che ogni anno rappresenta per il nostro Paese un danno in termini di minor opportunità di export al quale si aggiunge proprio il maggior costo della “bolletta logistica” legata ai trasporti e alla movimentazione delle merci».
Secondo l’ultima analisi del centro studi Divulga in Italia il costo medio chilometrico per le merci del trasporto pesante è pari a 1,12 euro/chilometro, più alto di nazioni come la Francia (1,08) e la Germania (1,04), ma addirittura doppio se si considerano le realtà dell’Europa dell’Est: in Lettonia il costo dell’autotrasporto è di 0,60 euro al chilometro e in Romania 0.64. Si tratta di un aggravio per gli operatori economici italiani superiore dell’11% rispetto alla media europea e che colloca il Paese al 30° posto nella classifica mondiale stilata dal Global Competitiveness Report (GCR), curato dal World Economic Forum.
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