Radicchio pagato 10 centesimi al kg, i produttori non lo raccolgono
di adminConfagricoltura Verona informa sul difficile momento che sta attraversando il radicchio, pagato anche 10 centesimi al chilogrammo per quanto riguarda la varietà tonda di Chioggia, quando i costi di produzione sono quattro volte tanto. Male anche il radicchio di Verona, pagato 40 centesimi quando costa 80 produrlo.
Il radicchio tondo di Chioggia viene pagato 10 centesimi al chilogrammo e alcuni agricoltori cominciano a lasciarlo nei campi. Inizia male l’annata per le varietà maggiormente coltivate sul territorio in questo momento, che sono il radicchio di Verona e il Chioggia. I prezzi pagati agli agricoltori sono in caduta libera mentre, paradossalmente, al supermercato il prodotto viene venduto a peso d’oro. Su Facebook ha raccolto tantissime condivisioni il post di un’azienda che accosta la foto del radicchio pagato pochi centesimi a quello venduto sui banchi a 2,99 euro. “Forse quello della Coop è più buono”, il commento ironico.
Andrea Tosoni, coltivatore di Valeggio che fa capo a Confagricoltura Verona, coltiva ortaggi tra cui radicchio di Chioggia e Verona. «Per tutte le varietà ci stanno pagando pochissimo – spiega -. Noi vendiamo al mercato il prodotto già lavato e confezionato. Questo significa che tra cellophane, polistirolo e lavorazione il costo di produzione è 1 euro per quanto riguarda il radicchio di Chioggia. Se va bene, prendiamo 70 centesimi. È da tre anni che non riusciamo a portare a casa reddito, e questo vale per tutte le varietà e tutte le piazze d’Italia. Il radicchio di Verona è pagato più rispetto al Chioggia, però costa anche il doppio in termini di costi di produzione. Idem quello precoce trevigiano. Cosa fare? È una domanda che ci facciamo ogni anno a fine stagione. Non sappiamo se continuare o se cambiare coltura. Sicuramente non si potrà andare avanti a lungo così, perché lavorare in perdita non è sostenibile. Finché saremo invasi di prodotti da tutte le parti del mondo non potrà andare meglio. Quest’anno, peraltro, è andata male anche con altre orticole, vedi le zucchine. Sì e no abbiamo portato a casa un rimborso spese».
Claudio Ferro, presidente di una cooperativa che conta oltre un centinaio di produttori ortofrutticoli di varie province venete, riferisce che tanti produttori stanno lasciando il radicchio nei campi. «L’altro ieri al mercato di Chioggia non c’era prodotto. Nessuno lo ha portato. È un danno gravissimo per tutta l’economia, perché se si ferma la produzione si ferma il mercato, si fermano i facchini, si ferma tutto l’indotto che gira attorno. Del resto il radicchio di Chioggia, non lavorato, è pagato da 10 a 15 centesimi e costa 40 produrlo, quello di Treviso vale 35 centesimi e costa di produzione il doppio, e quello di Verona è pagato 40 centesimi ma per produrlo ce ne vogliono 80. Bisognerebbe sedersi attorno a un tavolo e decidere dove vogliamo andare. Siamo in una situazione in cui il prodotto sta arrivando da tutte le parti del mondo e il consumatore non va a vedere se è veronese, di Chioggia o della Polonia».
«Quella della grande distribuzione che continua ad alzare i prezzi pagando briciole ai produttori è una questione annosa, che vale anche per la frutta e gli altri ortaggi – sottolinea Francesca Aldegheri, referente di Confagricoltura Verona per il settore ortofrutta -. Per quanto riguarda il radicchio la stagione, in settembre, era partita con prezzi buoni, ma poi, anche a causa delle temperature piuttosto alte, i consumi sono calati. Il radicchio è, infatti, un ortaggio legato all’inverno, che si consuma quando c’è freddo. Tra qualche settimana la domanda di prodotto dovrebbe salire e così i prezzi, com’è stato in altre annate. Ritengo, inoltre, che gli agricoltori dovrebbero cercare altri mercati, oltre a quelli consueti. All’estero, ad esempio in Francia e Germania, il radicchio è molto richiesto ed è pagato meglio che in Italia».
Andrea Tosoni, coltivatore di Valeggio che fa capo a Confagricoltura Verona, coltiva ortaggi tra cui radicchio di Chioggia e Verona. «Per tutte le varietà ci stanno pagando pochissimo – spiega -. Noi vendiamo al mercato il prodotto già lavato e confezionato. Questo significa che tra cellophane, polistirolo e lavorazione il costo di produzione è 1 euro per quanto riguarda il radicchio di Chioggia. Se va bene, prendiamo 70 centesimi. È da tre anni che non riusciamo a portare a casa reddito, e questo vale per tutte le varietà e tutte le piazze d’Italia. Il radicchio di Verona è pagato più rispetto al Chioggia, però costa anche il doppio in termini di costi di produzione. Idem quello precoce trevigiano. Cosa fare? È una domanda che ci facciamo ogni anno a fine stagione. Non sappiamo se continuare o se cambiare coltura. Sicuramente non si potrà andare avanti a lungo così, perché lavorare in perdita non è sostenibile. Finché saremo invasi di prodotti da tutte le parti del mondo non potrà andare meglio. Quest’anno, peraltro, è andata male anche con altre orticole, vedi le zucchine. Sì e no abbiamo portato a casa un rimborso spese».
Claudio Ferro, presidente di una cooperativa che conta oltre un centinaio di produttori ortofrutticoli di varie province venete, riferisce che tanti produttori stanno lasciando il radicchio nei campi. «L’altro ieri al mercato di Chioggia non c’era prodotto. Nessuno lo ha portato. È un danno gravissimo per tutta l’economia, perché se si ferma la produzione si ferma il mercato, si fermano i facchini, si ferma tutto l’indotto che gira attorno. Del resto il radicchio di Chioggia, non lavorato, è pagato da 10 a 15 centesimi e costa 40 produrlo, quello di Treviso vale 35 centesimi e costa di produzione il doppio, e quello di Verona è pagato 40 centesimi ma per produrlo ce ne vogliono 80. Bisognerebbe sedersi attorno a un tavolo e decidere dove vogliamo andare. Siamo in una situazione in cui il prodotto sta arrivando da tutte le parti del mondo e il consumatore non va a vedere se è veronese, di Chioggia o della Polonia».
«Quella della grande distribuzione che continua ad alzare i prezzi pagando briciole ai produttori è una questione annosa, che vale anche per la frutta e gli altri ortaggi – sottolinea Francesca Aldegheri, referente di Confagricoltura Verona per il settore ortofrutta -. Per quanto riguarda il radicchio la stagione, in settembre, era partita con prezzi buoni, ma poi, anche a causa delle temperature piuttosto alte, i consumi sono calati. Il radicchio è, infatti, un ortaggio legato all’inverno, che si consuma quando c’è freddo. Tra qualche settimana la domanda di prodotto dovrebbe salire e così i prezzi, com’è stato in altre annate. Ritengo, inoltre, che gli agricoltori dovrebbero cercare altri mercati, oltre a quelli consueti. All’estero, ad esempio in Francia e Germania, il radicchio è molto richiesto ed è pagato meglio che in Italia».
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