Play-to-Earn: la nuova frontiera del gioco online basata sulle criptovalute ma occhio alle truffe

di admin
L'industria del gaming non conosce crisi e sforna continua novità: l'ultima, è lo scambio di moneta digitale nelle dinamiche di gioco. Una frontiera non sempre sicura visto il recente epilogo dell'investimento ispirato alla serie Tv "Squid Game": una truffa da oltre 3milioni di dollari.

L’industria del gioco digitale è sempre più creativa e continua a sfornare soluzioni innovative. Un mercato arroccato su percentuali crescenti che non sembra soffrire crisi o subire scossoni.
Anzi, è uno dei pochi comparti ad aver goduto della crisi sanitaria: chiusa in casa, una buona fetta della popolazione mondiale si è dedicata ai giochi online.
Non c’è da stupirsi se nel 2020 ha accumulato un bottino di circa 20miliardi di dollari di entrate.
La stima è quella di 1miliardo di giocatori online attualmente attivi. Sul lungo margine, azzardando ma non troppo proiezioni future, gli esperti stimano 1,3miliardi di giocatori entro il 2025.
L’ultima novità partorita dall’industria del gaming online incorpora il trend business che spadroneggia nel settore tecnologia e innovazione: la moneta digitale.
La fusione di questi due universi digital ha lanciato sul mercato il Play-to-Earn (P2E): i giocatori possono guadagnare man a mano che accumulano successi di gioco. 
Nello specifico, i gamer acquistano degli asset unici la cui l’unicità è garantita dalla blockchain: possono essere personaggi, armi, skills e tanto altro. Come in un tradizionale iter di gioco questi possono essere vinti o persi, scambiati o venduti. Il prezzo è in token fissato dalle criptovalute.
È possibile anche guadagnare seguendo l’evoluzione di questi token e quindi in modo speculativo prendendo le distanze dalla natura specifica del gioco. 
Eventualità non così remota visto il recente epilogo del Play-to-Earn dedicato a “Squid game”, il distopico serial drama coreano distribuito da Netflix.
Ispirato alla Serie Tv, il game online è concepito per la circolazione di token chiamati “Squid” (Calamaro) traducibili in moneta digitale: sono necessari per avviare la partita e, alla fine del gioco, costituiscono il montepremi.
Il valore iniziale di un token ( a fine ottobre) si aggirava intorno a 1dollaro ma solo dopo pochi giorni ha raggiunto oltre i 2mila: una vera e propria corsa all’acquisto di valuta elettronica e un arrembaggio di appassionati offuscati dalle possibilità di guadagno affidabile.
Offuscati perché si è rivelata una grande truffa internazionale. Nel giro di una settimana i fondatori della criptovaluta Squid, le cui identità sono ignote, hanno ricavato dall’operazione oltre 3milioni di dollari: dopo aver fatto lievitare il token del 310mila%, sono fuggiti con il malloppo.
La manovra, in gergo tecnico, viene definita “Rug pull”: la situazione che si verifica quando gli sviluppatori di una criptovaluta abbandonano un progetto e scappano con i soldi degli investitori.
Ad oggi, oltre 40mila persone sono proprietari di token ispirate alla serie coreana ma hanno in mano solo un pugno di mosche: uno Squid vale 0.0025dollari.

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