Marco Rocchetto: la scommessa di cybersecurity made in Verona

di admin
Abbiamo intervistato il co-founder di V-Research, start up di sicurezza informatica. Tra i progetti, un prototipo per l'analisi del rischio e una piattaforma virtuale d'insegnamento interamente in lingua inglese

Le start up con il loro modello di business stanno scalando il mercato. Hanno come valore intrinseco l’innovazione proponendo soluzioni alternative alle domande di mercato.

Tra queste, nel campo della cybersecurity, emerge V-Research: a raccontarci la filosofia, i progetti e le soluzioni originali il co-founder Marco Rocchetto ai nostri microfoni in occasione dell’annuale Premio Verona Network.

Come nasce la vostra realtà ? 

«V-Resaearch prende forma dalla volontà di portare un po’ di scienza a livello di ingegneria e cybersecurity. E’ il risultato di anni di ricerca e di lavoro in giro per il mondo: da Singapore agli Stati Uniti fino al Lussemburgo. Le idee maturate hanno trovato corrispondenza con l’esperienza di ricerca e di business di Francesco Beltramini, che è l’altro socio fondatore di V-Resarch. L’idea è quella di porre le basi per una teoria scientifica universale che possa spiegare il fenomeno del cybersecurity e che, allo stesso tempo, possa portare alla produzione di prodotti per il rilevamento e la prevenzione dei rischi».

Come state affrontando questo momento storico?

«La nostra azienda, V-Research è nata a febbraio del 2020, e poi per due o tre mesi siamo rimasti chiusi in casa, a causa della pandemia. Ci siamo dovuti adattare velocemente e abbiamo iniziato subito con lo sviluppo dei prototipi. Indubbiamente è stato un duro colpo ma la natura puramente tecnologica della nostra strat up ci ha permesso di lavorare agevolmente da remoto. Virtualmente siamo riusciti a comunicare, a mantenerci in contatto, in modo da stilare un planning e procedere con la strutturazione dell’azienda. Una scommessa centrale per me, per i miei colleghi e per mia moglie Katia Santacà: una ricercatrice che stimo e con la quale condivido la passione per la cybersecurity. Abbiamo lavorato fianco a fianco in ogni parte del mondo e, grazie anche alla sua collaborazione, sta prendendo forma la nostra teoria». 

Quali sono i progetti in cantiere ?

«Non riesco a non pensare, non elaborare idee: la mia mente è in continuo movimento spinta da una passione pervasiva e dalla continua voglia di approfondimento scientifico. Questa mia bolla è scandita da progetti e idee che pian piano, in collaborazione col mio prezioso team, cerco di mettere a frutto; fra questi il più importante è legato alla realizzazione di un prototipo per l’analisi del rischio di cybersecurity sia per sistemi ingegneristici, ma anche di consulenza. Inoltre, sono un docente e sto insegnando in presenza. A fine mese però, lanceremo una piattaforma virtuale in inglese che consentirà l’insegnamento a distanza: stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli ma siamo quasi pronti».

«Tra i miei obiettivi c’è sicuramente migliorare la qualità dell’insegnamento, riconoscere talenti e supportare la loro carriera, formare studenti a 360° non solo in ambito scientifico: vorrei istillare loro la voglia di scoprire, la fame di conoscere, affinché diventino delle persone con dei valori sostanziali, con dei sogni da seguire. Voglio vedere brillare gli occhi di ragazzi e ragazze: solo loro il futuro del nostro Paese. V-Research, tra i tanti progetti, sta portando avanti una rete di consulenza per le aziende al fine di far capire che non solo dai libri si può apprendere, ma anche sul campo. Infine, siamo riusciti a trovare anche degli imprenditori che hanno creduto in noi e che al contempo stiamo aiutando per lanciare le loro idee innovative».

Cosa la motiva a perseguire il suo impegno?

«Ho una passione sfrenata per l’informatica nella sua declinazione teorico-tecnica: è una parte di me che porto dietro, custodisco e alimento fin da bambino. Mi sprona ogni giorno ed è l’ingrediente principale di ogni mio progetto. Amo il mio lavoro e la ricerca scientifica, non protei farne a meno. E’ quello che sono. Un altro elemento che mi sprona è la volontà di donare alla mia città che ha sempre creduto in me finanziando i miei studi. Ora è il mio turno e sono tornato dopo anni all’estero per senso di gratitudine e per restituire, almeno una piccola parte, il dono inestimabile che mi è stato fatto. Non ultimo, ciò che mi motiva a perseguire nel mio impegno è la mia famiglia: è il mio sprone, è la culla di ogni mio progetto. Ho due figli e una moglie; il loro futuro è il mio futuro».

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