Mercato del lavoro, bilancio di secondo trimestre
di admin Nel secondo trimestre 2021 si è registrato in Veneto un saldo occupazionale positivo per circa 55.000 posizioni di lavoro dipendente, un valore incomparabile con quello del 2020 (+15.200) ma superiore di 4.000 unità anche al corrispondente periodo del 2019. Il mese di giugno, in particolare, conferma i segnali di recupero già osservati a maggio, con un saldo mensile di 28.300 posizioni lavorative in più (rispetto alle 15.200 del 2019) e un volume di assunzioni superiore a quello di due anni fa. I posti di lavoro recuperati da inizio anno salgono così a oltre 67.000.
Il bilancio positivo è imputabile soprattutto ai contratti a tempo determinato (+53.000 nel trimestre, +25.600 a giugno), che dopo aver sofferto più delle altre tipologie contrattuali gli effetti della pandemia, si giovano ora della ripresa delle attività e vanno a colmare un vuoto preesistente. Andamento positivo anche per l’apprendistato (rispettivamente +2.200 e +2.000), mentre il tempo indeterminato mostra una dinamica leggermente negativa nel trimestre (-80) e positiva a giugno (+650). Le assunzioni si confermano tuttavia inferiori rispetto al 2019, con diminuzioni comprese tra il -11% e il -13%, nonostante il forte recupero degli ultimi due mesi anche su questo fronte. La dinamica del lavoro somministrato si dimostra invece altalenante: nel 2020 le assunzioni erano crollate anche del 77% (ad aprile), mentre nel 2021 dopo un parziale ridimensionamento della forbice con il 2019, il gap è tornato ad ampliarsi nel mese di aprile (-16%) per poi ridursi nuovamente in maggio (-8%). In crescita il lavoro intermittente (+9% nel trimestre), che beneficia delle riaperture, e il lavoro domestico (+18%).
Le assunzioni sono state complessivamente 64.400 (+9,7% rispetto alle 58.700 del 2019), mentre le cessazioni si sono ridotte del 20% (96.000 contro 119.500), soprattutto per la diminuzione dei licenziamenti economici individuali e collettivi, interessati dal blocco dell’ultimo anno. A differenza del passato, le dimissioni superano le cessazioni per fine termine, quale ovvia conseguenza del minore ricorso ai contratti a tempo determinato.
Nei settori più a lungo soggetti alle restrizioni, quali servizi turistici e commercio, il differenziale tra il secondo trimestre 2021 e l’analogo periodo del 2019 è ancora significativo (-20% e -15%), anche se nel mese di giugno i reclutamenti sono stati superiori a quelli di giugno 2019 (+19% e +5%) per effetto del ritardato avvio della stagione turistica. Nel manifatturiero la flessione della domanda di lavoro è ancora presente nel settore della moda, dell’alimentare e nella farmaceutica, seppure anche in questo caso si sia osservato un discreto miglioramento nell’ultimo mese. I saldi del trimestre sono positivi per tutti i settori, fatta eccezione per la concia e per l’istruzione privata, che sconta la chiusura dell’anno scolastico.
Venezia e Verona, le province finora più colpite, beneficiano dell’avvio della stagione turistica e del prospettato ritorno alla normalità, facendo registrare rispettivamente 26.000 e 15.700 posti di lavoro in più nel trimestre. In termini di assunzioni, però, la domanda di lavoro si mantiene inferiore al 2019, in percentuale variabile tra il minimo registrato a Rovigo (-2%) e il massimo di Venezia (-24%). Fanno eccezione Treviso (+1%) e Vicenza (+3%), i due territori a maggiore vocazione manifatturiera.
L’irrigidimento del mercato del lavoro e un possibile effetto scoraggiamento contribuiscono alla diminuzione della disoccupazione: tra aprile e giugno le dichiarazioni di immediata disponibilità presentate ai Centri per l’impiego del Veneto sono state 24.700, il 9,7% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.
Da inizio pandemia (23 febbraio 2020) a oggi il bilancio occupazionale grezzo del settore privato, con riferimento ai tre contratti di lavoro principali (tempo indeterminato, tempo determinato e apprendistato), è positivo in Veneto per +44.300 posizioni lavorative. Un risultato che sconta l’utilizzo massiccio della cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti, oltre a mostrare andamenti diversificati in base ai settori, ai territori e ai cicli stagionali.
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