A Campese, Vicenza, i “Fasói in salsa cól Busoéà forte de Bassàn”.

di admin
Non solo Confraternite e degustazioni, ma anche amicizia e solidarietà, nonché attenzione al genuino e alla lotta alle sofisticazioni, soprattutto all’estero, nell’agroalimentare italiano. Un documento in tal senso, volto all’Europa ed alla politica e voluto da Luigino Barizza.

Si è tenuto a Campese, Vicenza, in Villa Damiani, il 20 maggio 2018, il IV Capitolo della “Confraternita déi fasói in salsa cól busoéà forte de Bassàn”. La Confraternita, fu creata nel 2015, con l’obiettivo di riportare in vita, con il suo nome dialettale, quel piatto di fagioli – che la signora Nea, fra Campolongo e Campese, serviva un tempo – condito con un mestolo di salsa ed accompagnato da due fette di sopressa, da un pezzo di formaggio e da due fette di polenta… Quello di Campese è stato un incontro d’amicizia e di cultura, guidato dal presidente Luigino Barizza, che amante e studioso del passato e della sua storia, è stato il fondatore della Confratenita in tema. Rappresentava il CEUCO, Consiglio Europeo delle Confraternie Enogadtronomiche, il vicepresidente dello stesso per l’Italia, Alessandro Salarolo. Un grande momento, nel dolce paesetto, che, avvolto nel verde dei monti, ospita, nella Chiesa benedettina di Santa Croce, la tomba di Teofilo Folengo, detto Merlìn Cocai (1491-1544), noto anche per le sue preziose venti ricette, contenute nel Baldus, uscito nel 1521. Dopo una passeggiata completamente al naturale, fra un rigoglioso bosco ed un fresco corso d’acqua, è stata raggiunta la chiesa di San Martino, dove è stata seguita con attenzione la Messa, celebrata ad hoc, per le diverse Confraternite venete, convenute al IV Capitolo in tema. Durante la stessa, tanto il celebrante, che il presidente del Capitolo, Barizza, hano sottolineato l’importanza dei principi amicizia e solidarietà. Nel successivo convivio, massimo rilievo hanno avuto, ovviamente, i “Fasói in salsa cól Busoéà forte de Bassàn”, cucinati in base ad antica ricetta – più sopra appena cennata – riportata in luce, per la sua storia e per i ricordi, che la stessa suscita, dalla Confraternita, organizzatrice dell’annuale incontro, in corso.
Durante il quale, il presidente Barizza, già direttore del Mercato Ortofrutticolo di Padova, e, quindi, competentissimo, in fatto di agroalimenatre, dopo avere reso omaggio ai partecipanti e ai rappresentanti di numerose Confraternite, ha dato lettura d’un importante documento, per “la difesa del patrimomio enogatronomico italiano”, che sarà inoltrato, al più presto, alle Autorità competenti, italiane ed europee. Ed ecco il testo del documento menzionato:
CONFRATERNITA DEI FASOI IN SALSA COL BUSOEA’ FORTE DE BASSAN”– DOCUMENTO PER LA DIFESA DEL PATRIMONIO ENOGASTRONOMICO ITALIANO.
La Confraternita ha esaminato le problematiche riguardanti la situazione alimentare, attuale, approvando il seguente documento. La crescente aggressività delle sofisticazioni alimentari e delle contraffazioni di prodotti, con provenienza incerta e incontrollata, e la percezione di una insufficiente presenza tecnica e politica, a difesa della salubrità dei cibi, impone alle Confraternite Enogastronomiche alcune riflessioni.
Le Confraternite Enogastronomiche rappresentano quei consumatori, che trovano sul piatto i prodotti trasformati in cibo. Dopo questa fase, il cibo, sano o insano, diventa il nostro nutrimento. È, quindi, importante che anche le Confraternite si rendano parte attiva per contribuire alla salvaguardia della salubrità dell’intero processo di produzione alimentare, che sta a monte. Fatti rilevanti (in sintesi): 1 – Le etichette d’origine. Un recente provvedimento della Commissione Europea ha tolto di mezzo le etichette d’origine, introdotte dall’Italia, per cui molti prodotti torneranno nell’anonimato (es: burro, yogurt, pasta, riso, sughi, pelati, concentrati di pomodoro, ecc.). 2 – I controlli di qualità. Il legislatore europeo ha soppresso le norme di classificazione (calibro, qualità, varietà, imballaggio), per 26 prodotti ortofrutticoli. Solo per 10, essi restano in vigore. Come conseguenza di questa “liberalizzazione”, possono arrivare sul mercato prodotti ortofrutticoli italiani ed europei di qualsiasi formato e misura. 3 – I trattati internazionali di libero scambio. Il CETA – Comprehensive Economic and Trade Agreement, tra Canada e Unione europea – permette e legalizza la falsificazione dei prodotti, attraverso contraffazioni e imitazioni. I principali prodotti canadesi, che imitano formaggi italiani (Parmesan, Asiago, Fontina, Gorgonzola, ecc), salumi (prosciutto di Parma), vini (Amarone e altri), continueranno ad essere presenti sul mercato canadese. Infatti, l’accordo dispone l’obbligo di aggiungere alla denominazione originale una semplice indicazione come “simil, -stile, -tipo” e la contraffazione diventa legale. Poi, con questi falsi prodotti, il Canada può invadere il mondo. 4 – I vini. La UE ammette lo zuccheraggio (in Italia è reato) per i vini del Centro e Nord Europa. I paesi del Mercosur (Sud America) producono copie di vini italiani, poiché la mancata protezione delle denominazioni ne permette l’imitazione. L’accordo con il Giappone esclude dalla tutela il 95% delle 523 denominazioni, riconosciute in Italia. Sono in vendita kits, per fare il vino italiano. 5 – I pesticidi e simili. L’uso mondiale massiccio di pesticidi, fitofarmaci, ormoni per alimentazione animale, antibiotici negli allevamenti, trasformano i prodotti alimentari in bombe chimiche. Una persona consuma, con il cibo, fino a due chili di pesticidi, in media, l’anno. In conclusione, le Confraternite enogastronomiche devono prendere atto che è necessario unirsi alle Organizzazioni, che hanno già evidenziato la gravità della situazione, richiamando le istituzioni nazionali ed europee alle loro responsabilità, per fermare questa pericolosa deriva, che sta andando, senza ostacoli, verso una devastante deregolamentazione globale”.
Confraternita dei fasoi in salsa col busoeà forte de Bassan” – sede: Viale della Pace, 289 – 36100 Vicenza, luiginobarizza@gmail.com – cell. +39 339055513 – virginio.prosdocimo@gmail.com – cell. +39 3473200141.
Un’iniziativa, quella sopra esposta d’alto contenuto, e, ancor più, proveniente da un ampio settore, quelllo delle Confraternite, che in fatto di agroalimentare, ben al di là d’ogni interesse, mirano all’originale, al genuino ed alla qualità, non solo, con riferimento al consumo interno, ma, anche a quello estero, sui cui mercati, non dobbiamo permettere assolutamente di produrre finti nostri prodotti, danneggiando sia il consumatore estero, che la nostra agricoltuira ed il nostro export. Il documento, sopra riportato, è frutto di riflessione e di studio dei problemi in esso evidenziati, nonché di alta preoccupazione, ma, è anche indice della concretezza, sulla quale si basa l’istituzione “Confraternita”: non solo motivo d’incontri e di amicizia, ma anche forte attenzione al rispetto delle caratteristiche tradizionali dei nostri prodotti enoagroalimenari, che rischiano una diffusione, destinata a creare cattivo nome e sfiducia nel prodotto italiano. Il quale, fra l’altro, per essere tale, in qualità e bontà, è solida base d’occupazione in agricoltura e nelle aziende trasformatrici. Le Confraternite potrebbero imporsi, quindi, con organizzazione e impegno, a “sentinelle” della genuinità dei prodotti agricoli trasformati italiani, destinati sia all’interno, che all’estero, nonché alla lotta alle sofisticazioni di fuori confine. Ottimo, dunque, l’intervento della vicentina “Confraternita dei “fasói”, che, ben al di là, della degustazione e del piacere conviviale, ha gettato uno straordinario seme, che, prevediamo, avrà ottimi sviluppi, nel settore della tutela del nostro agroalimentare. Che, in due parole, significa, ne abbiamo già fatto cenno, occupazione e ricchezza. In tal senso, il presidente Barizza ha consegnato a Dino Busatto, un diploma di riconoscenza, per essersi egli, da sempre, tenacemente battuto per la “difesa del patrimonio enogastronomico italiano”.
Pierantonio Braggio

Condividi ora!