Helmut Kohl, riunificatore della Germania e grande d’Europa.

di admin
Dal 19 giugno 2017, egli non è più, ma vivo rimane e rimarrà il ricordo della sua gigantesca azione, creatrice di pace

Arriviamo in ritardo e ce ne scusiamo. Ciò che conta, tuttavia, in questo caso, non è giungere per primi, ma, dare voce a sentito ricordo di un Uomo, che ha dato tutto se stesso, per la Germania e per l’Europa. Parlare di Helmut Kohl, classe 1930, non è cosa semplice, alto e realizzatore essendo stato il suo impegno, in campo politico, in generale, ma, massimo, soprattutto, nel quasi incredibile concretizzarsi d’una catena d’accadimenti, che, d’un tratto, hanno portato alla sospirata unificazione tedesca, facendo storia. Unificazione che, per un semplice cittadino d’Europa, poteva significare poco o nulla, ma, che, per un tedesco e per un vero europeo, per un amante della pace, significò definitiva estrazione d’una pungente lama, dal proprio cuore, ed eliminazione d’una barriera, assurda, che, per quarant’anni, ha tenuto diviso il Vecchio Continente. Per meglio comprendere l’opera di notevolissimo contenuto e straordinaria, realizzata da Helmut Kohl, grande di statura, ma, più grande nell’animo, non si possono trascurare, sia pure in breve, determinanti precedenti storici, derivati alla Germania, dalla sconfitta, nel maggio 1945, dell’hitleriano Terzo Reich, in essere dal 1933. Germania, che fu divisa – dalle Potenze alleate, vincitrici della stessa: Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Francia ed ex Unione Sovietica – in due parti geopolitiche: una, occidentale e democratica, governata da americani, inglesi e francesi, ed una, orientale e dittatoriale, rimasta in mani sovietiche o, per meglio capirci, di Mosca. Anche Berlino fu divisa allo stesso modo, ma, ancora peggio, circondata dal territorio tedesco d’occupazione sovietica. L’ex capitale del Terzo Reich, quindi, era raggiungibile solo passando il confine della zona, governata, prima, dalle forze di Mosca e, dal 1949, e, quindi, da quelle della RDT. La quale si trovò nelle proprie mani un ampio territorio, abitato da circa 17.000.000 di cittadini: una buona fetta di Germania, trasformatasi, grazie al regime comunista, in un grande carcere, senza alcun contatto con il mondo libero. Tanto nelle zone occidentali, con Berlino ovest, che in quella orientale, con Berlino est, le citate quattro potenze occupanti, secondo accordi precedentemente intercorsi e firmati, avrebbero governato, secondo proprie condizioni, rispettando, ovviamente, i concetti di democrazia, di rispetto dei diritti umani e, quindi, di libertà. Nei quattro territori, erano, quindi, previste libere elezioni. Le quali, nei settori sovietici – a Mosca governava Josif Stalin (1878-1953) – mai hanno avuto luogo. Nel 1946, i comunisti della Germania orientale, sotto l’attento controllo militare e politico sovietico, s’appropriarono del potere e crearono, nel 1949, la cosiddetta Repubblica Democratica Tedesca – RDT, che, di democratico, nulla aveva, e nella quale, come detto, mai si sono tenute libere elezioni. Ad evitare la fuga di cittadini, soprattutto tecnici e laureati, dalla Germania est verso Germania occidentale – ne erano già fuggiti circa 3.000.000, in cerca di migliori condizioni di vita – il regime comunista di Berlino est, capitale della RDT, costruì, nell’agosto 1961, il famoso e insanguinato “muro”, che, per 28 anni, divise in due parti Berlino e la Germania, senza rispetto per famiglie, singoli ed edifici. Ogni tentativo di superarlo, era considerato “tradimento della RDT” e morte per i fuggitivi. Persero la vita in oltre 300! Fatta questa necessaria premessa, va detto che Helmut Kohl, da quattordicenne, fu inquadrato dal regime nazista nei gruppi antincendio e, quindi, nell’antiaerea; che, terminata la terza guerra mondiale, egli tornò a casa a piedi, dai luoghi, in cui fu forzatamente di stanza, impiegandoci tre mesi; che, dal 1946, fece parte del partito dell’Unione Cristiano Sociale e che, nel frattempo, si laureò in scienze politiche, avendo precedentemente studiato storia e diritto. Considerato, nel suo partito, uomo dalle grandi doti e del futuro, fu presidente della CDU dal 1973 al 1998; dal 1969 al 1976, presidente del Land Renania-Palatinato, e, quindi, sesto cancelliere della Repubblica Federale di Germania, per sedici anni, dal 1982 al 1998, talché si parlava di lui come di un “cancelliere eterno”. Kohl s’occupò oltremodo della situazione dei cittadini, fratelli tedeschi d’oltre Muro di Berlino e d’oltre barriera-confine, fra le due Germanie, anche con trasferimento di aiuti, per alleviare le difficoltà di vita dei concittadini orientali, finché, ecco l’evento eccezionale, come risultato d’una pacifica rivoluzione di popolo: il Muro di Berlino cadde il 9 novembre 1989. La cosa fu favorita dalla nuova visione politica del segretario generale del Partito Comunista sovietico, Michail Sergeevič Gorbačëv, con il quale Kohl ebbe non semplici, ma, costruttivi rapporti e con il quale negoziò, poi, pure il ritiro dell’Armata Sovietica dalla Germania orientale, anche versando alla fallita Unione Sovietica diversi miliardi di marchi occidentali e mettendo così fine, grazie anche al saggio Gorbačëv, alla nota guerra fredda. Trattative importanti impegnarono il cancelliere Kohl anche con le Potenze occidentali. Non vedeva bene un’unificazione tedesca l’allora primo ministro inglese, Margaret Thatcher, mentre il presidente francese, François Mitterrand, chiese l’impegno, ottenuto, da Helmut Kohl, d’una partecipazione tedesca alla creazione di una moneta unica europea, l’euro d’oggi. Moneta unica e comune, vista dalla Francia – Kohl voleva, e fu ricambiato, ottime relazioni di amicizia e di collaborazione con Parigi, non dimenticando le vittime delle inutili e terribili, precedenti guerre fra Francia e Germania, sino a creare la stazione televisiva franco-tedesca “Arte”, con sede a Strasburgo – come mezzo economico-finanziario essenziale, per meglio agganciare la futura Germania unita all’allora Comunità Europea. Fatto monetario, questo, che costituì certamente un dilemma pesante per Kohl, che si vedeva vincolato, contrariamente al pensiero della maggioranza dei suoi concittadini, ad abbandonare lo storico e forte marco tedesco. Ulteriori negoziati con la RDT, portati a termine, il 18 maggio 1990, in collaborazione con il suo ministro degli Esteri, il liberale Hans-Dietrich Genscher – nella Germania orientale, qualcuno progettava il mantenimento di due Stati tedeschi autonomi separati – si ebbe l’unificazione di fatto, anche economica, resa particolarmente evidente e definitiva, con la materiale introduzione, nell’ex RDT di miliardi di marchi occidentali, in metallo ed in carta, al cambio di 1 a 1, cosa che valeva per salari, pensioni, affitti ed altro. Operazione, quest’ultima, straordinaria, mastodontica e rapidissima, che, tuttavia, non fu condivisa da una parte del mondo economico-finanziario tedesco, creando difficoltà a Helmut Kohl stesso. Sull’animo del quale, la divisione del suo Paese in due parti – praticamente in costante contrasto, soprattutto sul concetto di democrazia, che nell’ex RDT, come menzionato, non esisteva – gravava pesantemente. Un Cancelliere gigante, il secondo ad essere al potere più a lungo, dopo Bismarck, ma, che non voleva assolutamente una grande Germania, se è vero che era ben lieto di dire come il suo Paese fosse un nano in fatto di politica, ma, forte in fatto di economia… Voleva l’unificatore Kohl – che , nel 1991, nella città di Halle, a seguito dell’aumento del tasso di disoccupazione, dovuto all’unificazione, fu preso a uova in faccia – sì una Germania unita, democratica e libera, ma inserita, in quella, che è oggi l’Unione Europea. Fatto, che si realizzò ufficialmente il 3 ottobre 1990 e che, finalmente, creò vera pace nel Vecchio continente. L’impegno, tuttavia, nella creazione dell’euro – promesso a François Mitterrand – e i problemi economici, creati dall’unificazione, pesarono negativamente, in campo politico, all’Uomo dell’unificazione. Cui va il nostro massimo ricordo.
Pierantonio Braggio

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