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Popolari venete. Interventi di Matteo Renzi e di Luca Zaia, presidente della Regione Veneto.

di admin
La situazione brucia. Sono rimasti in brache di tela, con danni enormi, singoli risparmiatori, famiglie e imprese. Danni, che se toccano direttamente gli interessati, hanno anche risvolti negativi sulle economie del laborioso e costruttivo Nord-Est, non senza riflessi sull’economia nazionale.

Danni, che hanno fatto andare in fumo decenni di risparmi, frutto di sudati sacrifici, mentre, a tutt’oggi, non sappiamo, come la pesante e triste vicenda possa trovare conclusione. In merito, ha espresso il suo parere il Presidente della Regione Veneto, riferendosi ad affermazioni – positive – espresse, da Matteo Renzi, sull’esigenza assoluta di salvare gli istituti in parola. Per esattezza, proponiamo, di seguito, il comunicato di Regione Veneto, N° 803/2017, del 3 giugno 2017, che riporta dettagliatamente i particolari di quanto sopra cennato: “Ho letto, con attenzione e interesse, l’intervista che ‘Il Sole 24 Ore’ ha fatto al segretario del Pd ed ex premier Matteo Renzi: musica per le mie orecchie”. A dirlo, è stato il Presidente della Regione del Veneto, che, a proposito della situazione delle ex Popolari, aggiunge: “Anche perché mi pare che dall’intervista emergano in modo incontrovertibile alcuni dati precisi. Renzi sostiene quello, che da mesi, vado ripetendo io: o l’Italia a Bruxelles non conta nulla perché non ha potere contrattuale (e allora finiamola col citare la UE a ogni piè sospinto e comunque valutiamo la gravità di questa cosa, perché non mi pare proprio che l’Italia meriti di essere tratta sempre come il fanalino di coda dell’Unione, vista la sua potenza economica e il suo ruolo di Stato fondatore), oppure prendiamo atto che la delegazione trattante guidata dal ministero dell’Economia Padoan non è all’altezza. O, peggio ancora, non vorrei si utilizzasse l’alibi dell’UE per non portare a casa quel che si potrebbe ottenere perché in realtà si hanno altri obiettivi. Il Ministro Padoan ha soltanto una strada da percorrere: andare a Bruxelles, piantare la canadese, nella stanza delle trattative, e non tornare fino a quando non avrà raggiunto il risultato”. “Bruxelles dovrebbe essere il terreno più congeniale a un tecnico di levatura internazionale come il Ministro Padoan – prosegue il Governatore veneto. Non dovrebbe essergli difficile pretendere, non chiedere, che i parametri occhiuti e severi che si utilizzano per le banche venete siano utilizzati per tutte le altre banche europee, le quali non mi pare siano esattamente tutte in salute: potremmo parlare dei derivati di autorevoli banche tedesche, ma anche delle difficoltà di certi istituti francesi, soltanto per rimanere sull’asse franco-tedesco. Dunque: o si va in Europa a trattare coi pugni e coi denti, o si sta a casa”. “D’altronde – sottolinea il Presidente – non stiamo parlando di banchette, fondate nottetempo. Parliamo di banche, che hanno una storia, banche del territorio, parliamo di oltre 200 mila fra imprese e risparmiatori che hanno visto dilapidati gli accantonamenti di una vita. E anche se a Roma questo non piace, e magari Padoan s’indispettisce a sentirselo ripetere, ribadisco a tutti che parliamo di un territorio e di una economia che presentano ogni anno un residuo fiscale attivo di 21 miliardi che partono da qui, dal Veneto, e rimangono a Roma. Alla luce di questo, mi chiedo, come sia stato possibile concedere, in poche ore, altri 600 milioni a quel pozzo senza fondo, che è Alitalia, e trovare invece difficoltà a identificare un miliardo per il salvataggio di banche incardinate nel sistema economico veneto?”. “E poi – conclude – ci si chiede perché i veneti vogliono l’autonomia…”.
Una soluzione va trovata, come è stata trovata quella per altri istituti in sofferenza, non dimenticando, fra l’altro – e qui, sarebbe salutare un altro autorevole intervento – che, quando ancora, non si sapeva dei fulmini, che sarebbero caduti, come sono terribilmente caduti, sui risparmiatori, ci sono stati risparmiatori che, “affrancando” surplus, creati da azioni in possesso, hanno versato prezioso denaro fresco, su un importo mai effettivamente incassato, non essendo state vendute le azioni stesse, tenacemente tenute a certezza futura… A parte questa particolarità, ottime sono le parole di Renzi e di Zaia. Ci auguriamo che trovino ascolto e che le relative richieste siano realizzate.
Pierantonio Braggio

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