Servizio civile, il Veneto impugna decreto istitutivo – presidente, “lese prerogative e competenze delle regioni”
di adminTre gli articoli del decreto legislativo messi sotto la lente dei giudici costituzionali dalla Giunta regionale del Veneto: 1) la programmazione del servizio civile in piani triennali e annuali approvati dalla presidenza del Consiglio, senza il parere vincolante delle Regioni; 2) l’approvazione dei programmi di intervento del servizio civile senza prevedere una vera e propria “intesa” con le Regioni interessate; 3) e, infine, l’aver affidato all’approvazione della presidenza del Consiglio l’attuazione dei programmi di servizio civile finanziati dalle Regioni: una disposizione, questa, che risulterebbe lesiva dell’autonomia finanziaria di spesa riconosciuta alle Regioni dalla Costituzione (art. 119).
“Nel disciplinare il servizio civile universale – rileva il presidente della Regione Veneto – lo Stato non solo limita autonomia e poteri delle Regioni, arrivando a invadere ambiti di competenza concorrente, ma soprattutto lede il principio di leale collaborazione tra Stato e autonomie locali, sancito dall’articolo 120 della Carta Costituzionale. La buona pianificazione del servizio civile implica l’assunzione di responsabilità e la partecipazione di diversi livelli di governo, che solo un patto di ‘intesa’ può garantire. La Regione Veneto si rivolge quindi ai giudici costituzionali per fare chiarezza su una normativa confusa, che rischia di affossare una esperienza nobile di impegno sociale e di cittadinanza attiva”.
“Così come pensato dal Governo – aggiunge l’assessore al Sociale – il decreto istitutivo sembra dimenticare che il servizio civile si realizza in ambiti, come la sanità, l’assistenza, gli interventi educativi e sociali, la protezione civile, il patrimonio artistico e culturale e la cooperazione allo sviluppo, che sono di competenza legislativa esclusiva o concorrente delle Regioni. La Regione Veneto sostiene e promuove il servizio civile, tanto da aver istituito già nel 2005 una forma complementare di servizio regionale che ha sinora impegnato oltre 530 giovani. Ma chiede di partecipare, con pari dignità e competenze effettive, all’organizzazione di questa forma di volontariato, così rilevante per numeri, finalità e ricadute sugli enti coinvolti e sulla società civile”.
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