Aldo Tavella (1909 – 2004). Il grande artista veronese, non solo pittore ad olio, ma anche eccellente affrescatore.

di admin
Abbiamo il piacere di condividere con i Lettori, interessati all’arte della pittura e dell’affresco, una dettagliata descrizione dell’attività artistica di un grande veronese, che ha dedicato tutta la sua vita all’espressione migliore del suo spirito, trasferendola su numerosissime tele e pareti, nelle quali il colore rallegra e racconta, sia pure nel silenzio, i grandi sentimenti…

Ad oltre cento anni dalla nascita di quello che viene considerato l’ultimo pittore veronese del ‘900, l’Associazione Culturale Aldo Tavella, Verona, associazione.aldotavella@gmail.com, vuole presentarlo non tanto per la sua poliedrica ed eclettica produzione di quadri, ma per l’attività, non meno importante, di affreschista. Tavella è stato titolare della Cattedra di affresco e pittura e successivamente direttore dell’Accademia di Bella Arti G. Cignaroli, oltre ad essere pittore ed affreschista di fervida creatività. Questi aspetti del Tavella sono proseguiti su binari paralleli nell’arco della sua intera vita, rivelandosi imprescindibili l’uno per l’altro. Egli, infatti, incarna il sostanziale equilibrio tra la maestria del lavoro tradizionale di affreschista e l’innovazione delle forme e dei colori della pittura novecentesca – metabolizzati in uno stile che rimane personale, tra oggettività culturale ed espressività istintiva. Aldo Tavella, in realtà, ancor prima di iniziare a dipingere quadri, ha cominciato il suo percorso artistico con l’apprendistato presso Angelo Zamboni (1895 – 1939) che, soffrendo d’asma, delegava al giovane il lavoro sulle impalcature e sui soffitti delle chiese. Il Maestro Zamboni, colto e sensibile pittore veronese, ha esposto a numerose mostre nazionali e, in qualità di frescante titolare della ditta Angelo Zamboni, ha decorato Chiese e palazzi veneti e trentini. La sua opera ha caratterizzato un periodo storico molto fervido per la nostra città ed è stato grande conoscitore e interprete delle avanguardie artistiche secessioniste.
La Chiesa di Sant’Andrea Apostolo di Romagnano, si trova su una curva del bel paese della Valpantena, vicino a Grezzana. La Chiesa sorge su una cappella eretta dai monaci benedettini dell’Abazia di S. Zeno in Verona, che è stata concessa a San Zeno nel 967 con i suoi Arimanni da Ottone I. Ha un impianto planimetrico ad unica aula quadrangolare, con presbiterio rialzato e concluso da un abside emergente a sviluppo semicircolare. La Chiesa è dedicata a Sant’Andrea apostolo, fratello di San Pietro e attualmente è frutto della ristrutturazione e dell’ampliamento avvenuti nel 1836. La facciata, invece, è del 1882. Le pareti e il soffitto a schiena d’asino sono stati decorati nel 1938 da Angelo Zamboni, affezionato al paese in quanto usava trascorrere con la famiglia le estati a Romagnano, e dall’allora allievo Aldo. Sopra il presbiterio si trova Dio tra i cherubini, affresco che è stato attribuito al Tavella stesso: Dio Padre, ritratto come un anziano patriarca con barba fluente e capelli bianchi, seduto su vaporose nubi, in atto di reggere il globo terrestre, con l’aureola triangolare che simboleggia la Trinità, è contornato da teste di angeli cantori – cinque per lato – sostenute dalle ali spiegate, come da tradizione pittorica italiana. Subito sotto si trova la scritta ‘Cantate Domino canticum novum quia mirabilia fecit’ (Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi). La frase si trova nel Salmo 97Il trionfo del Signore e la sua venuta finale, inno al Signore Re dell’universo e della storia. La composizione risulta geometricamente ben equilibrata e s’inserisce perfettamente centrata nella lunetta cui appartiene, grazie a linee fluide e morbidi volumi. Per quanto riguarda l’assetto cromatico c’è un trionfo dell’oro, che abbraccia la figura dell’Eterno, al quale viene dato ancor più risalto dai colori tenui, tutti in armonia tra loro (celeste, giallo, bianco e rosa) usati per la sua veste e per gli angeli che lo circondano.
Nella Parrocchia dei S.S. Pietro e Paolo di Marano di Valpolicella, nella valle formata da dolci declivi tra il Progno di Fumane e il Progno di Negrar, si può ammirare appieno la chiarezza decorativa delle scene sacre illustrate da Aldo Tavella negli anni della Seconda Guerra Mondiale, precisamente tra il 1944 e il 1947. Tavella, al tempo, era sfollato con la moglie e i cinque figli a Pezza. Il bonario spirito goliardico del pittore non è intaccato dalla complicata situazione dell’epoca: nel tempo libero era, infatti, un assiduo frequentatore dell’Osteria da Bepi, tanto da decorarne una parete (opera andata perduta durante i lavori di ristrutturazione). Marano, già parrocchia nel 1454, aveva una Chiesa settecentesca poi riedificata tra il 1922 e il 1924 su disegno di Don Giuseppe Tecca. La Chiesa, oggi, ha una struttura a croce greca a pianta centrale con un’imponente cupola, diventata simbolo del paese, ed è impreziosita dai decori di Aldo Tavella, che rappresentano una vera e propria catechesi pittorica. Si trovano, infatti, quattro lunette affrescate con le scene della Natività, della Morte di San Giuseppe, dell’Annunciazione e della Crocifissione. La Natività, situata proprio sopra l’ingresso, è ritratta con i personaggi principali in primo piano secondo lo schema piramidale: il Bambino in fasce steso sulla paglia irradiato da una luce che carezza il volto di Maria Vergine; San Giuseppe in piedi con il bastone del pellegrino e il piccolo San Giovanni Battista. In secondo piano, i pastori a far da corona come nel Mistero della Santa Notte. La Crocifissione si trova in fondo, dietro il presbiterio, e segue anch’essa lo schema piramidale con ai piedi della croce la Maddalena che bacia le feritedi Cristo e, ai lati, la Vergine piangente con altre due figure. La posizione delle due lunette è simbolica: un itinerario attraverso la Chiesa che rappresenta gli eventi principali della vita di Gesù Cristo. Sopra i due altari laterali, provenienti dalla precedente Chiesa settecentesca e dedicati rispettivamente alla Vergine Maria e a San Giuseppe, il Tavella ha realizzato, a sinistra dell’ingresso, L’Annunciazione e, a destra, la Morte di San Giuseppe. Nei quattro cassettoni che sovrastano il vaso dell’edificio si trovano i Novissimi, cioè le cose che accadranno all’uomo alla fine della vita, con citazioni della Bibbia: morte ("Non saprete il giorno né l’ora") , giudizio ("Giudizio senza misericordia a chi non l’avrà usata"), inferno (Là non c’è più redenzione") e paradiso ("Il premio maggiore è nei cieli").
Alla base della cupola centrale, come a rappresentarne le colonne portanti, vi sono le figure ieratiche dei quattro Evangelisti, ben delineati nelle linee fisionomiche: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Ma l’invenzione straordinaria da sottolineare sta proprio nell’impianto pittorico della cupola centrale, che si eleva a 24 metri di altezza: vi sono rappresentati otto tipi di alberi tratti dalla Bibbia – cipresso, quercia, pero, melo, ulivo, vite, palma e cedro del Libano – dal significato simbolico, che rappresentano le virtù teologali che gli uomini dovrebbero avere.
Negli spicchi formati tra albero e albero Tavella ha dipinto: nello spicchio centrale Gesù buon pastore che chiama a sé i fanciulli, e nei sette spicchi laterali la figura di un Santo per spicchio.
Il primo dipinto centrale raffigura Cristo in abito porpora, cinto dall’illuminazione dello Spirito Santo, con cinque fanciulli, due maschi e tre femmine (rappresentanti i cinque figli che aveva al tempo Tavella). Ai lati si trovano i sette santi, che simboleggiano, inoltre, le contrade che componevano all’epoca la parrocchia di Marano: San Rocco con la piaga sulla gamba e il suo fedele cane, per l’omonima contrada, parrocchia indipendente dal 1951; San Vincenzo Ferreri, cui è dedicato il Capitello di Monte Per, appena sopra il paese di San Rocco; San Carlo Borromeo in preghiera, per l’Oratorio di Canzago; San Eustacchio a cavallo bianco, impennato per l’improvviso arrivo del cervo con la Croce tra le corna, per la contrada del Prognol; San Giorgio, al quale è dedicata la Chiesa di Purano, che in vesti da soldato, a cavallo uccide il drago, simbolo del male; il patrono della Diocesi di Verona, San Zeno il moro, con in mano il bastone pastorale con il pesce; e Santa Maria, Vergine della Valverde, con in braccio il bambino Gesù. La gamma cromatica dell’oro è largamente utilizzata in tutta la Chiesa, che è gremita di luce che arriva sia dall’alto della cupola sia dalle finestre circolari. Come per tutti i dipinti del Tavella, questi affreschi sono caratterizzati da colori forti e luminosi che ne conferiscono vibrante dinamismo. Sono densi d’immagini e iconografia; s’interrogano sulla forma, sul segno e sullo spazio sino ad approdare ad una profonda pace, intrisa di sensazioni
La Chiesa di San Giuliano dei Padri Camilliani si trova in località Villa, Quinzano.
L’Annunciazione, datata da Aldo Tavella nei suoi diari 1949, è suddivisa tra i due lati dell’altare, accrescendo l’intensità drammatica della scena grazie a questa semplice organizzazione architettonica e alla profondità dello sguardo che le due figure si rivolgono.
Alla destra dell’altare si può vedere la Vergine Maria, ritratta di tre quarti, con le mani incrociate sul petto in segno di accettazione e umiltà e la testa, quasi profilata, rivolta verso l’interlocutore.
Ella, come da iconografia tradizionale, si trova nel loggiato esterno la sua abitazione e viene distolta dalla lettura di un libro sul leggio. Accanto allo scrittoio fiori bianchi sono raccolti in un vaso di vetro. La veste rossa e il prezioso manto blu – come di consuetudine – sono fastosi e caratterizzati da profonde pieghe, mentre alle sue spalle si scorge un ‘hortus conclusus’, che allude alla verginità consacrata. Sul lato sinistro dell’altare si trova l’Arcangelo Gabriele, in ginocchio, volto verso la Madonna, avendo mano un vigoroso giglio bianco, tipica offerta alla Vergine per simboleggiarne la purezza. Manca l’usuale colomba dello Spirito Santo. L’eleganza del tratto, la resa felice dei dettagli, la morbidezza dei tessuti, l’abile gioco di luci ed ombre, sono tutti elementi tipici delle opere del Tavella.
La Chiesa Parrocchiale Sant’Antonio da Padova in Fosse, piccola frazione del Comune di Sant’Anna D’Alfaedo, è stata decorata da Aldo Tavella, con Cristo in Croce, un maestoso crocifisso del 1964 posto sotto la cupola a botte dell’Altare centrale. La Chiesa, anche detta Chiesa delle dieci croci, che ne marcano lo spazio consacrato, presenta decorazioni ad affresco a racchiudere tutte le finestre e le arcate dei due altari laterali, quello dedicato a Maria Vergine sulla destra e quello dedicato a Sant’Antonio da Padova sulla sinistra. Grazie al tessuto plastico del colore, che ritroveremo anche nelle successive produzioni di quadri, l’immagine riesce ad essere suggestiva e gremita di luce particolare, come se fosse una scultura tridimensionale. Entrando, infatti, si nota immediatamente la croce dirimpetto all’entrata, anche grazie al candore della parete, lasciata volutamente spoglia. Sembra che il Cristo sia rappresentato in una scultura di notevoli dimensioni, che solo avvicinandosi si rivela essere un affresco, dipinto con un forte chiaroscuro che ne accentua la massa plastica. Esso, inoltre, è scevro da dettagli decorativi superflui e impostato alla massima essenzialità. Si vede infatti la Croce, la scritta INRI e Gesù. Il corpo di Gesù, definito con notevole perizia anatomica, è sofferente, come si nota anche dal rivolo di sangue che scende dal destra, ma il viso presenta un’espressione di pace e beatitudine, messa in risalto dalla luminosità dell’aureola. La cupola a botte che lo sovrasta è decorata da un sole circondato di stelle, elementi ricorrenti soprattutto nelle crocifissioni medievali. Anche la Chiesa di Borgonuovo di Verona un’opera che è stata attribuita ad Aldo Tavella. Sotto l’abside che sovrasta l’altare maggiore si trova infatti dipinta la colomba circondata da raggi di luce. Agli occhi del visitatore, la colomba appare ancor più luminosa e irradiata della benevolenza dello Spirito Santo, grazie al tessuto plastico delle nubi, al loro assetto e al gioco di chiaroscuri.
Quanto sopra ci invita a trasferirci in visita alle opere di Aldo Tavella, cosa che offrendoci motivo per un’escursione, ci permette di prendere atto, de visu, di quanto molteplice e importate sia stato e sia il contributo artistico di un Autore veronese, che merita d’essere ulteriormente studiato ed apprezzato.
Pierantonio Braggio

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