L’OCCUPAZIONE RIPARTE DAL NON PROFIT: +39,4% IN 10 ANNI Nella sola provincia di Verona dal 2001 al 2011 gli addetti del terzo settore sono aumentati del 53% Verso un nuovo modello di welfare: imprenditoriale, giovane e dinamico

di admin
Trecentomila istituzioni, 64 miliardi di fatturato, 651 mila dipendenti e 4,7 milioni di volontari: la fotografia scattata dall’lstat sul mondo del non profit in occasione del censimento 2011 e pubblicata mercoledì scorso, mostra un settore in forte crescita, che per numero di realtà (+28% rispetto al 2001) sia per numero di addetti (+39,4%). Ed è…

NON PROFIT: BOOM A VERONA – Ancora meglio fa il non profit veronese: al 31 dicembre 2011 nella provincia operavano 5279 strutture, con una crescita del 36,7% rispetto a 10 anni prima, un dato che colloca il territorio scaligero all’ 11mo posto tra le province italiane per numero di enti non profit. Cresciuto del 21,8% il numero dei volontari (81.599 persone), ma sono soprattutto gli addetti ad essere aumentati: ben del 53%, superando le 16mila unità.
VERSO L’IMPRESA SOCIALE -All’ interno di questo mondo, un segmento particolarmente dinamico è quello delle imprese sociali, rappresentate essenzialmente dalle cooperative sociali, salite del 98,5% ad oltre 11 mila unità a livello nazionale e passate nella provincia di Verona dalle 88 del 2001 alle 139 del 2011.
Si tratta di organizzazioni che stanno vestendo sempre di più i panni delPimpresa in termini di gestione dei processi, offerta di prodotti e servizi, standard di qualità e marketing. Insomma, imprese in tutto e per tutto. Ma anche nel profitto?
«Se intendiamo il profitto in senso tradizionale come utile da redistribuire agli investitori, no», ha affermato Paolo Dagazzini di Mag Verona ad una tavola rotonda sul tema organizzata da Innovai. l’Associazione degli imprenditori della Valpantena.
«Il profitto per queste imprese – ha spiegato Dagazzini – è rappresentato dalla ricchezza che sono in grado di generare nel loro territorio in termini di risposte ai bisogni della comunità. L’impresa deve avere sempre di più una dimensione relazionale, dev’essere una costruzione collettiva capace di produrre benessere per tutti. In fondo, l’economia affonda le sue radici storiche proprio in quel concetto di “economia civile” che la vede come principale artefice dello sviluppo umano e non come campo di lotta fra competitors».
Ma di cosa si occupano le imprese sociali? «Di temi tradizionali come l’educazione, l’assistenza e l’inclusione. Ma anche di settori innovativi come l’artigianato sostenibile, il commercio equo e solidale e l’agricoltura biologica», ha illustrato Dagazzini.

PROGETTO YEAH: FORMAZIONE “ALLA PARI” – Insomma realtà nuove, giovani, flessibili, capaci di guardarsi indietro per trarre insegnamenti da chi ha fatto impresa prima di loro, di rivolgere lo sguardo intorno a sé per capire i bisogni della comunità, e di proiettarsi nel futuro, alla ricerca di risposte sempre nuove ed più efficaci.
Ne è un esempio Progetto Yeah. un centro di formazione che offre corsi per persone con handicap con l’obiettivo di migliorare il loro grado di autonomia, e percorsi formativi specifici per tutti coloro che con queste persone, a vario titolo, possono avere a che fare (familiari, infermieri, ristoratori, guide turistiche, autisti di mezzi pubblici etc…).
L’idea è nata da un gruppo di ragazzi formato da normodotati e persone disabili. «Tutti alla pari», ha ricordato Fabio Valentinuzzi, uno dei fondatori. Così come alla pari sono i formatori di progetto Yeah: i corsi, infatti, sono tenuti da persone che si trovano nella stessa condizione degli allievi.
Un progetto sociale, ma al quale fin da subito i promotori hanno voluto dare tutti i connotati di un’attività aziendale: «Come qualsiasi altra impresa – ha sottolineato Fabio Lotti – noi ci confrontiamo col mercato. Se i clienti non acquistano i nostri corsi vuol dire che non rispondono ai loro bisogni, e quindi dobbiamo costantemente ripensarli e migliorarli. Il nostro obiettivo non è quello di “fare del bene”, ma di offrire servizi con elevati standard qualitativi».
CHI FA NASCERE LE START UP SOCIALI? – Ma come fa un gruppo di giovani a cui viene un’idea brillante a metterla in pratica?
I supporti, fortunatamente, non mancano. A cominciare proprio da Innovai, che ogni anno mette a disposizione di nuove start up (anche sociali) particolarmente meritevoli finanziamenti, supporto formativo e l’accompagnamento di un imprenditore con esperienza consolidata.
Poi c’è Mag, la società per la Mutua Autogestione nata proprio a Verona 36 anni fa e oggi presente in quasi tutta Italia, anch’essa impegnata nel sostegno organizzativo e finanziario alle cooperative nascenti.
E poi c’è la Camera di Commercio di Verona, che come ha ricordato Marco Brunelli, responsabile del Servizio Nuova Impresa di Verona Innovazione «sta predisponendo servizi specifici proprio a supporto deN’impresa sociale».
Ma in un periodo in cui l’acceso al credito è diffìcile per tutti, come possono queste imprese non profit ottenere dei finanziamenti? «Vanno pensati nuovi canali – ha spiegato Brunelli – ma non per questo si deve rinunciare del tutto al credito bancario. Stiamo cercando una collaborazione con gli istituti di credito, a cominciare da Banca Etica, per capire da loro cosa vorrebbero veder scritto nel business pian di un’impresa sociale per poterle concedere un finanziamento, in modo da creare un modello al quale queste realtà possano rifarsi».

LUCA SPAZIANI

Condividi ora!