Consumi, lavoro, tasse: i temi caldi dell’economia al centro dell’assemblea pubblica di Confcommercio Verona

di admin
Teatro Ristori gremito: dopo la relazione di Paolo Arena, tavola rotonda con il sottosegretario Giorgetti e conclusioni del presidente nazionale Carlo Sangalli

Rilanciare i consumi, scongiurando l’aumento dell’Iva; favorire l’occupazione, soprattutto giovanile; puntare alla competitività delle imprese riducendo il peso di fisco e burocrazia e tagliando gli sprechi del settore pubblico; combattere il “sommerso”, che nel settore dei servizi – e soprattutto nel turismo – sta proliferando.
Questi i punti salienti emersi dall’assemblea pubblica di Confcommercio Verona titolata “Il cuore oltre l’ostacolo” che si è svolta ieri sera, lunedì 24 giugno, in un teatro Ristori gremito di dirigenti e soci dell’associazione e di numerose autorità tra cui il presidente nazionale Confcommercio Carlo Sangalli, il sottosegretario all’economia e alle finanze Massimo Giorgetti, il sindaco di Verona Flavio Tosi, il Prefetto Perla Stancari.

La serata si è aperta con un monologo del direttore del Teatro Stabile Paolo Valerio, che ha fatto sue le parole con cui Steve Jobs raccontava gli esordi, i sogni, le delusioni e le difficoltà tramutate in opportunità imprenditoriale grazie alla determinazione e alla passione.

Quindi la relazione del presidente di Confcommercio Verona Paolo Arena, protagonista di un excursus storico su origini e sviluppo di Italia e Europa, dal Dopoguerra ad oggi, per “capire e analizzare da dove veniamo e perché bisogna valorizzare ciò che i nostri padri hanno costruito negli anni”.
“L’Unione Europea, nella volontà dei fondatori – ha detto Arena – non doveva assumere il ruolo di matrigna: i presupposti erano e devono essere quelli di mettere assieme le forze di tutti per il bene di tutti. Ma le imprese, anche quelle italiane, sono stanche di essere messe costantemente fuori dal mercato comune europeo che di comune non sembra avere nulla. Non è più accettabile che si pensi al solo patto di stabilità: serve un’eguaglianza di condizioni tra Stati a beneficio delle nostre imprese”.
“Fino a quando gli imprenditori potranno resistere con un 30% in più di costi sul lavoro, un 30% in più del costo dell’energia, una tassazione arrivata ad essere la più alta al mondo?”, ha proseguito Arena.
“Quanto ancora i nostri imprenditori potranno resistere alla tentazione di delocalizzare le proprie aziende produttive, in Paesi anche europei dove fare impresa è ancora possibile per fronteggiare il mondo globalizzato?”.
“L’Italia deve pensare ad una nuova politica industriale commerciale turistica”, ha aggiunto Arena. “Senza lavoro si affonda non solo sul piano economico, ma anche e soprattutto sul piano sociale e relazionale”.
La precarietà attuale, ha precisato Arena, nasce anche dall’esistenza di un mercato parallelo e sommerso presente soprattutto nel settore dei servizi ristorativi e ricettivi.
I dati ufficiali forniti dall’amministrazione provinciale rilevano che a febbraio 2013 esistevano nel territorio provinciale 655 esercizi alberghieri con un’offerta di 43.061 posti letto a fronte di 5.934 attività extralberghiere che esprimono 95.660 posti letto: “Un’esplosione di attività paralberghiere, cui abbiamo assistito negli ultimi anni nella nostra provincia, che, lascia perplessi sul piano della regolarità amministrativa, edilizia, fiscale e della regolarità dei rapporti di lavoro del personale addetto”, ha commentato il leader di Confcommercio Verona.
“Il Comune di Verona da agosto a dicembre 2012 ha incassato dal settore alberghiero 657.221 euro di tassa di soggiorno contro i 206.880 euro dell’extralberghiero”, ha incalzato Arena: “Stentiamo a credere che l’extralberghiero versi un terzo dell’alberghiero: la proporzione non è rispettata”.
“Confcommercio Verona – ha proseguito Arena – non è mai stata contraria, in linea di principio a nuovi insediamenti sia commerciali, sia alberghieri, purché essi servano, in quanto supportati da reali esigenze del territorio e della sua economia”.
E ancora: “la nostra provincia è una delle più importanti sotto il profilo del turismo anche commerciale, in quanto gode di una strategica posizione e di una serie di realtà quali la Fondazione Arena che quest’anno celebra il suo centenario, Veronafiere con le sue importanti manifestazioni, prime fra tutte, il Vinitaly, l’aeroporto che, pur tante difficoltà, è riuscito a portare a casa, dopo tanti anni, la concessione per Montichiari, realtà che sono di forte sviluppo, promozione ed attrazione territoriale. In questo senso dovremo cogliere le opportunità di grande visibilità offerte dall’Expo di Milano nel 2015”.
Quindi un riferimento all’alluvione che ha colpito l’area est del veronese: “la mancata attuazione di azioni finalizzate alla prevenzione mediante interventi strutturali ha portato, anche quest’anno, a situazioni di difficoltà e provocato danni alle imprese di questo territorio. È tempo di intervenire in modo radicale per assicurare serenità alle popolazioni ed agli imprenditori dell’est veronese e, soprattutto utilizzare da subito le risorse finanziarie disponibili affinché le stesse vengano profuse a scopo preventivo e non solo per indennizzare. Si mettano a norma ed in sicurezza gli edifici pubblici, partendo dai fabbricati scolastici”.
In generale, per Arena, serve un’azione di recupero degli immobili esistenti: “si preservino i centri di antica origine, i sistemi abitativi collinari e montani per riportare la gente, la vita, il commercio in questi territori affinché diventino una risorsa e non un problema”.
Il sistema Italia, ha proseguito la relazione “non ha bisogno di nuove tasse ma di un coraggioso taglio degli sprechi: queste azioni accompagnate dall’export delle eccellenze che ancora produciamo in Italia e dall’economia turistica potranno essere salutari e tonificanti per la nostra economia”.
Un passaggio anche sulle aperture domenicali e festive: “E’ fuor di dubbio che nelle località che godono di flussi turistici la presenza di attività commerciali aperte contribuisce a una buona ospitalità. Rimaniamo perplessi, invece, di fronte a territori che non godono di economia turistica, ma nei quali l’apertura dei negozi discende essenzialmente dalla presenza di grandi strutture di vendita. Chiediamo che l’attuale esecutivo riveda questa normativa. Tanto più che, come è emerso da una recente ricerca compiuta da Fondazione Nordest, anche la maggioranza dei consumatori è contraria alle aperture domenicali”.
Arena ha quindi auspicato la celere definizione di una riforma fiscale: “In Italia si continua a morire di tasse senza nulla ricevere in contropartita”.
E’ inoltre vitale, ha continuato “rimettere soldi nelle tasche degli italiani affinché la capacità di spesa cresca e conseguentemente si ricreino le condizioni per il rilancio dei consumi, cui si lega giocoforza la crescita del gettito delle imposte”.
Mentre è “dovere costituzionale che lo Stato paghi i debiti che contrae nei confronti dei cittadini, delle imprese: chi lavora deve essere pagato e nei tempi concordati”.
Ed è anche per questo che, ha proposto Arena, “è arrivato il momento di creare un’Agenzia delle Uscite che si contrapponga all’Agenzia delle Entrate, affinché chi governa abbia una corretta rappresentazione del conto economico nazionale”.
Alleggerimento della pressione fiscale, allentamento della stretta creditizia e riscossione dei crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione, sono le condizioni essenziali per ridare ossigeno al tessuto imprenditoriale, con particolare riferimento alle micro e piccole e medie imprese, ha messo in rilievo Arena, che ha invitato le banche “a tornare a fare il mestiere per cui sono nate”.
Un cenno anche alla necessità di arrivare ad una nuova legge elettorale che assegni al cittadino-elettore il diritto di scelta dei parlamentari ed assicuri la stabilità politica, essenziale per lo sviluppo economico, oltre che alla riforma della pubblica amministrazione. In conclusione, Arena ha espresso l’auspicio che “ai giovani siano offerte opportunità che consentano loro di programmare il loro futuro in Italia e non all’estero”.

L’assemblea è proseguita con una tavola rotonda moderata dal condirettore di Telenuovo Andrea Andreoli cui hanno preso parte il sottosegretario Alberto Giorgetti, la psicologa del lavoro ed executive coach Marta Residori e l’imprenditrice Nadia Maschi, presidente di Confcommercio Grezzana.

“In questa fase di paura diffusa – ha sottolineato Residori soffermandosi sull’aspetto psicologico della crisi – è importante recuperare il ruolo di soggetti pensanti perché siamo troppo proiettati nel fare e poco nel pensare: una vision senza azione rimane sogno ma un’azione senza vision può diventare incubo… La mancanza di futuro è qualcosa che annichilisce, bisogna recuperare la passione. Non dimentichiamoci che la parola crisi, in cinese, è rappresentata da due ideogrammi uno dei quali significa opportunità…”.
“Ho conosciuto periodi in cui il commercio aveva buone prospettive – ha detto Maschi – oggi si è persa la speranza perché siamo oberati da una pressione fiscale inaudita, si moltiplicano tasse e imposte, quest’anno esordisce la Tares che sarà molto pesante. Giusta la lotta alla evasione dei commercianti, ma la lotta va indirizzata al sommerso perché è lì il grosso. Ma dico anche che è tempo di reagire riprendendo in mano la capacità di capire cosa sta facendo la politica per migliorare la situazione, andando a bussare spesso alla porta degli amministratori per sollecitarli, avere risposte: basta con le deleghe in bianco alla politica. A Grezzana abbiamo creato una rete di commercianti. Un’altra risposta possibile è la rete d’imprese trasversale tra settori. Occorre inoltre che tutti noi imprenditori diamo più forza alle associazioni di categoria. Se consiglierei ai miei figli di fare il commerciante? Sì, se avessero la passione…”.
Il sottosegretario Giorgetti ha sottolineato che “il Governo di larga intese ha senso se individuiamo un terreno di confronto alto che è l’Europa: se non riusciamo nei prossimi mesi a rivedere Patto di stabilità, pareggio di bilancio, ritoccando le dinamiche che hanno portato ad aderire a fiscal compact sarà difficile fare grossi interventi strutturali e guadagnare spazi di bilancio. La partita con Europa è fondamentale per poter liberare risorse”.
“L’aumento dell’Iva – ha preannunciato Giorgetti – verrà rinviato al 2014, dopo di che cercheremo risorse per sospenderla definitivamente. In cantiere c’è la legge delega che sta per essere discussa in Parlamento con cui potremo fare cose importanti rivedendo la tassazione su immobili e su imprese. Altro terreno importante: le concessioni. Agli imprenditori dovrebbe essere concessa l’opportunità di accordarsi per fare e creare business su infrastrutture, aeroporti, interporti”.
Capitolo Imu: “puntiamo a spostare l’attenzione verso l’evasione per recuperare risorse. Ci sono settori che vivono nell’ombra anche nelle accise, nel gioco, nel tabacco, illegalità che proliferano spesso legate alla criminalità. Gli spazi di recupero fiscale sono ampi; nei prossimi anni grazie a queste entrate si potrà alleggerire l’incidenza del fisco”.
E sul lavoro: “dobbiamo proiettarci a gestire risorse europee in questa direzione e su questo è possibile fare molto. Chiaro che, se non c’è crescita, non c’è futuro”.
Poi un cenno al patto di stabilità che imbriglia anche le amministrazione virtuose e ai debiti della pubblica amministrazione: “entrerà nella riforma fiscale la piena compensazione con i crediti fiscali e per il futuro sarà inserita una norma ad hoc. E’ un fatto di civiltà”.

In chiusura di serata l’intervento di Carlo Sangalli: il presidente di Confcommercio ha esordito spiegando che “stiamo vivendo un momento tra i più difficili della nostra storia: costi sociali ed economici di questa crisi si incrociano con un’altra crisi, quella della vita politica e ciò crea un mix micidiale. Il problema numero uno è la debolezza strutturale della domanda interna, che vale l’80% del Pil tra investimenti e consumi”.
“Oltre 45 mila imprese hanno chiuso nel primo trimestre – ha proseguito Sangalli – la disoccupazione è al 12% e quella giovanile è al top europeo. Aumenta la povertà: più di 4 milioni di persone faranno parte di quest’area per fine anno. E’ a rischio la coesione e la pace sociale. Il governo deve agire tempestivamente, stiamo ripetendo l’agenda di Confcommercio da tempo, ma è ancora fortemente inevasa. Al primo posto c’è l’evasione fiscale insopportabile che cancella ogni prospettiva di crescita: dobbiamo passare dal rigore alla crescita e allo sviluppo. La “monocultura” europea del rigore ha fatto il suo tempo e bisogna voltare pagina. Mentre bisogna tagliare un sistema burocratico barocco e soffocante. Oggi è un’impresa fare impresa. E si deve agire sul fronte del credito, l’ossigeno delle imprese: senza credito le imprese muoiono”.
Quanto al lavoro “la riforma Fornero va rivista, la flessibilità in entrata per nostri settori è fondamentale. Va ridotto il costo del lavoro e soprattutto va semplificato l’apprendistato per incentivare i giovani”.
“Nella rivisitazione dell’Imu – ha aggiunto il leader confederale – andranno compresi i beni strumentali, parte integrante del lavoro. E va scongiurato l’aumento Iva che sarebbe benzina sul fuoco della recessione”.
“Bisogna agire in profondità, tirando fuori le opportunità di crescita di questo Paese: il manifatturiero funziona, alimenta l’export. Ma l’area dei servizi di mercato concorre alla formazione di Pil e occupazione per più del 40% e merita di essere rispettata e valorizzata: se devi giocare una partita difficilissima non puoi lasciare in panchina una risorsa così importante come quella rappresentata dai settori “targati” Confcommercio”.
“Prima delle elezioni si parlava di valorizzare la piccola impresa, l’impresa diffusa. Il pluralismo distributivo è valore importante, la base della democrazia economica. Ma non c’è una politica per il commercio italiano, per il pluralismo distributivo. L’unico processo di liberalizzazione è stato fatto nel ’98 sul nostro settore. Altre liberalizzazioni sui servizi pubblici e altri settori non sono state fatte”.
Infine un riferimento ad abusivismo e contraffazione: “rappresentano un grave danno per le imprese, un furto per lo Stato e un crimine per la società: un mercato senza legge è un mercato della giungla”.

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