Vite, vino, capitelli e territorio. Una camminata fra il verde delle “viti” fa conoscere il “lavoro dell’uomo” in un “paesaggio”, che aiuta a meglio gustare il “Soave”.
di adminscriviamo la data completa per averne eterna memoria – organizzata e guidata, con ogni attenzione, in quel di Monteforte d’Alpone, dal presidente della Strada del Vino di Soave, Paolo Menapace – associazione@stradadelvinosoava.com – e dal Gruppo Sportivo Dilettantistico Valdalpone de Megni. Ha dato l’impronta al tutto, il punto d’incontro iniziale, un vero spettacolo: la piazza del Municipio di Monteforte, dominata dall’imponente gradinata alla Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore, culminante con il lucente pronao a colonne corinzie (1868); il meraviglioso campanile, dai tre diversi strati di costruzione, primo dei quali, ad imitazione dell’ottocentesca ed austriaca “opus poligonale” ed il Palazzo Comunale, d’origine napoleonica… La camminata, ottimamente organizzata, ha seguito il percorso dei “dieci capitelli nel Soave classico”, fra verde e storia: capitelli che, durante le agresti fatiche giornaliere d’un tempo, erano fonte di sogni e di speranze, alimentati dalla pietà. Un percorso che va visitato e gustato, come è accaduto grazie a Paolo Menapace. Il quale, con sapere e pazienza, ha illustrato la storia e la gelogia del luogo (collina e monte, coperti a tappeto da verdeggianti, quasi pettinate, piante di Garganega), ha intrattenuto il gruppo, spiegando della coltivazione della vite, delle sue malattie – attuale è purtroppo la “peronospora”, dovuta alle troppo frequenti piogge – e mostrando in campo portainnesti, ormai antichi, creati su vite americana. La quale resiste a quell’afide “filossera”, che distrugge le radici delle viti e che, a fine Ottocento, a creato disastri enormi alla coltivazione della vite stessa, originando nelle campagne massima miseria. La cura nella spiegazione era tale che, essendo caduta la sera, e pure nel quadro dell’immenso spettacolo, splendente al “lume di luna”, Paolo si era dotato di pila tascabile, per meglio fare osservare i portainnesti stessi… Pure segnalati sono stati alcuni vigneti di Chardonnay, che si distinguono dai normali, per i numerosi e diritti tralci, miranti verso l’alto. Un camminata, quindi, di vero sopralluogo ad un paesaggio, quasi mitico, del DOC e dell’allargato, disseminato di capitelli, mentre di tanto in tanto dolcemente dissetava un sincero e profumato succo di Garganega, come prezioso sigillo di nuova cultura e di nuova amicizia.
La straordinaria camminata è terminata con la sorpresa, predisposta dal citato Gruppo Valdalpone “Montefortiana” – specializzato in camminate – giangi.pa@alice.it – che, con un’accoglienza amichevolissima e con la sua spontanea e “piacevole” parlata dialettale – ha proposto un’abbondante spaghettata, creata da cultori della materia, nonché bagnata egregiamente da un Soave ricco e godibile, dall’energia decisa ed essenziale, derivante dalla pregnante aromaticità della Garganega.
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