Un grande Veneto in una Europa dei popoli

di admin
Questa drammatica crisi economico-finanziaria italiana si è verificata proprio in concomitanza all'introduzione delle regole imposte dalla grande Europa e dall'euro. I politici italiani, piuttosto miopi, pensavano che l'effetto positivo dell'euro si concretizzasse attraverso l'assorbimento da parte della Comunità europea del costo dell'assistenzialismo.

La riprova sta nel fatto che molti politici ancora oggi pensano che la crisi italiana si risolva solo con il completamento dell’unione politica europea nella speranza che la stessa possa sostenere il nostro assistenzialismo.
In realtà con l’introduzione dell’euro non si è più potuto finanziare come prima il costo dell’assistenzialismo attraverso la stampa di moneta o con il debito pubblico.
Ovviamente questo ha provocato un effetto devastante sotto gli occhi di tutti.
Il tentativo di raggiungere il pareggio di bilancio, condizione imposta dall’Europa ha innescato la tanto temuta quanto devastante spirale negativa Keynesiana (aumentano le tasse, diminuiscono i consumi e quindi aumentano i disoccupati che a sua volta diminuiscono i consumi e così via … )
Le conseguenze appaiono irreparabili, alcuni imprenditori hanno perso tutto, (una piccolissima parte sono finiti purtroppo in modo tragico) e molti altri rischiano di seguire la stessa sorte.
In questo contesto molti giovani non trovano lavoro.
Nel pur ricco Veneto, dove le tasse sono ovviamente molto elevate, con gli stipendi attuali troppo tartassati non si arriva a fine mese.
In effetti se facciamo bene i conti in tasca ad un dipendente medio ; (400 euro di affitto, 270 euro riscaldamento, elettricità e tasse varie, 360 euro di spese per l’auto compreso l’eventuale finanziamento per l’acquisto) riscontriamo che non rimane una quantità di denaro tale da permettere dei consumi soddisfacenti da consentire la sopravvivenza delle aziende e negozi.
Per questo motivo molti dal Veneto saranno costretti ad emigrare come successe poco dopo l’annessione del Veneto al Regno Sabaudo, se non si fa qualcosa!

La politica finora è rimasta ferma e la conseguenza si è tradotta nell’astensionismo elettorale perché appunto la gente ha talmente gravi problemi economici e non trova risposte dalla politica.
In effetti per la prima volta nella storia l’astensione è stata più alta al nord. Il fenomeno, come sempre da chi vince , è stato trascurato ancora una volta.

Le conseguenze più disastrose della crisi si verificano sull’economia del nord in quanto tutti gli investimenti industriali (ovviamente fatti con il ricorso al credito bancario) non trovano il ritorno economico e le banche si impossessano di tutto con le conseguenze del caso.
I consumi crollano.
Se i giovani emigrano per gli anziani che volessero restare non ci saranno pensioni dignitose (anche dopo aver versato un’esagerazione) perché i soldi del passato sono già stati spesi e per il futuro non ci saranno giovani che versano.

Diversamente l’economia del sud essendo assistita e ”non tassata” e quindi non impegnata finanziariamente finora ha potuto resistere senza nessuna grave ripercussioni.
I burocrati italiani stanno cercando di far passare l’idea che la crisi coinvolge l’intera galassia (e quindi non si tratta solo di un problema strutturale italiano) e durerà moltissimi anni in modo tale da preparare psicologicamente i lavoratori del nord allo stato di povertà.

In realtà molti imprenditori e anche lavoratori che intendono lavorare per il giusto guadagno si stanno via via rendendo conto che non possono vivere in un ambiente fiscalmente inquinato e quindi potrebbero abbandonare in massa la zona produttiva del nord (del Veneto in particolare) al suo destino.
Il fenomeno non è da sottovalutare perché è già iniziato, e presente e ci sarà nel futuro essendo uno dei frutti della globalizzazione.

Si deve sottolineare che le uniche imprese che attualmente funzionano sono osservate speciali dagli Ufficio imposte per realizzare gli obbiettivi di budget. E’ evidente che molte ditte che hanno spostato l’attività all’estero vogliono sottrarsi ad un fisco troppo opprimente.

Non rimane altro che dire : si salvi chi può.
Appunto, chi può forse si salverà , ma non tutti possono.

In quest’ottica un’alternativa da valutare per arrestare questo grave fenomeno dopo il dichiarato fallimento del federalismo, sembra essere l’indipendenza l’unica strada che potrebbe fermare il declino almeno per il Veneto, mentre per tutto il resto sembra difficile trovare una soluzione immediata perché è troppo tardi, al massimo alcune regioni potrebbero aggregarsi dopo.
In realtà questa ipotesi potrebbe portare benessere anche al sud attraverso una moneta debole che non potrebbe essere concessa la nord in concorrenza con le imprese tedesche.

Il ”federalismo” all’interno di un ordinamento giuridico come il nostro non è applicabile perché come abbiamo potuto constatare con il governo Monti una semplice legge successiva dello Stato può spazzare via tutto il ”federalismo” fatto prima.
Si deve fare una considerazione di carattere generale; nella storia si può affermare che spesso un’entità piccola è funzionata meglio di una grande. Ovviamente il contesto geo-strategico generale fa la differenza
L’Italia ha avuto il suo massimo sviluppo quando era divisa in tanti piccoli Stati e la riprova si ha nelle notevoli opere d’arte create in quel periodo di splendore economico.
Molte opere d’arte sono italiane e risalgono fatalità ad un periodo storico dove gli stati italiani erano in concorrenza per accaparrarsi benessere ed artisti.
Russia, Jugoslavia, Cina sono ulteriori esempi negativi di come il grande Stato collettivista ha fatto precipitare nella povertà interi popoli che prima stavano bene (si pensi alla Cina ai tempi di Marco Polo)
L’Europa ne è solo un ulteriore esempio negativo, ed in analogia con le altre situazioni la partenza era costituita da tanti Stati indipendenti in condizione di benessere, che però con l’introduzione della moneta unica (che avrebbe dovuto rappresentare una fase importante dell’unificazione Europea), stanno andando nella direzione opposta al benessere.
Chi non conosce la storia probabilmente è condannato a riviverla.

La confederazione Svizzera è invece l’esempio opposto di come diversi piccoli cantoni (indipendenti e ”federati” fiscalmente in concorrenza fra loro ) funzionano benissimo.
Sarebbe auspicabile un Veneto formato da provincie autonome eventualmente anche fiscalmente in concorrenza fra loro per accaparrarsi le imprese.
Potrebbe nascere un un modello economico sostenibile e concorrenziale teso all’efficienza.
Ogni provincia cercherebbe di accaparrarsi le imprese tramite una sana concorrenza fiscale.

Il sistema Italia è fallimentare per definizione perché a tutti i livelli (sia a livello più alto di ente pubblico locale che a livello di privato) non c’è correlazione fra chi paga e chi spende, anzi il sistema premia piuttosto chi spende perché appunto non deve raccogliere.
Il sistema si avvicina molto al sistema già sperimentato nella storia ” marxista”.
In questo modello incredibile sono premiati gli enti locali che pongono in essere politiche di spesa assistenziali tese al recupero di voti.

Forse questo meccanismo perverso comune alle grosse entità di mancata correlazione fra entrate e uscite in capo allo stesso soggetto sia pubblico che privato rappresentare la spiegazione logica del fallimento nella storia delle grosse entità.

Un esempio italiano eclatante a livello privato di mancata correlazione fra entrate e uscite è il nostro modello pensionistico.
Un modello pensionistico normale dovrebbe accantonare almeno una parte del versato ed investito per esempio in immobili a reddito fisso e dovrebbe mettere in diretta correlazione il versato con la pensione percepita anche se con opportuni aggiustamenti sociali.
Il sistema pensionistico italiano (che incorpora un debito pubblico latente per pensioni future da liquidare di gran lunga molto più alto del debito pubblico ufficiale) non prevede alcun accantonamento di risorse a fronte delle future pensioni.
E’ un sistema pensionistico folle, che non può stare in piedi ; c’è da una parte chi lavora e paga e dall’altra incredibilmente chi riceve esattamente quanto versato da chi lavora ma spesso in modo non correlato a quanto effettivamente versato dal percepente.

Il sistema prevede che i giovani pagano le pensioni direttamente ai vecchi ed appare una follia in considerazione del fatto che i giovani in Italia sono senza lavoro.

Al nord,o meglio al Veneto, non rimane che cercare l’indipendenza per creare le condizioni per la vera ripresa e contemporaneamente aiutare il sud concedendogli una moneta debole che dovrebbe favorire gli investimenti di tutti e non solo degli improduttivi come sta accadendo ora.
Continuare con l’assistenzialismo come previsto dall’attuale governo è una follia per tutti.

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