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“Cantina Valpantena” e un “grande” libro… Il titolo: “Valpantena, dal Vinum Raeticum all’Amarone”.

di admin
Il vero appassionato del vino, non s’accontenta solamente di berlo. Egli vuole gustarlo in tutte le sue caratteristiche e, per fare ciò nel modo più completo, studia il territorio, la vite, la sua coltivazione ed il processo di lavorazione dell’uva.

In questo quadro – per necessità, troppo brevemente descritto – “Cantina Valpantena” propone un’opera di grande valore esplicativo, che, partendo dalla storia della viticoltura nelle valli Pantena e Squaranto, giunge all’attività dell’omonima Cantina ed ai suoi ventisei tipi di vino di qualità, fra i quali dominano il reciòto, l’amarone ed il ripasso. Il magnifico lavoro, dal titolo “VALPANTENA, dal vinum raeticum all’amarone”, descrive, appunto, “venti secoli di storia della cultura della vigna e dell’arte di fare il vino”, in ben 402 pagine in carta patinata, con saggi su storia e terroir, nonché con numerosissime e straordinarie fotografie, che parlano da sole. Un tutto, atto a dare una visione più che completa dell’evoluzione della coltivazione della vite, a partire dall’antica vitis raetica, e del suo prodotto, nelle citate veronesi Valle Pantena – valle degli dèi, ma oggi, soprattutto del buon vino – e Valle Squaranto. Due valli, che hanno esercitato, nei secoli, una funzione trainante nella viticoltura veronese, fino ad assumere, negli anni dell’Ottocento e del Novecento, il ruolo di protagoniste della qualificazione produttiva della viticoltura veronese e veneta. La meravigliosa opera, che, con i suoi alti contenuti, sottolinea, fra l’altro, l’impegno ed il sacrificio dell’agricoltore e il necessario concetto di cooperazione vitivinicola, è stata presentata nella Loggia di Fra’ Giocondo, il 3 aprile scorso, dal presidente della Cantina di Quinto, Luigi Turco, dal presidente del Banco Popolare, Carlo Fratta Pasini, dall’assessore all’Agricoltura della Provincia, Luigi Frigotto e dal curatore del volume stesso, Bruno Avesani.
L’interessantissimo lavoro si occupa dei seguenti temi: Un golfo di pianura insinuato nel rilievo prealpino – Ugo Sauro; Origini del vino fra preistoria e miti – Giorgio Chelidonio; La Valpantena in età romana – Alfredo Buonopane; Valpantena e Valsquaranto – Giovanni Rapelli; Viticoltura medievale in Valpantena (secoli IX-XIII) – Gianmaria Vranini; Toponomastica: il periodo romano e quello medievale – Giovanni Rapelli; Le terre della Valpantena in età moderna e Dalla conservazione all’innovazione (Ottocento e prima metà del Novecento) – Bruno Avesani; Il lavoro contadino di ieri – Fernando Zanini; La Scuola Provinciale di Agricoltura di Quinto –Giuseppe Franco Viviani; La cooperazione vitivinicola in Valpantena – Giovanni Zalin; Idenità ed originalità della Valpantena – Luca Degani, Lorenzo Caramazza, Stefano Casali; La Cantina oggi – Luigi Turco.
La particolare vocazione agricola della zona, nella storia e nella realtà, ha fatto sorgere a Quinto di Valpantena, nel 1891, la prima Scuola Agraria Provinciale. Questa, frequentata nel 1894 da 12 alunni e orientata, come dice la sua denominazione, all’evoluzione agricola in generale nel Veronese, una speciale attenzione riservava alla viticoltura locale. Nei medesimi ambienti della citata scuola d’un tempo, sorse nel 1958, l’attuale “Cantina Valpantena”, raccogliendo idealmente i contributi più significativi dell’antica Scuola Agraria e l’esperienza di quella che fu la prima Cantina Sociale nella provincia di Verona, creata, sempre nel 1891, da alcuni viticoltori della Valpantena stessa. Se, ai suoi inizi, la Cantina contava 22 soci, essa poggia oggi sulla collaborazione di 300 aziende agricole, con 680 ettari di vigneto, e su 150 produttori d’olio d’oliva, quale ulteriore risorsa della zona. La Cantina di Quinto, molto attenta al lato ecologico, non solo produce circa 70.000 ettolitri di vino, ma dispone di un moderno impianto, capace di 8500 bottiglie l’ora. Buone sono le previsioni di ulteriore sviluppo, che prevede nuovi soci ed un ampliamento degli impianti su una nuova area di 15.127 mq.
Ogni studio riguardate il territorio – l’agricoltore lo controlla e lo custodisce – contribuisce alla conoscenza dello stesso ed a creare coscienza della sua importanza, ambientale, paesaggistica, economica e sociale.

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