Boschi e foreste in Veneto e nel Veronese. Una risorsa da tutelare!
di adminIn occasionde dell’Anno Internazionale delle Foreste 2011 – salvare la foresta per salvare la biodiversità, è stato approfondito il tema, il 16 dicembre scorso, presso l’Accademia d’Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona, Il destino delle foreste. Foreste e boschi, che se sono contenitori vivi di vera natura, sotto ogni aspetto (vi vivono circa 2 milioni di animali), sono anche fornitori di legname all’umanità. Parte della quale non sembra avere mai avuto, né avere oggi, il dovuto rispetto per il grande complesso di alberi, che, sottolinea il presidente dell’Accademia, Galeazzo Sciaretta, costituisce il 90% della biomassa del globo e che, se sono fonte di salute, di vita vegetale ed animale, sono pure agenti, che determinano il clima e che, al tempo, salvaguardano il terreno dall’inclemenza di esso.
Se, nel mondo vi sono 40 milioni di kmq di foreste (Brasile, Canada, Cina, Russia e Stati Uniti), le maggiormente colpite dall’egoismo dell’uomo sono quelle tropicali – produzione di legno ed edilizia o infrastrutture – che coprono una superficie di 7.500.000 kmq, ma che vedono sparire, ogni anno, 100.000 kmq d’alberato, con danno enorme, sia dal punto di vista geologico che dell’habitat animale (muoiono circa 30.000 specie, molte ancora non studiate, all’anno) quando non all’uomo stesso, che talvolta ancora vi abita. Sumatra e Borneo hanno già perduto il 70/80% di superficie forestale… Si è arrivati al punto, per cui, organizzazioni senza scopo di lucro e amanti della biodiversità, con sacrifici enormi, acquistano foreste intonse, per sottrarle alla distruzione e conservarle nella loro naturalezza… Ottima iniziativa, che va sostenuta!
La superficie veneta di 1.841.500 ha è coperta da foreste per 419.500 ha (23%), la superficie veronese di 309.700 ha dispone di 47.000 ha (15%) di superficie a foresta. La quale mostra tendenza ad estendersi, se è vero che dal 1955 ad oggi, in Lessinia e nella zona baldense si è rilevato un aumento della superficie a foresta del 55%. Elemento, questo positivo, ma dovuto al fatto dell’abbandono di terre, considerate improduttive, verso terreni più fecondi o verso le città, con la perdita di quella presenza umana, che, se un tempo abbatteva alberi, oggi si deve ritenere indispensabile per la costante e la necessaria vigilanza su terreni e corsi d’acqua, ad evitare, con la gestione di studiati e rispettosi equilibri, i noti disastri. Ne deriva un certo dregrado idrogeologico. La presenza del bosco, accompagnata da quella insostituibile dell’uomo, è sempre fonte di salvezza. Il bosco accumula acqua e la rilascia lentamente; l’uomo deve intervenire quando si presentino ruscellamenti pericolosi, abrasioni o scalfiture, evitando il più possibile inserimenti, nella foresta, di infrastrutture, di cemento in genere, di regimazione idraulica, che contrastino con le più forti esigenze della natura. La quale ha le sue leggi, oggi rese più tremende dal cambiamento del clima, ormai con precipitazioni, anche impreviste ed oltremisura. Il bello per il turismo, pur comprensibile, va profondamente studiato, prima d’essere posto in atto, tenendo ben presente che la natura non può stare al gioco dell’uomo, che vede spesso nel territorio, superficie da sfruttare. L’uomo deve essere custode della natura, del territorio e del paesaggio, se vuole difendersi, non colui che ritiene di imporre loro strutture, che, per quanto, potenti, non mai resisteranno alle forze naturali. E tutto questo è pure economia, di oggi e di domani.
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