Mezzane di Sotto: olio d’oliva “Grignano” e birra “Mastino II”

di admin
Due volonterosi giovani hanno creato un birrificio.

Il Veronese è grande produttore di olii d’oliva pregiati, fra i quali emerge, con vigore, per sapore e per qualità, il "Grignano" della valle di Mezzane di Sotto. Un olio caratteristico, extravergine, ben strutturato, dalla vena erbacea, ravvivata da piccantezza di rilievo. L’olfatto dell’intenditore gode del profumo di prato, di nocciola e di mandorla verde, che il "Grignano" sprigiona – segnala orgogliosamente il produttore Renzo Menini. Date queste caratteristiche, segno d’alta qualità, il sindaco di Mezzane di Sotto, Antonio Sella, mira accoratamente a traformare l’olio "Grignano" in "risorsa strategica per il territorio", un territorio dai prodotti tipici genuini e dal magnifico paesaggio. In tale quadro s’inserisce la "Festa dell’Olio", insieme di manifestazioni, in Mezzane, previste per i giorni 18,19,20 e 25,26,27 novembre, con degustazioni e visite guidate ai frantoi, annunciate dall’assessore provinciale all’Agricoltura, Luigi Frigotto, che appunto, vede anche nella promozione del succo d’ulivo, motivo di vita dell’agricoltura e di creazione di lavoro e di ricchezza.
 Ma, Mezzane di Sotto ha anche un altro, nuovo settore da proporre ai suoi visitatori. Quattro anni orsono, infatti, i fratelli Mauro ed Oreste Salaorni hanno ben pensato di procurarsi un lavoro, autonomo, questa volta, attraverso una propria attività che, con il tempo, è diventata una vera e propria fabbrica di birra. Si tratta del Birrificio Artigianale Scaligero, denominato "Mastino II", Della Scala, ovviamente. Il tutto è cominciato nei locali della pizzeria della madre, in piccolo, dunque, ma con la ferma intenzione di costruire e, per questo, di arrischiare: cosa felicemente riuscita, a quanto pare, perché la birra è richiesta, si beve, e, quindi, il successo non manca. La necessaria preparazione in fatto di produzione di birra, la buona volontà e lo spitrito d’impresa hanno fatto sì che i due fratelli e giovani imprenditori, conoscano a fondo ogni dettaglio sugli ingredienti, sul loro approvvigionamento, sulle dosi da impiegare e sul loro successivo trattamento nel processo produttivo, sulle qualità, che conferiscono pregio alla birra in generale, e non ultima, sulla reltiva commercializzazione, per la quale la "Mastino II" dispone di valida grinta.
 Elementi-base per la fabbricazione della birra sono l’acqua – e, nel caso, si usa quella batteriologicamente pura delle falde locali, come vuole, del resto il "Reinheitsgebot" o normativa sulla purezza della birra, 1516, del duca di Baviera Guglielmo IV –, l’orzo (o altro cereale), il luppolo ed il lievito. L’orzo germinato, fatto essiccare, e detto "malto", è quindi macinato e cotto in acqua per una media di sessanta minuti. L’amido contenuto nel derivante mosto, detto "fiore", si trasforma in zucchero, e, quindi in alcol. L’aggiunta d’infiorescenze (essiccate e macinate), in natura, a forma di piccola pigna, della pianta femminile rampicante "Humulus lupulus L." o semplicemente "luppolo", e contenenti la gialla "luppolina", dona alla birra, quale "anima" della stessa, un particolare aroma, un profumo delicato, il caratteristico sapore amarognolo, nonché quel qualcosa che, oltre ad agire da conservante, rinnova continuamente la voglia di berne. Il mosto viene raffreddato e, con l’aggiunta di lievito, lo Saccharomices cerervisiae, posto a fermentare, in modo che gli zuccheri di malto contenuti si trasformino in alcol e in anidride carbonica. La birra, che ne deriva, non filtrata, né pastorizzata, fa sentire al palato tutte le sue qualità, così come pretendeva, se è esistito, il noto e leggendario patrono del biondo liquido, della metà del millecinquecento, Gambrinus, re delle Fiandre e del Brabante…
  La "Mastino II" non s’accontenta di offrire un solo tipo di birra, bensì quattro, bene studiati e organoletticamente scelti. Il tipo "1291" – è questa la data di nascita del signore di Verona, Canfrancesco, ossia, di Cangrande Della Scala – è dato da birra a bassa fermentazione, chiara, stile tedesco, corpo deciso e gradevolmente amara – effetto del luppolo – alc. 4,8% vol.; il tipo "Beatrice" – così si chiamava la madre di Mastino II Della Scala – è prodotto con frumento ed avena (non maltati) ed è aromatizzato, durante la fase di luppolatura della durata di un’ora, con buccia d’arancio caramellata e coriandolo, alc. 4,2% vol.; la birra "Alboino" – fratello di Canfrancesco – è rossa, ad alta fermentazione, dal marcato sentore di malto al caramello, corpo deciso, morbido finale dolce, alc. 6,5% vol.; il tipo "Canis magnus", Cane grande, l’appellativo assegnato a Cangrande dal vescovo veronese Bonincontro, nel 1298, è il risultato della cottura di malti pale, di orzo arrostito e fiocchi d’orzo: il tutto conferisce alla birra sapore d’aroma di caffè e di caramello. Leggermente amarantata con luppolo "Fuggle", originario del Kent, tale birra, non solo è densa e compatta, ma è, al tempo, una ‘dry stout’, ossia, scura e forte, così  come s’usa in Gran Bretagna ed in Irlanda; alc. 4,2% vol.
 Quella, dunque, che sembrava un’arte di esclusiva nordica, va diffondendosi anche nel Veronese, attraverso un avveniristico soffio costruttivo di grinta e di imprenditorialità giovanili. Le quali meritano attenzione e plauso. Anche perché ogni nuova iniziativa imprenditoriale, nel suo inziale piccolo, porta in sé il seme di una ramificazione, che giova a chi la introduce, ma anche a chi ad essa è chiamato a collaborare. Chissà, infatti, se un giorno non si renderà necessaria, fra l’atro, pure la produzione in loco del prezioso luppolo…
  Ma, la "Mastino II" ha pure il grande merito – attraverso le denominazioni scaligere date alle sue birre – di diffondere l’interesse per la storia di una signoria, quella dei Della Scala, che, in centoventicinque anni (1262-1387), ha reso grande e nota Verona…, la quale, ora, è onorata anche da una genuina birra, tutta "veronese".
Pierantonio Braggio

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