A Legnago il primo locale a kilometro zero, il sesto nella provincia scaligera.
di adminSalgono a sei i locali a kilometro zero nella provincia di Verona. La Creperia 51 di Legnago è la nuova entrata della lista cui sarà consegnata la targa del progetto di Coldiretti Veneto – prima regione ad avere un legge sul Km 0 – venerdì 11 novembre in occasione della Festa di San Martino, alle ore 11 nella sede del locale in Via Matteotti 51.
Sarà il direttore di Coldiretti Verona Pietro Piccioni a consegnare l’attestato alla titolare Sandra Fonzo, che propone nel suo locale crepes dolci e salate anche di grano saraceno, pizze realizzate anche con farina di kamut, torte salate e salatini preparati con materie prime provenienti rigorosamente dai produttori locali.
Il progetto a “chilometri zero” della Coldiretti Veneto ha l’obiettivo, infatti, di far riconoscere quei locali, tra cui ristoranti, osterie, gelaterie ecc., che utilizzano prodotti del territorio acquistati direttamente dalle imprese agricole locali.
L’iniziativa risponde al bisogno di un numero crescente di consumatori che vuole condurre uno stile di vita attento all’ambiente e alla salvaguardia del clima anche a tavola.
“La cultura del kilometro zero è oggi una realtà in rapida diffusione che promuove un vero e proprio sistema alternativo di acquisti – dichiara Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona – Questa cultura è stata inizialmente promossa soprattutto da preoccupazioni di tipo ambientale, cioè dalla opportunità di ridurre la produzione di CO2 conseguente alla lunghezza dei trasporti. Oggi il concetto ha un significato più ampio, includendo valori sociali, economici e culturali”.
“Consumare prodotti locali – precisa Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Verona – significa per il progetto del kilometro zero migliorare la vita di chi consuma e di chi produce, incentivare i sistemi locali di produzione, creare lavoro, distribuire ricchezza, conservare le giuste tradizioni, creare sicurezza alimentare. Si tratta, quindi, di accorciare le distanze, di fare una filiera più corta per aiutare l’ambiente, promuovere il patrimonio agroalimentare regionale e locale e quindi abbattere i prezzi”.
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