Documento comune mandato in regione

di admin
Con un documento comune, mandato questa mattina in Regione, CGIL, CISL; UIL, Confcommercio e Confesercenti esprimono fortissime perplessità sull'allargamento delle aperture domenicali dei negozi e chiedono un confronto.

CIO’ SIGNIFICA – SECONDO QUANTO SOTTOSCRITTO DA MASSIMO ZANON, MAURIZIO FRANCESCHI, ADRIANO FILICE, FERRUCCIO FIOROT E LUIGINO BOSCARO –  AFFRONTARE LA DISCIPLINA DEGLI ORARI IN UN CONTESTO CHE GUARDI AL TERRITORIO E VINCOLARE LA DEFINIZIONE DEI CALENDARI DI APERTURA ALLA CONCERTAZIONE IN TUTTE LE PROVINCE.
Sindacati e commercianti sono molto critici sull’aumento delle aperture domenicali dei negozi. Ciò, infatti, non farebbe altro che spostare i consumi dai giorni feriali a quelli festivi, provocherebbe l’impoverimento dei centri storici, comporterebbe la chiusura di attività e la riduzione di posti di lavoro, alimenterebbe la precarietà nel settore. Inoltre il maggior costo per le aperture domenicali si scaricherebbe sui prezzi al consumo e quindi sui cittadini, per altro in un periodo di grave crisi economica.
Lo scrivono in un documento congiunto i massimi esponenti regionali di Confcommercio, Confesercenti, Cgil, Cisl e Uil del settore che chiedono un approccio più attento a queste tematiche da legare ad un progetto di modernizzazione della distribuzione, al rispetto del territorio e alla qualificazione dei centri urbani oltre che del lavoro.
La presa di posizione, mandata questa mattina alla Regione, è un invito a riconsiderare gli orientamenti assunti in materia e “supportati” da una “consultazione” che ha lasciato fuori tantissimi soggetti, rappresentanti dei lavoratori compresi.
Inoltre sindacati e commercianti chiedono che la definizione del calendario di aperture avvenga in tempi certi, evitando variazioni nel corso dell’anno, e che sia resa obbligatoria la  concertazione con le associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello provinciale.
QUESTO IL DOCUMENTO MANDATO STAMATTINA ALLA REGIONE
Venezia 11 Ottobre 2011
Le scriventi organizzazioni sindacali e di categoria, esprimono forte preoccupazione rispetto all’ipotesi di modifica della normativa regionale che prevede una sperimentazione su un maggior numero di aperture domenicali in deroga a quanto oggi previsto.
Se vogliamo condividere e concordare regole certe ed omogenee  in materia di orari e giorni di chiusura la discussione non può infatti limitarsi a fissare il numero di domeniche in deroga, ma deve tener conto dell’urgente necessità di un confronto serio sull’intero settore del commercio e soprattutto sulle strategie per una sua  modernizzazione sostenibile.
Non dobbiamo, infatti, dimenticare che il commercio è, da tempo, in attesa di una complessiva legge di riforma che sappia unire, al rispetto dei principi ed obiettivi comunitari di tutela della libertà imprenditoriale, l’attenzione necessaria alle problematiche di impatto ambientale ed urbanistico, alla qualità della vita dei centri urbani alle nuove sensibilità sociali dei cittadini veneti.
Non si può parlare infatti di sviluppo, in senso veramente moderno, se esso contrasta con i  diritti di chi lavora, con i valori sociali della popolazione, con la tutela del paesaggio, dell’ambiente e del territorio.
Questo l’ambito in cui si deve collocare anche la disciplina degli orari.
Troppo spesso questa materia è stata invece affrontata come semplice strumento di “marketing” commerciale, che incide unicamente sulla competitività tra territori limitrofi, trascurando le inevitabili ricadute economiche, occupazionali, organizzative e produttive.
In un periodo di grave crisi economica e di drastica riduzione della capacità economica delle famiglie – un numero maggiore di aperture domenicali non farebbe altro che spostare i consumi dalle giornate feriali alle giornate festive; provocherebbe inoltre l’impoverimento dei centri storici delle città, alterando quello  sviluppo equilibrato e sostenibile che considera  il ruolo importante sia della grande distribuzione sia della piccola distribuzione ; comporterebbe la prevedibile chiusura di attività e la relativa riduzione  di posti di lavoro , causando  una perdita di professionalità complessiva del settore con lavoro precario e poco qualificato.
 
Con tali presupposti il maggior costo per le aperture domenicali si scaricherebbe con tutta probabilità sui prezzi al consumo e quindi su tutti i cittadini e sulle condizioni dei lavoratori del settore.
Le scriventi sottolineano inoltre la necessità che: 
venga garantita una visione complessiva e regionale del sistema che armonizzi e definisca correttamente le diverse specificità relative alla particolarità del nostro territorio e alla sua vocazione turistica;
la definizione del calendario di aperture domenicali e festive avvenga in tempi certi (limitando la possibilità di variazioni successiva ai casi di effettiva necessità) e sia comunque resa obbligatoria la  concertazione con le associazioni di categoria dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative a livello provinciale ;
 
siano affrontate anche le questioni legate ai tempi di vita e di lavoro nelle nostre città e dunque anche il livello di servizi (asili, assistenza agli anziani, servizi alle persone, ecc…) che possono consentire alle persone che lavorano, sia come lavoratrici e lavoratori sia come imprenditrici e imprenditori, di poter conciliare le esigenze di lavoro con le esigenze di relazioni familiari e di comunità, che sono tra i valori che hanno caratterizzato lo sviluppo del nostro sistema economico e sociale ;
.
vengano previste misure di sostegno per politiche comunali di rivitalizzazione e riqualificazione dei centri urbani.

CONFCOMMERCIO  MASSIMO ZANON
CONFESERCENTI   MAURIZIO FRANCESCHI
FILCAMS-CGIL   ADRIANO FILICE
FISASCAT-CISL   FERRUCCIO FIOROT
UILTUCS-UIL   LUIGINO BOSCARO

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