Le festività della bonifica veronese: sulle ruspe, in mezzo al fango

di admin
Ore di preoccupazione per la tenuta della rete nella Bassa Veronese: 85 millimetri di pioggia in tre giorni intasano 1700 chilometri di canali. Esondata la Canossa a Cerea, tamponati gli argini di Menago, Canossa e Cornetto in più punti. Fossa Maestra sotto stretta sorveglianza.

Dalla vigilia a Santo Stefano, tra ruspe, fango e acqua. Ecco il Natale della Bonifica nella Bassa scaligera. In tre giorni, fino alle 18 di ieri sera, si sono scaricati sul terreno 85 millimetri di pioggia mettendo a durissima prova la tenuta dei 1700 chilometri di rete irrigua e di scolo della area da Isola della Scala in giù.
“I campi sono ormai completamente imbevuti d’acqua, piove da troppo tempo – commenta il presidente del Consorzio di Bonifica Veronese, Antonio Tomezzoli – e quindi l’acqua non viene drenata dal terreno e scivola direttamente nei canali come se fosse sull’asfalto. Il nostro personale lavora ininterrottametne dalla vigilia, sorvegliando la rete nei punti di maggior tensione, alla confluenza tra i canali o nelle curve a gomito, dove la pressione dell’acqua è maggiore. Siamo intervenuti con le ruspe per ripristinare la tenuta degli argini di terra, duramente compromessi dalle tane delle nutrie”.
Numerosi i punti critici, a rischio di esondazione e numerose le aree dove i canali si sono riversati nei campi a quote minori che hanno funzionato da vasche di compensazione naturali trasformandosi in piccoli bacini. L’allerta è scattato alla vigilia in tutto il territorio pianeggiante di compentezna del Consorzio Veronese ovvero tutta la pianura veronese della Destra Adige. Ieri alle 18 la Fossa Maestra, il canale in cui confluiscono un terzo dei canali della rete della bassa veronese ha raggiunto i 6,20 sul livello del mare, circa 70 centimetri, un metro sopra la media stagionale.
“Sembra poco – spiega il direttore generale del Consorzio Veronese, Roberto Bin, in realtà è moltissimo se si pensa che la Fossa Maestra ha una pendenza di sei centimetri per chilometro, l’acqua quindi defluisce molto lentamente e il rischio di esondazione è elevato”.
La situazione è stata aggravata anche dalla deviazione di parte delle acque del Mincio che sono confluite nel Canalbianco attravesro il Diversivo in provincia di Mantova. Ciò ha determinato l’innalzamento del livello del Canalbianco stesso rallentando l’immissione in esso della Fossa Maestra, a Canda nel rodigino. Un sorta di collo di bottiglia che ha reso concreto il rischio di un’ondata di ritorno, come si è verificato a Monteforte due mesi fa.
“Con una pendenza tale, l’acqua della Fossa Maestra può scendere verso il mare attraverso il Canalbianco come risalire – conclude Bin – tanto che si temeva che tracimasse nelle aree di Castagnaro, Villabartolomea e Legnago, come è accaduto a Ferragosto”.
La pioggia ininterrotta della Vigilia ha messo in preallerta i tecnici del Consorzio ma anche le forze dell’ordine che hanno sorvegliato costantemente il livello dei fiumi della zona: Canossa, Menago, Cornetto, tutti gonfi di pioggia e ai limiti degli argini. La Canossa è tracimata nei campi e nel giardino di una villa veneta in località Piatton mentre la fuoriuscita del Cornetto è stata fermata dalle ruspe del consorzio, che stamattina hanno rinforzato un argine che stava franando sul Menago, a nord di Cerea, per l’immensa tana di una nutria. La Canossa, ieri, è arrivata a pochi centimetri dal percorso pedonale delle Vallette, nel centro abitato di Cerea, nell’area dove Comune e Consorzio hanno realizzato un’oasi naturale.
“Sarebbe una vasca di compensazione naturale, dato che si tratta del paleo-alveo del Menago – conclude Tomezzoli – non fosse per alcuni condomini che negli anni, a fianco delle Vallette si è costruito. Tutti edifici a rischio. Bisogno entrare nell’ordine delle idee che occorrono finanziamenti per intervenire sulla rete di bonifica e creare bacini di raccolta delle acque nelle vicinanze dei centri abitati e bisogna programmare meglio lo sviluppo sul territorio: non credo che sia un caso che le abitazioni contadine di antica costruzione siano tutte in posizione riparata dall’acqua, mentre gli edifici e i centri abitati o industriali di più recente costruzione siano quelli a maggior rischio di allagamento”.

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