Veneto leggera ripresa del mercato delle costruzioni

di admin
Presentati ieri a Veronafiere i dati del Rapporto congiunturale Cresme.

E’ stato presentato ieri mattina presso l’Auditorium Verdi di  Veronafiere, nell’ambito del Construction day, l’annuale appuntamento dedicato al mondo dell’edilizia e costruzioni, il 18° rapporto congiunturale e previsionale del mercato di settore.  E’ un Veneto in chiaroscuro quello che emerge dalle parole di Lorenzo Bellicini, direttore del CRESME, l’istituto leader nell’analisi del mercato dell’edilizia.
Le ricerche e gli studi del Cresme, (Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l’Edilizia e il Territorio) per la loro autorevolezza e scientificità, sono da oltre 40 anni un punto di riferimento per tutto il settore delle costruzioni.
«Il comparto dell’edilizia e delle costruzioni trova nella Fiera di Verona un punto di riferimento autorevole- afferma Claudio Valente, vicepresidente vicario di Veronafiere-. Samoter, Marmomacc, SolarExpo, Green Building, Progetto Fuoco e Legno Edilizia sono rassegne di settore che invitano a ripensare la pianificazione non più in termini di espansione, quanto di riqualificazione, puntando sul rispetto per l’ambiente e l’utilizzo di materiali come la pietra naturale e il legno».
«Dallo studio emerge, per il Veneto, un mercato immobiliare in leggere ripresa: sono tre le città  venete nella classifica dei primi 15 capoluoghi  per numero di transazioni nel 2010 – sottolinea Lorenzo Bellicini -.  La prima è Venezia che scala due posizioni rispetto al 2009 quando era al 12° posto: 3176 le transazioni stimate dallo studio, con una crescita del 14,9% sul 2009.  In controtendenza quindi rispetto al 2009 che aveva visto un vistoso calo del 17,8% sul 2008.» 
Al 12° posto della classifica troviamo poi Padova  (tredicesima  nel 2009) con 2983 transazioni, in crescita dell’11,8% sul 2009.   Anche Verona scala due posizioni passando dal 16° posto del 2009 al 14° di quest’anno con 2581 transazioni. In questo caso la crescita percentuale rispetto allo scorso anno è più contenuta, e si ferma al 4,5%, ma ribalta il calo del 2009, che perdeva ben l’11% sul 2008.  Segnali quindi di una certa ripresa del mercato immobiliare da valutare comunque con cautela.
Sul fronte invece delle opere pubbliche, il Rapporto Congiunturale Cresme segnala una contrazione nel periodo gennaio- settembre 2010  sia del numero di gare pubblicate che dell’importo complessivo. 
Un dato che conferma la preoccupazione espressa più volte dal presidente di Ance Veneto Stefano Pelliciari, «sul rischio di un forte ridimensionamento del mercato dei lavori pubblici se non si troveranno correttivi alle norme del Patto di Stabilità che vincolano le amministrazioni pubbliche.»
Un tema ancor più scottante in questi giorni, dopo l’alluvione che ha colpito il Veneto con danni stimati attorno al miliardo di euro.  Molti amministratori locali hanno infatti già chiesto l’esenzione dei loro comuni dall’obbligo di rispetto del Patto di Stabilità, per poter realizzare gli indispensabili interventi sul territorio.
Secondo i dati elaborati dal Cresme i bandi pubblicati sono quest’anno 621 contro i 674 del 2009 e il loro valore complessivo scende a 1316 milioni di euro, contro i 1879 dello scorso anno.  Un calo che è del 7,9% su base numerica ma ben del 30% in termini di valore.
Rispetto ad altre Regioni, poi in Veneto scende vistosamente il mercato tradizionale della sola esecuzione delle opere pubbliche con sole 411 gare su un totale di 621 ed un valore di 462 milioni su 1316 milioni complessivi.  
Prende sempre più quota invece lo strumento del Project Financing, anche se non ai livelli della vicina Lombardia che ne conta ben 337 nel solo periodo gennaio settembre 2010.  Grazie anche al peso di alcuni maxi progetti, come la Pedemontana Veneta, che da sola vale 2.391 milioni di euro, la distribuzione del valore del mercato del PF nel 2010 premia il nord est con una quota pari al 30% del totale seguito dalle Isole 27%, Centro con il 21%.
In generale, non solo in Veneto, il mercato dei lavori pubblici  si sta trasformando spostandosi sempre più su forme innovative: basta pensare che nel 2002 gli appalti tradizionali di sola esecuzione erano il 97% del totale e rappresentavano il 78% del valore in gare, solo sette anni dopo le stesse quote sono scese all’82% e al 41% del totale.

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