PENSIONI: Non abbiate paura, L’INPS c’è!
di adminL’associazione dei piccoli azionisti di cattolica aveva organizzato l’evento che dal punto di vista dei contenuti ha suscitato l’interesse di tutti gli intervenuti, tra cui il vicepresidente vicario di Cattolica, dott. Seccamani Mazzoli in rappresentanza del Presidente Bedoni, il rappresentante del sindaco di Verona, il preside della Facoltà di Economia della nostra Università, il nuovo direttore della Banca d’Italia, dott. Manitta. Il non numeroso pubblico alla fine dei lavori ha potuto apprezzare l’altissima qualità degli interventi che sono stati tenuti oltre che dai due relatori citati, anche dall’Amministratore delegato di Cattolica Assicurazioni G.B. Mazzucchelli, e dall’AD di Cattolica Previdenza, la società del Gruppo Cattolica specializzata in previdenza, dott. M. Cristiano.
Una proposta di APACA mirante alla creazione di un centro ricreativo per sostenere a Verona i soci più anziani magari presso l’attuale sede che pare in via di dismissione è stata presentata dall’Ing. L. SIMONE. Agganciandosi a questa iniziativa ha preso la parola il dott. Mastrapasqua.
Dopo qualche nota illustrativa dell’INPS ( un bilancio di 570miliardi di euro annui, cioè circa il 22-24% del Pil del Paese) il Presidente ha fatto notare che le pensioni sono una delle attività, forse marginali, delle sue iniziative. Mastrapasqua, rivendicata la nomina all’unanimità da parte di entrambi i rami del Parlamento, indice di attenzione per l’unitarietà del principio di solidarietà che L’INPS rappresenta, è passato ad indicare il percorso che ha portato all’attuale situazione nel regime pensionistico. Ora , secondo quanto evidenziato, la riforma è sostanzialmente compiuta; piccole modifiche effettuate anno per anno, con grande delicatezza, sulle strutture della legislazione pensionistica a cui tutti i governi dal 1992 ad oggi hanno contribuito fanno affermare che il cantiere “riforme delle pensioni” si può dire concluso. Saranno necessari forse taluni aggiustamenti, ma dalla prima riforma AMATO del 1992, l’Italia, a differenza di molti altri paesi europei, ha raggiunto un grado di efficienza del sistema previdenziale pubblico che dovrebbe metterla al riparo dalle problematiche che invece attanagliano altri grandi paesi europei, non ultima la Francia che, solo per aver innalzato l’età pensionabile a 62 anni ( in Italia siamo già oltre 61 anni), vede la società civile in strada con importanti disordini. Il presidente dell’Inps ha tenuto a ribadire un concetto a lui caro: non spaventate i cittadini, come molte polemiche sterili a volte cercano di fa emergere; il sistema pensionistico in Italia è forte ed è in grado di far fronte ai propri impegni. Ha accennato anche alla forbice tra uomini e donne (solo mesi a favore delle donne) sostenendo che con il sistema a regime di vita invariato si è raggiunto la sostanziale equità. I giovani che oggi si affidano al sistema pubblico avranno sicuramente un ritorno previdenziale importante. Se tutti contribuiranno, (tutti i contributi sono di lavoratori in regola) e se l’emersione del lavoro nero proseguirà la solidarietà nazionale che già ora è operante all’interno dell’INPS riuscirà ad offrire al sistema Paese un grande pilastro di sostegno. Questi temi in parte ripresi dal prof. Sartor e dall’AD Mazzucchelli a cui dedicheremo, un altro articolo, hanno evidenziato che se fin d’ora un giovane pensa alla previdenza basta solo l’1% del reddito per garantirsi un equo ritorno, mentre più avanti si va la parte di reddito che occorre impegnare continua ad aumentare fin quasi al 30% dello stesso. Il riscatto della laurea in 10 anni senza interessi è una possibilità per i giovani, ecco quindi l’invito ai nonni di regalare non orologi ma il riscatto della laurea. Oggi tutti i lavoratori, accedendo col PIN al sito dell’INPS, possono vedere il proprio conto previdenziale per rendersi conto e per fare le simulazioni vere del proprio futuro previdenziale senza cadere in quegli imbrogli mediatici di simulazioni fatte solo per spaventare le persone che non hanno alcuna attinenza con la realtà contributiva dei nostri cittadini. Altro dato interessante che viene letto in maniera fuorviante, sono i 10.000 medi annui delle pensioni italiane. Detto che i pensionati sono 14 mln mentre le pensioni sono 16 mln, ciò fa subito comprendere che il valore medio si innalza a 15000€. Se poi consideriamo che dentro quel dato medio ci sono le pensioni minime sociali e quelle di invalidità che abbassano la media, portando quindi le pensioni oggi erogate a valori del tutto significativi. Se non si giungerà a credere nel primo pilastro difficilmente potrà reggere il secondo, per cui l’opera attuale sul lato comunicazionale dell’INPS cerca di fare opera di sensibilizzazione. Le prospettive economiche nella transizione demografica
Sono invece stato il fil ruoge che ha guidato l’intervento del Prof. Sartor con le conseguenze sulla previdenza pubblica e privata. Le economie di mercato funzionano se e solo se c’è crescita. Si può affermare che l’uso poi della leva nei paesi indebitati fa aumentare ancora di più gli effetti di crisi o di crescita e rende necessaria mantenere la crescita economica costante. Uno degli effetti poco valorizzati in questo ambito sono i flussi demografici; la forte diminuzione della forza lavoro (-14/-20%) che si prospetta poteva essere recuperato con un aumento della produttività del lavoro, per mantenere inalterato il reddito procapite, dell’0,6% ; questa percentuale se fino a qualche tempo fa era un dato che pareva mediamente facilmente raggiungibile si vede quanto sia difficile da ottenere con i dati di crescita e di decrescita che si prospettano.
Dopo il caloroso saluto da parte del nostro Vice-presidente Seccamani Mazzoli e l’intervento del dott. Mazzucchelli , nostro AD che ha spianato la strada ai precisi e significativi dati illustrati dal dott. Michele Cristiano, ci si è avviati verso la conclusione dei lavori, in cui ancora una volta è emerso come una Compagnia come Cattolica, cooperativa e solidaristica per definizione, sia in grado oggi di offrire ai soci prodotti che sono invidiabili come strumenti per la previdenza, in grado di smussare i disequilibri del mercato e garantire un sufficiente rendimento per far affrontare ai nostri assicurati un periodo come quello dell’età più avanzata in tutta serenità.
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