Conoscere Belfiore

di admin
Il Comune di Belfiore si estende sulla sinistra dell'Adige, 18Km ad est-sud-est di Verona. Altitudine ml 27 sul livello del mare; Superficie circa 24 kmq; Abitanti 2992 al 31.12.2009.

STORIA
Il territorio venne abitato in epoca preromana dai Veneti antichi. Nel medioevo si svilupparono tre centri urbani principali: i Comuni di Porcile e Zerpa e la Parrocchia di Bionde. Si svilupparono lungo l’asse della strada imperiale Berengaria, più conosciuta con il nome popolare di Porcilana, per il fatto che attraversava il Comune di Porcile. 
Le principali famiglie benestanti del paese  fecero istanza al Consiglio dei Dodici di Verona il 13/01/1547 per cambiare il nome da Porcile in Belfior, toponimo di una contrada del paese. La richiesta venne accolta solo in parte, poichè accanto a Belfior doveva rimanere l’attestazione "di Porcile". Il cambio del nome avvenne defintivamente con Napoleone Bonaparte: egli attuò la riforma amministrativa che sezionava il territorio in dipartimenti. Rientrando del dipartimento dell’Adige, Belfiore divenne d’Adige, perdendo Porcile. Il cambio del nome in Belfiore avvenne ufficialmente per Regio Decreto dell’11 Agosto 1867, firmato dal Re Vittorio Emanuele II, su proposta del Ministro dell’Interno che aveva recepito la  delibera dal Consiglio Comunale di Belfiore di Porcile il 20 Maggio precedente.
Lo stemma del Comune di Belfiore è rosso a tre fiori bianchi con gambo verde, disposti a ventaglio; venne usato per la prima volta nel 1686. La figura di tale stemma ricorda la ninfea bianca a cinque petali che galleggiava sulle acque delle paludi di questo Comune.
La coltivazione della mela è la principale attività produttiva del paese, frutto che dal II dopoguerra soppiantò le precedenti coltivazioni di riso e cereali. Accanto all’agricoltura specializzata si è sviluppato un ampio tessuto di piccole – medie imprese operanti in svariati settori produttivi.
È pressoché scomparsa invece l’attività delle fornaci, che ha occupato molti lavoratori fino agli anni ’70 del 1900.
MONUMENTI
SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA STRA’
Un vero gioiello d’arte è la Chiesa di San Michele, più nota come Santuario della Madonna della Strà, eretta nel 1143, come è testimoniato da un’iscrizione romana. Dei progettisti, architetti Borgo e Malfatto, nonostante le ricerche storiche su carte veronesi, non si conosce nulla.
A partire dalla visita pastorale del 1592 la Chiesa cambia nome in Madonna della Strà, grazie alla crescente devozione dell’immagine di Maria in essa venerata. La statua in legno fu intagliata nel 1497 da Giovanni da Zebellana su commissione dei fedeli della parrocchia. Nell’altare minore è posto un Crocifisso ligneo datato tra il XIV e il XV secolo, in origine interamente decorato.
PALAZZO MONETA
Il Palazzo fu in origine luogo di diletto nella possesione di campagna della famiglia veronese dei Moneta: le prime notizie di tale famiglia risalgono al 1557. Cosimo Moneta eredita i beni di famiglia nel 1557, tra cui la proprietà di Belfiore.
Palazzo Moneta ha un aspetto esteriore che richiama più un palazzo di città che una villa di campagna: l’edificio è una struttura cubica compatta. All’interno vi è un ricco apparato decorativo dell’epoca della costruzione della villa, costituito da affreschi e stucchi di artisti famosi quali Paolo Farinati, il Falconetto e Bartolomeo Ridolfi.
Al piano primo è celebre la stanza degli “amori illeciti” per il tema delle raffigurazioni: Venere e Marte davanti all’alcova mentre Apollo avverte Vulcano, la leggenda di Priamo e Tisbe, altri due amanti che amoreggiano tra le acque di un laghetto. Proprio dalla leggenda di Priamo e Tisbe raffigurata a Palazzo Moneta, alcuni autori sostengono sia nata l’ispirazione di Shakespeare per il suo “Romeo e Giulietta”: il tragico amore tra gli amanti babilonesi, riportata Ovidio e da Matteo Bandello, venne probabilmente riletta dal bardo inglese che ne trasse l’idea per il dramma degli innamorati veronesi. Nel Palazzo, un particolare architettonico originale è dato dalla “scala dei mussi”, scala elicoidale in cotto per la quale salivano ai granai le bestie da soma con il carico da immagazzinare.
VILLA CIPOLLA “LA PANTERONA”
La villa di fine 1600 è un “tesoro sconosciuto” del territorio belfiorese da riscoprire. La villa attuale, di proprietà in origine della famiglia Cipolla, risale al 1697 ed è formata dal palazzo, rustici annessi e una cappella dedicata a San Rodobaldo (poi San Giuseppe). Questa data è infatti riportata sul frontespizio della chiesetta, in cui si ritiene abbia celebrato la sua prima messa Don Bertoni. La Villa nasce nella prima metà del 1600, con la facciata meridionale con scala a doppia rampa, che costituiva l’ingresso di rappresentanza, rivolta verso il fiume. In una seconda fase il complesso acquisisce un carattere agricolo più forte, aggiungendovi gli annessi rustici sul lato nord-ovest. Alla fine del 1600 viene abbellita la facciata nord dell’abitazione aggiungendovi delle eleganti logge. Forse in questo periodo viene eretta anche la torre colombara nell’angolo sud-ovest. L’inserimento dell’oratorio e delle logge sono da valutare come intenzione di dare enfasi sul carattere signorile della residenza.
CA’ TANTINI BANTERLE
E’ un’antica corte che si impernia attorno ad una torre del 1300-1400 quale punto di avvistamento sulla strada Porcilana, poi sviluppatasi nei secoli successivi come dimora rurale con il corpo padronale, la barchessa, le case per i lavoranti del fondo agricolo.
Notevole è la struttura a quattro archi ribassati di sostegno della torre, che consente la datazione intorno al 1400 del manufatto. Altri due archi sono visibili nell’ex scuderia per i cavalli ed altrettanti dovrebbero trovarsi nella stalla per i buoi. Probabilmente questi locali erano in origine adibiti a stanze per i soldati e loro forniture.
Annesso alla Villa si trova un parco con piante secolari.
CORTE BOVA E ORATORIO DELLA SANTA CROCE
La Corte Bova, disposta in una lunga teoria di fabbricati in asse est-ovest, mostra al centro il palazzo padronale, adiacente all’Oratorio della Santa Croce, con ai lati le barchesse con le case dei lavoranti e le “boarie”, ricoveri per gli animali. Nell’oratorio di Santa Croce la croce lignea è stata spostata dall’altare, ora è collocata sul lato sinistro dell’entrata e si mostra senza il corpo del Cristo, avvolta in un lenzuolo sindonico, a dimostrazione che Gesù è già risorto. Sul pavimento dell’Oratorio è visibile la lapide di don Francesco Farsaglia, parroco a Bionde, Zerpa e Porcile, dal 29 settembre 1791 al 16 settembre 1810, in pieno periodo napoleonico.
Di fronte alla Corte Bova si trova il c.d. “Mulino”, in realtà una “pila da riso” come quella che si trovava a Palazzo Moneta.

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