La caduta di un tabù

di admin
Non basta la ripresina, le nostre imprese vanno messe temporaneamente al riparo.

Cade un tabù. Si torna a  parlare di protezionismo per l’economia veronese dopo anni  in cui era considerato un tabù. Perché? Perché reggere la concorrenza del mercato globale  è divenuto  insostenibile. Molti si riempiono la bocca di “territorio” ma o non  sanno che significa o mal lo intendono. Uno dei risvolti della tutela del territorio è  il protezionismo. Molti  altolocati  si beano del loro  status e non se curano direttamente, facendolo diventare un  problema da libri. Le maestranze invece, che perdono il posto di lavoro, chiedono sempre più insistentemente  di  blindare  il mercato  nazionale. Reclamano la tutela del  frutto  del loro lavoro  che gli dà da vivere, esigono che   non si espongano le nostre produzioni, ancora ricche di tecnologia e il nostro agiato mercato dei consumi interni,  agli sbalzi dei prezzi.  Sentire  operai  nei programmi nazionali dire che i prodotti  a basso costo, siano riservati ai  paesi europei a basso reddito (cioè proporzionati al livello di vita)  dovrebbe far riflettere molti sul fatto che ora non  si può più filosofeggiare. Se associamo a queste richieste  dal basso il fatto che in Europa, nonostante le  insistenti dichiarazioni contrarie, molti sono i paesi  che proteggono  le proprie imprese e l’occupazione,  credo sia  giunta l’ora di agire. L’Europa è un mercato abbastanza ampio che però non dovrà prestare il fianco agli stranieri, pena il calo della competitività, l’arrivo di speculatori e di imprenditori di ritorno dopo aver delocalizzato, la disoccupazione e lo scompaginamento del mondo economico che conosciamo. In molti, ma ancora troppo pochi,  si stanno rendendo conto della situazione. E non c’è da credere che la mini ripresa di questi primi  mesi  del 2010 che ha visto,  tra le altre, la nostra provincia godere di una certa crescita, possa risolvere i nostri  problemi. Questa ripresa è stata agevolata da un dollaro sfiduciato ad arte. E, i piccoli, che come noi sono portatori sani di principi e di valori, che devono fare? Una sana  dose di  temporaneo protezionismo del nostro  mercato si impone a meno fin che i nostri conti non saranno tornati in ordine. Nel  frattempo, noi italiani, col federalismo, con investimenti  nella ricerca e nella cultura e un minimo di riforme  interne dobbiamo fare la nostra parte.

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