Il futuro del lavoro: dal capitale umano alla tecnologia, innovare per competere

di admin
Formazione, ricerca e sviluppo, competenze e specializzazione: questi i fattori strategici nella gestione del capitale umano per essere competitivi.

E le aziende italiane chiedono alle Istituzioni rinnovate relazioni industriali, semplificazione contrattuale e maggiore flessibilità del mercato del lavoro.   Turismo, Energia e Terziario Avanzato i settori traino per il rilancio dell’economia del Paese.
Lo rivela l’esclusiva indagine realizzata da Manpower Italia che ha dato voce alle imprese italiane e che sarà presentata oggi da Stefano Scabbio, AD di Manpower, al XXV Convegno di Capri dei Giovani Imprenditori Confindustria
Le aziende del nostro Paese non hanno dubbi. Il rilancio del sistema Italia deve partire da tre settori ritenuti fondamentali per affermare la competitività della nostra economia su scala globale: Turismo (53,8%), Energia & Utility (49,7%) e Terziario Innovativo (41,2%). E’ il primo aspetto emerso dalla ricerca condotta nel mese di ottobre dall’Ufficio Studi di Manpower Italia “Lavorare domani: capitale umano e nuove tecnologie per l’innovazione di prodotto e di processo” che ha coinvolto 959 imprese con sede in Italia per registrare il “sentire” dei protagonisti del nostro tessuto industriale e imprenditoriale rispetto al rapporto tra capitale umano, tecnologie e modelli di gestione e conduzione d’impresa. Per tracciare una prospettiva credibile del futuro del mercato del lavoro, indirizzare al meglio scelte strategiche e saper innovare con la necessaria consapevolezza. 
Quali i settori chiave sui quali far leva per premere l’acceleratore della ripresa? Quale il sostegno chiesto al Governo e gli ambiti sui quali intervenire con la massima priorità? Quale il rinnovato ruolo del capitale umano? E le scelte strategiche nella gestione delle risorse in azienda per far esprimere al meglio il loro potenziale e accrescere la competitività dell’impresa? Quali gli skill – hard e soft – più ricercati nelle persone da assumere? E come dovrebbe evolversi il rapporto tra università e aziende, tra istruzione e mercato del lavoro, per un fruttuoso incontro tra domanda e offerta che sappia dare nuovo slancio all’occupazione? Sono alcune delle aree prese in esame dallo studio di Manpower.
Il fattore sul quale le aziende chiedono maggiore attenzione è decisamente quello legato alla Formazione (46,6%), in particolare attendendosi professionisti sempre più preparati e orientati a vivere e confrontarsi con la difficile realtà d’impresa. Ma, allo stesso tempo, auspicano un miglioramento delle relazioni sindacali (45,7%) che dovrebbe essere orientato alla produttività e al merito, insieme a una semplificazione contrattuale (29,4%).
Sul fronte delle risorse umane da inserire in azienda, gli intervistati sottolineano come “competenze specializzate” (56,9%), “flessibilità” (39,9%) e “tensione all’obiettivo” (23,7%) siano le tre caratteristiche fondamentali per potersi confrontare all’interno di team aziendali efficienti. Mentre sul versante della formazione preparazione linguistica (49,7%) e formazione continua (45,7%) rappresentano ancora i must imprescindibili.
Per quanto riguarda le scelte strategiche in ambito HR, il 31% delle aziende sono certe di non voler procedere al momento con un cambio manageriale, laddove ovviamente non lo abbiano già fatto (27% dei casi), il 30% sta pensando invece a soluzioni mirate e strutturate di outsourcing e oltre il 55% ha già implementato o sta per farlo sistemi e modelli di gestione del clima e di misurazione delle performance. Mentre al momento l’inserimento di nuovi profili sembra non rientrare nei piani degli uffici HR delle aziende italiane (“ci stiamo pensando” dichiara il 34,5%).
Le aziende, inoltre, pur credendo molto nel rapporto con gli Atenei, al momento non considerano vincente la riforma universitaria 3+2 che – secondo il parere dei professionisti intervistati – non forma neo-laureati in linea con le esigenze d’impresa: il 37,6% afferma infatti di essere “poco d’accordo” alla domanda “ritiene che la riforma abbia creato profili professionali più in linea con le vostre esigenze”. Invece le Aziende – soprattutto le Grandi (con oltre 5 milioni di fatturato nel 2009) – sono certe che la collaborazione con gli Atenei rappresenta un elemento indispensabile, considerandosi “molto d’accordo” (48%) con l’affermazione “è necessario favorire il contatto e l’incontro tra i due mondi”.
In ultima istanza le aziende chiedono al Governo che si proceda con decisione a “tagliare gli sprechi nella spesa pubblica” (50,9%), che si definiscano “strategie chiare e incisive di politica industriale” (43%) e che si sostenga con maggior incisività la ricerca e sviluppo (38,5%).
“La globalizzazione, le nuove tecnologie e una sempre crescente semplicità e rapidità di comunicazione hanno cambiato le regole del mercato e del mondo del lavoro” dichiara Stefano Scabbio, presidente e amministratore delegato di Manpower Italia, presente al XXV Convegno di Capri di Giovani Imprenditori Confindustria. “L’economia del nostro Paese, e in particolare l’industria, è stata tra le più colpite dalla crisi. E oggi, per acquistare quella competitività indispensabile per agganciare in maniera decisiva il treno della ripresa, ridare slancio all’occupazione e assicurare un futuro sostenibile alla nostra economia, le aziende devono accrescere la propria produttività e per questo richiedono da una parte un alto livello di specializzazione e dall’altra un’efficace politica industriale. Ciò significa investimenti in formazione per adeguare le competenze alla nuove esigenze del mercato globale e investimenti in ricerca e sviluppo per favorire l’innovazione, linfa vitale per le imprese. Ma anche nuove forme contrattuali, più semplificate, che assicurino trasparenza amministrativa e riducano la burocrazia, non vincolando le imprese ma orientandole verso una visione strategica. E che allo stesso tempo conferiscano una maggiore flessibilità e dinamicità al lavoro coinvolgendo non solo i contratti a tempo determinato e in somministrazione, ma anche il mercato del lavoro a tempo indeterminato, ad esempio inserendo formule di costo crescente con l’anzianità del lavoratore. Nella convinzione che la qualità del capitale umano resta l’elemento essenziale per poter competere in maniera efficace, perché le aziende sono consapevoli che per difendersi dalla nuova concorrenza a basso costo dei Paesi emergenti sarà necessario raggiungere nuovi livelli di valore nella produzione”.
MANPOWER
Manpower è uno dei principali datori di lavoro privati al mondo e garantisce un’occupazione a 2 milioni di persone ogni anno. Con 21 miliardi di dollari di fatturato, la società si conferma leader nell’industria dei servizi per il lavoro e supporta le aziende nella gestione dell’intero ciclo occupazionale in ogni fase della loro attività. Opera in 82 Paesi e fornisce personale a oltre 400.000 aziende clienti. È presente in Italia dal 1994 e oggi opera come Agenzia per il Lavoro attraverso una rete di oltre 430 filiali e uno staff di 2.000 dipendenti. È specializzata in ricerca e selezione di personale per tutte le posizioni professionali; somministrazione di lavoro a tempo determinato; pianificazione e realizzazione di progetti di formazione; consulenza per l’organizzazione aziendale; servizi di ricollocamento del personale, servizi di outsourcing e consulenza. Manpower nel 2008 ha garantito una nuova occupazione a più di 200 mila lavoratori con assunzioni a tempo determinato e indeterminato in circa 26 mila aziende italiane.

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