Marchionne, gli industriali e l’economia di Stato in Europa
di adminFiat vuole rimanere in Italia. Pare che queste siano frasi attribuite a chi guida la politica industriale della multinazionale Fiat. Poiché c’è del vero, sono subito scoppiate le polemiche. Il governo a criticare , i sindacati e a minacciare. Lasciamo ad altri queste succulenti diatribe in cui ogni parte ci mette del suo e se si sta ai resoconti faziosi la confusione impera. Marchionne, che non è avventato, va in una trasmissione e dice con fermezza quello che ha da dire, non quello che realmente pensa. Siamo portati un po’ a credergli perché è un manager italiano che ha vissuto, e vive, spesso fuori dall’Italia e quindi non è incline ai funambolismi verbali ed agli intrighi politici dei nostri luoghi. Egli ha un ruolo da difendere e questo ruolo sostiene. Da quando lui guida la Fiat, probabilmente, gli interventi dello Stato a favore della casa di Torino non ci sono, o non sono così copiosi come un tempo. E Marchionne dice una cosa che tutti sanno ma che i sindacati e la sinistra in primis, col Governo che ci marcia, non vogliono sentirsi dire. L’Italia ha una politica economica ingessata da tempo, con costi sovrastrutturali impossibili da sostenere se non rinviando al futuro montagne di oneri e creando debiti. L’Europa ha goduto del mercato interno con condizioni alterate, ha tirato dentro l’Italia perché era un mercato ricco, ora, aprendosi sempre più al mercato mondiale, dovrà far pagare caramente ai concittadini politiche sociali generose. Ma questo è il meno, se il commercio mondiale è stato surclassato dalla finanza mondiale, avere una politica europea di salvaguardia delle produzioni italiane è il minimo ma non basta, se si vuol mantenere un minimo di decenza nei servizi dello stato sociale. Abbiamo visto che il potere della finanza ci supera, la BCE si è mostrata incapace di gestire la crisi ma è vero che è anche impotente o quasi. Il fatto che la Merkel abbia dichiarato che il multiculturalismo ha fallito, non è solo un fenomeno sociale e culturale ma ha delle pesanti ripercussioni economiche sui costi della comunità. Escludendo gli inglesi e i francesi che sono potenze militari vincitrici, e che comunque hanno i loro guai, gli altri paesi dovranno dire quale politica industriale vogliamo in Europa. Nel mercato internazionale, non se la beve nessuno la storiella, che “siccome nel passato noi ti abbiamo aiutato ora tu devi aiutare noi”. Se qualcuno lo fa, è che gli conviene. Questo passato in economia è passato, e non torna! Non deve tornare, altrimenti noi occidentali che conti dovremo pagare? Oggi Marchionne dice una verità scomoda, ma è una verità che, se non la vogliamo capire da lui, ce la spiegheranno miliardi di cinesi, indiani, brasiliani, messicani, ecc., giustamente bramosi di raggiungere il nostro livello di vita. La politica dei produttori nostrani ( Italiani ed europei) di vivere in simbiosi con lo Stato e le sue provvidenze deve finire, ma nel contempo, non si può smantellare lo Stato sociale. Se non si vuole il protezionismo dichiarato a termine, e vivere di protezionismo strisciante per non pagarne i prezzi politici, saremo comunque trattati da protezionisti e nasconderemo le nostre piaghe addossandole a paesi come la Cina, che nel secolo scorso hanno assaporato quanto siano benevoli gli aiuti degli occidentali. La proposta di Tremonti di tagliare le tasse all’industria eliminando i contributi di Stato, per rendere più competitive le nostre aziende non può essere lasciata cadere. Ci possono essere aiuti strategici mirati, alla ricerca, a progetti di lungo periodo, il che, purtroppo non vuol dire garantire oggi il lavoro a tutti, ma assicurare un futuro ai nostri giovani volonterosi. Occorre smantellare regole e privilegi, liberalizzando l’economia dagli infiniti lacci che l’Italia e l’Europa impongono, salvaguardando solo poche regole che vadano a favore della classe media, come un tetto agli stipendi dei politici, dei manager pubblici e che al pubblico denaro fanno riferimento, impedendo intrecci che portano un privato con due soldi a governare una società che è pubblica. Il lavoro ci sarà per i giovani ed i pensionati saranno contenti di poter usare le loro pensioni senza dover mantenere i figli. Ai frutti del lavoro va data dignità e va remunerato, come dice Marchionne, al pari degli altri Stati. Non è dignitoso dare 40 mln di euro per il lavoro di una persona. In Italia, di lavoro in ambito energetico, tecnologico, agroindustriale, turistico, culturale, in Italia ce n’è per tutti; per promuove il made in Italy ed il suo gusto occorre che nel mercato interno non vi sia che deriva da millenni di storia.
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