Art.5, “Ci gha i schei….” e Profumo si è dimesso!

di admin
Da tempo eravamo critici sulla gestione globale della banca Unicredit.

L’abbiamo scritto anni fa, glielo abbiamo detto in assemblea soci e più volte avevamo sollecitato Profumo a ritoccare le linee strategiche, senza deflettere dal progetto  di internazionalizzazione scelto dall’ing. Biasi oltre un decennio fa,   per tener conto  maggiormente  delle realtà e delle istituzioni  locali. Di chi  gli ha dato i soldi. Molti giornali  riportavano, e quelli di sinistra oggi ricalcano la dose,  il suo essere  al di  sopra della politica. Il ruolo di Amministratore Delegato  di una grande banca, che comunque è nata per volontà delle Fondazioni  che  ne garantivano l’indipendenza,  non  prescinde mai, e ripeto  mai dalle valutazioni politiche. Ma non  può prescinder anche  da chi  ti paga.   L’operazione  che vede gli arabi quasi al 13%, acquistato con  prezzi di liquidazione,  ( è riduttivo parlare solo dei  libici al 7,5 %)  non  può nascere  senza che  le grandi istituzioni  ne siano state informate. Figurarsi contro!  Molti  non  potevano non sapere  a livello centrale (leggasi ROMA)  quello che stava accadendo, l’unico, a quanto pare, era il presidente  di Unicredito e i principali soci. Le lamentele, poi,  sul modo con  cui sarebbe stato licenziato dopo oltre tredici anni  costellati, secondo  noi,  di grandi idee e qualche  grossolano errore,  sempre silenziati,  sono umanamente accettabili ma non confrontabili con quelle di un cassaintegrato. Che la sinistra lo difenda a spada tratta  credo debba far riflettere sui poteri reali che da anni aggrovigliano  l’Italia. Molte famiglie di operai vivranno   tempi bui, invece crediamo che  il Dott. Profumo avrà  un grande  luminoso futuro, ne siamo certi, senza ironia, in Italia e nel Mondo.  Ricordando che noi  abbiamo sempre  sollevato  perplessità  sulla forte presenza  di questo capitale  rappresentativo di stati arabi sovrani,  non  possiamo  notare che le colpe industriali sono sue ma a quelle politiche hanno concorso in  molti. E poi, diciamocelo: in molti paesi, dove non c’è la Lega,   avrebbero  difeso meglio  i gioielli  nazionali.  Ora, mentre scriviamo, non sappiamo se  e quali decisioni prenderà il Cda di Unicredito sul successore, ma contiamo che esso  collochi la banca al centro di  quel progetto di rilancio  che l’Italia  deve assolutamente riprendere. Senza infingimenti politici, tanto in una democrazia  la politica spunta sempre. Siamo sicuri che la Banca ed i suoi  più autorevoli azionisti, sapranno  trovare, al di  là dell’uomo,  un progetto che veda  riconfermarsi il ruolo di banca  leader nazionale e internazionale, sfruttando e promuovendo, però, quelle sinergie  col territorio nazionale che sta reggendo le sorti dell’Italia.

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