La montagna e la Pac: “un matrimonio che s’ha da fare”

di admin
La nuova Pac dovrebbe assegnare maggiori risorse all'agricoltura montana in quanto produttrice di beni pubblici: sicurezza alimentare, tutela del territorio e capacità di influire sul cambiamento climatico.

Lieve riduzione delle risorse, ma sarano erogate maggiormente alle zone montane. Questo l’ortientamento attuale della discussione sulla prossima Pac secondo quanto emerso nel convegno “Che fine farà l’agricoltura di montagna con la nuova Pac?” organizzato a margine dell’Antica Fiera del Bestiame di San Tommaso ad Erbezzo da Coldiretti Verona, assieme all’Associazione Provinciale Allevatori (Apa) e in collaborazione con Banca di Verona credito cooperativo cadidavid.
“Una discussione in cui Coldiretti è in prima linea – ha spiegato il Direttore di Coldiretti Verona, Pietro Piccioni – nel battersi per cercare di contenere al massimo la riduzione delle risorse. La battaglia è dura poiché non tutti gli Stati Membri hanno la nostra stessa visione del ruolo fondamentale dell’agricoltura, in particolare montana, che va ben oltre la mera economia”.
Ruolo a quanto pare riconosciuto dall’Ue, che ha commissionato numerosi sondaggi tra la popolazione europea. “Secondo l’attuale orientamento Comunitario, frutto dei sondaggi effettuati tra i cittadini, l’agricoltura produce beni pubblici, cioè la sicurezza alimentare, lo sviluppo rurale e contrasta il cambiamento climatico, e’ l’unico settore, infatti, che cattura anidride carbonica invece di produrla, per questo anche dal 2014 al 2020 le risorse per l’agricoltura rappresenterano sempre la principale fetta del bilancio Ue”. Questa in sintesi la relazione del docente di economia agraria di Perugia, Pietro Frascarelli consulenti di Coldiretti ed esperto consultato spesso nella discussione che si sta portando avanti tra gli Stati membri a Bruxelles.
“Sono parole che danno speranza, dato che l’agricotlura di montagna è senz’altro la prima produttrice di beni pubblici, con il proprio ruolo di presidio e tutela del territorio – ha commentato Giorgio Piazza, presidente di Coldiretti Veneto – a maggior ragione mai come ora che il settore dell’allevamento attraversa una crisi senza pari. Dobbiamo collaborare, fare filiera, una fliera corta e tutta italiana, tra le aziende, per riuscire a competere sul mercato, valutando e soprattutto cogliendo al balzo tutte le opportunità che la politica comunitaria saprà offrire soprattutto quelle relative agli investimenti eco-sostenibili nell’ambiente e nelle energie alternative”.
Una crisi di produttitività e di competività che gli agricoltori veronesi si trovano ad affrontare con armi spuntate come ha sottolineato Luciano Pozzerle, presidente dell’Apa, ricordando che “i nostri allevatori contavano su fondi regionali dei Piani di Sviluppo, ma i fondi regionali sono stati distribuiti in modo decisametne sperequato tra le provincie venete”.
Il presidente di Banca di Verona, Giovanni Bertagnoli ha espresso solidarietà agli allevatori e alle aziende agricole montane, come pure Claudio Melotti, presidente della Comunità montana della Lessinia e il sindaco di Erbezzo che ha ospitato l’iniziativa, Lucio Campedelli, mentre Adriano Canteri, membro di giunta di Coldiretti Verona con la delega per la montagna, ha sottolineato il valore degli allevamenti per l’economia montana.
IL problema della competitività è il nodo centrale della futura Pac, “la Comunità Europea non interverrà a sull’andamento dei mercati – ha aggiunto Piccioni – deve essere l’impresa agricola ad autoregolamentarsi nella produzione e nelle scelte strategiche in funzione della domanda e dell’offerta. Sta a noi, quindi, prendere la palla, e acquisire maggior potere contrattuale puntando a filiere agricole corte e tutte italiane che possano dare maggior reddito agli agricoltori e consentano loro di stare sul mercato con le proprie gambe”.

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