Meno erosione, più sicurezza e acqua meno cara con il livello dell’Adige più alto

di admin
Il Consorzio Veronese ha presentato il progetto all'assessore regionale Conte. Tomezzoli: "l'abbassamento dell'alveo crea problemi di derivazione dell'acqua, ma pone seri rischi anche per ponti e argini e lo vediamo tutti i giorni. Oggi tocca al ponte di Albaredo e domani?"

Alzare il livello dell’Adige di un paio di metri per salvare agricoltura, argini, ponti e riportare il fiume ad essere ricco di flora e fauna come trent’anni fa. E’ il progetto presentato oggi a Legnago dal presidente del Consorzio Veronese di Bonifica, Antonio Tomezzoli, all’assessore all’ambiente della Regione Veneto, Maurizio Conte.
“L’Adige è il secondo fiume d’Italia e la prima risorsa idrica del Basso Veneto, ma sta "morendo" a causa del continuo abbassamento del suo fondo, in media di ben 6 metri in circa 50 anni, con punte in alcune zone fino a 8-9 metri. L’abbassamento pone seri problemi all’agricoltura dato che l’acqua di irrigazione deve essere pompata dal fiume con notevoli costi e non derivata dai sifoni a costo zero come accadeva una volta. Ma vi sono gravi problemi anche di sicurezza della popolazione e idraulica, l’erosione dell’alveo mina la stabilità delle fondazioni dei ponti come è accaduto a Legnago e sta accadendo ora ad Albaredo”.
La denuncia arriva dal Consorzio di Bonifica Veronese che proprio per evitare quella che un giorno potrebbe trasformarsi in una vera catastrofe ambientale ed "economica", ha predisposto uno studio di fattibilità per "stabilizzare" il fondo del fiume, riportandolo al livello del 1996 in media due metri più alto rispetto all’attuale quota. IL progetto pilota per la salvaguardia del fiume, che dovrebbe concretizzarsi nella realizzazione di una o più soglie. Ovvero una sorte di muraglioni di sassi subaquei che tagliano l’alveo stabilizzandone il fondo. In questo modo, il consorzio avrebbe anche un risparmio sul costo annuo di energia che oggi deve sostenere di circa 300mila euro; Costi che purtroppo è costretto a caricare sugli utenti.
“ E’ un progetto che certo dovremo riprendere in considerazione – ha commentato l’assessore Conte – dato che la situazione sta aggravandosi, credo che la regione debba mettere il massimo impegno per trovare le soluzioni necessarie per garantire la sicurezza idraulica. Faremo le valutazioni del caso sia dal punto di vista tecnico, che per le risorse. Quanto a quest’ultime, si potrebbe allargare il progetto, coinvolgendo le amministrazioni locali e creando dei salti d’acqua in modo da poter ottenere energia idroelettrica. In questo modo andiamo a risolvere il problema idraulico, abbattiamo i costi dell’irrigazione e diamo un’opportunità all’interno territorio”.
Lo studio di fattibilità delle prime due soglie presentato all’assessore Conte, nella sede dell’ ex Consorzio di Bonifica Valli Grandi e Medio Veronese a Legnago, è stato approvato dall’Autorità di Bacino dell’Adige, ma è fermo perché in attesa di uno studio di fattibilità esteso a tutto il tratto di fiume da Zevio fino al mare.
“Il Consorzio – ha spiegato il direttore generale ing. Roberto Bin – è disponibile e pronto a collaborare con la Regione, che ne ha la competenza, per chiudere velocemente la fase di analisi e per procedere alla progettazione esecutiva degli interventi.
Sono anni che il Consorzio di Bonifica segnala l’esistenza di questo grave problema. L’Adige di fatto non è più un fiume, con le piene periodiche che, trascinando materiale solido a valle mantengono l’alveo sempre alla stessa altezza. E’ di fatto un vero è proprio canale, controllato sempre, tutta l’acqua che scorre, proviene da bacini idroelettrici del Trentino Alto Adige. Il suo utilizzo come risorsa per produrre energia elettrica, ne ha modificato la struttura e la "vita naturale” E’ venuto meno l’apporto di detriti provenienti da monte, e il fondo nel tratto di pianura si è sempre più abbassato. Si sono favorite, di conseguenza, le erosioni e le instabilità arginali, ma ancor più gravi sono le situazioni generate per il conseguente abbassamento del livello del fiume, in particolare nei periodi siccitosi, tanto che è venuta meno la possibilità di derivare con continuità l’acqua per l’irrigazione di vaste zone della pianura veronese, se non a costi davvero inaccettabile.
Il progetto prevede la costruzione di una prima soglia in pietrame nella zona di Legnago, poco a valle di una delle sette prese irrigue dell’ex Consorzio Valli Grandi e monitorarne l’effetto sul livello del fiume. La briglia, una specie di muraglione realizzato con massi ciclopici da posizionare sul letto del fiume, consentirà da un lato di "frenare" l’erosione del fondo in atto, e dall’altro di mantenere, nelle condizioni di magra fluviale, i peli liquidi almeno al livello attuale. Se la sperimentazione darà risultati favorevoli si procederà per ripristinare il livello del fiume, sempre nelle condizioni di magra, ai valori degli anni ’70-’80. Qualora invece i risultati non fossero quelli attesi la briglia potrà essere rimossa senza alcun danno ambientale per l’Adige. Un piano ambizioso quanto importante che punta a salvaguardare il fiume nel tratto di pianura a valle di Zevio, in provincia di Verona, sino alla foce nel Rodigino.

Condividi ora!