Melone precoce veronese: prezzi ballerini e in ribasso
di adminAllungare la campagna produttiva, affiancando le varietà tardive a quella precoce e puntare sulla lavorazione e sulla quarta gamma, nonché sulla vendita diretta per accorciare i passaggi e puntare ad una filiera agricola tutta italiana. Così si valorizza una coltivazione ad elevato valore aggiunto come il melone veronese che un frutto sempre più apprezzato dai consumatori ma la cui richiesta è davvero ondivaga e capricciosa.
“I consumi di melone variano molto da una settimana all’altra, è proprio il caso di dire che “sentono il tempo” – spiega il Direttore di Coldiretti Verona, Pietro Piccioni – bastano un po’ di freddo e qualche pioggia e gli acquisti calano. Questo comportamento dei consumatori si riflette in modo diretto sui prezzi generando un’aleatorietà, davvero stupefacente. Naturalmente, come sempre capita, le improvvise flessioni si verificano alla produzione, non al consumo. Volatilità dei prezzi a parte, si pensi che se a giugno dello scorso anno, il melone era pagato 0,59 al al chilogrammo, alla produzione, nei banchi frigo dei supermercati lo si trovava a 1,65”.
IL melone è un frutto che piace spiega Lorenzo Bazzana, responsabile dell’area economica di Coldiretti “il cui consumo cresce del 2% l’anno, 78 famiglie su 100 nel acquistano almeno uno l’anno. E’ un frutto su cui la quarta gamma, spinge molto, perché può essere venduto come finger food e perché si conserva bene una volta tagliato”.
Il produttore principale è la Spagna, il concorrente emergente la Turchia, ma i produttori veronesi che hanno concentrato la produzione nei mesi di maggio e giugno con la varietà precoce (367 ettari coltiva in pieno campo per 127mila quintali di produzione, più 13mila quintali di coltivatazione in serra) debbono fare i conti anche con i vicini agricoltori mantovani che producono anche la varietà tardiva, quella che si coltiva fino a giugno.
“Ampliando la durata della campagna, con altre varietà, – aggiunge Piccioni – si riesce a dare maggiore stabilità ai ricavi delle vendite, dato che si spalma la volatilità dei prezzi su più settimane, anche se, bisogna dire che i prezzi migliori si spuntano proprio per le varietà precoci, all’inizio della stagione, in maggio. Quest’anno in maggio, il melone precoce ha spuntato 0,79 al chilogrammo, molto meno, in ogni caso del prezzo alla produzione dello scorso anno che ha toccato l’1,13 nello stesso periodo. Negli stessi periodo però il prezzo al consumo non è variato, evidentemente la ripartizione degli effetti negativi della congiuntura deve ricadere solo sugli agricoltori. Per questo puntiamo sui mercati di Campagna Amica, sulla vendita diretta, su sistemi di distribuzione che bypassino le fasi intermedie arrivando direttamente alla distruzione, dato che il 53% degli acquisti avviene attraverso questo canale”.
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