Tariffa d’igiene ambientale, Confcommercio Verona chiede la revisione
di adminUno tra i numerosi problemi che assillano gli imprenditori veronesi è la Tia, tariffa igiene ambientale. Tema emerso più volte negli incontri che il neopresidente di Confcommercio Verona Paolo Arena ha avuto con i rappresentanti di categoria e di territorio, che gli hanno evidenziato come le bollette incidano pesantemente sui bilanci delle aziende.
“Nei Comuni che sono passati al nuovo sistema tariffario vengono segnalate situazioni in cui le imprese hanno subito aumenti superiori al 300%, con incrementi medi che hanno toccato il 200%”, sottolinea Arena. “Ad esempio un commerciante del settore ortofrutticolo con attività posizionata su una superficie di 200 metri quadri con la Tarsu pagava 850 euro, mentre con la Tia è passato alla iperbolica cifra di 4.200 euro. Tutto ciò senza che vi sia stato aumento della sua produzione di rifiuti. Diversa, invece, è la situazione per quei Comuni che non hanno ancora adottato la nuova tariffa; qui gli aumenti sono stati contenuti nell’ordine di un 30%”.
Come mai si è verificata questa situazione?
“L’importo che ogni categoria di utenza paga – risponde Arena – viene determinato sulla scorta di parametri previsti da una normativa nazionale. Tali parametri non corrispondono, tuttavia, alla reale produzione di rifiuti e, pertanto, non hanno tenuto conto delle effettive esigenze delle imprese. Un tariffa, in buona sostanza, costruita a tavolino”.
Come viene “costruita” la fattura-bolletta sui rifiuti?
“Se si analizza la fattura-bolletta si nota che ci sono costi imputabili direttamente alla generalità degli utenti, come la pulizia delle strade e altri, invece, riferiti alla singola utenza. Nel bilancio delle aziende che gestiscono i rifiuti urbani appaiono, quindi, due distinte tipologie di oneri: quelli di natura fissa e quelli di natura variabile”.
E allora?
“Allora bisogna… riformare la riforma: è un imperativo categorico. La Confcommercio nazionale ha presentato al Governo una sua proposta di riforma che è più aderente alla realtà. Pensiamo, ad esempio, ad un impresa alberghiera o della ristorazione che dispone di grandi superfici e che le utilizza in forma stagionale o con tassi di occupazione molto bassi. Queste imprese si trovano a dover pagare una tariffa anche per periodi di inattività o di ridotta produzione. La Tia era nata su un principio sacrosanto: “chi inquina, paga”. Ma questo principio, se poniamo attenzione agli esempi appena citati, non è stato rispettato”.
Le Ato – Autorità territoriali ottimali – possono fare qualcosa?
“Dalle Ato ci aspettiamo molto. Quali realtà sovracomunali, dovranno coordinare il territorio per creare sinergie ed economie di scala che i singoli Comuni attualmente non sono in grado di mettere in rete”.
Nel frattempo una piccola vittoria, almeno per il consumatore finale, che non recupera l’Iva è stata ottenuta: una recente sentenza della Corte costituzionale ha infatti sancito che la tariffa per l’igiene ambientale non deve essere assoggettata all’imposta sul valore aggiunto.
“Bisogna arrivare ad un sistema che faccia pagare al singolo solo i rifiuti effettivamente prodotti e smaltiti tramite il servizio “pubblico” di raccolta”, evidenzia il direttore generale di Confcommercio Verona Giorgio Sartori.
Che prosegue: “devono essere premiate, attraverso l’applicazione di sconti, quelle imprese che smaltiscono in proprio o che conferiscono alcuni rifiuti a ditte diverse da quella che svolgono il servizio “pubblico”. I rifiuti devono diventare, anche attraverso i Consorzi di settore, una risorsa. Bisogna inoltre “cambiare mentalità”, nel senso che dovremo lavorare assieme ai Comuni e in futuro alle Autorità territoriali ottimali per favorire i luoghi di smaltimento dei rifiuti, invece che osteggiarli per partito preso. Bisogna operare con le realtà locali per pervenire ad un sistema di gestione dei rifiuti che, accanto ai risparmi per le attività commerciali, contemperi la gestione sostenibile di un ecosistema. Non possiamo comunque permetterci, spendendo la sola politica del risparmio economico, di arrivare a situazioni drammatiche come quelle che hanno dovuto affrontare gli imprenditori di Napoli che avranno pagato poco o nulla, ma avevano i rifiuti davanti al negozio”.
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