Voci veronesi dal Vinitaly, Tezza: sostenibilità e certificazioni per conquistare i mercati internazionali
di RedazioneNel panorama della 58ª edizione di Vinitaly, l’azienda Tezza si distingue per un impegno concreto verso sostenibilità, innovazione e internazionalizzazione. Con una storia familiare che affonda le radici negli anni Sessanta, la cantina ha intrapreso un importante percorso di rinnovamento culminato nell’ottenimento di certificazioni chiave come il biologico, la sostenibilità aziendale e la certificazione vegan. A raccontarlo è Vanio Tezza, enologo e responsabile commerciale export, che evidenzia come questi elementi rappresentino oggi un valore aggiunto fondamentale per competere sui mercati globali.
Vanio Tezza, qual è il suo ruolo all’interno dell’azienda?
Nasco come enologo e winemaker, ma mi occupo anche della parte commerciale e, in particolare, dell’export. È proprio per questo motivo che sono presente a Vinitaly, dove posso seguire direttamente i rapporti con i mercati internazionali.
Alla fine di questa cinquantottesima edizione di Vinitaly, qual è il bilancio della vostra cantina?
Siamo molto contenti perché stiamo raccogliendo quanto seminato nel corso degli anni. La cantina nasce negli anni ’60 grazie a mio padre e ai suoi fratelli, ma dal 1998 io e i miei cugini abbiamo avviato un importante processo di rinnovamento dei vigneti e della struttura aziendale, culminato nel 2020 con l’ottenimento della certificazione biologica. Tutti i 30 ettari di proprietà sono certificati bio, così come l’intera produzione in cantina. Inoltre, due anni fa abbiamo ottenuto la certificazione di sostenibilità aziendale e quella dei vini vegan. Queste tre certificazioni rappresentano un valore fondamentale: oggi non bastano più solo qualità e prezzo, ma sono necessari anche standard riconosciuti che aprono le porte a nuovi mercati e rafforzano la presenza in quelli già consolidati.
L’ottenimento di queste certificazioni richiede un lavoro preparatorio significativo. Quali vantaggi comportano per l’azienda?
Si tratta di certificazioni complesse da ottenere. Per il biologico, ad esempio, sono necessari tre anni di conversione durante i quali si eliminano completamente i prodotti chimici sia nei vigneti sia in cantina. Questo approccio ci permette di realizzare vini di alta qualità utilizzando esclusivamente prodotti naturali e con un bassissimo livello di solfiti. La certificazione di sostenibilità, invece, valuta l’impatto complessivo dell’azienda sull’ambiente e le relazioni con clienti e fornitori. È particolarmente richiesta dai principali monopoli internazionali, come quelli di Svezia, Norvegia e Canada, Paesi con cui collaboriamo da oltre 25 anni.
Infine, quali caratteristiche deve avere un vino certificato vegan e perché questa certificazione è sempre più richiesta?
Il vino, di per sé, può essere considerato vegano, ma tradizionalmente durante il processo di chiarifica possono essere utilizzati prodotti di origine animale, come albumina, gelatina o colla di pesce. Evitando completamente questi elementi e utilizzando alternative vegetali, è possibile ottenere la certificazione da parte di un ente accreditato. Questo riconoscimento rappresenta un ulteriore valore aggiunto, particolarmente apprezzato in mercati come Svizzera, Inghilterra e Danimarca, dove la sensibilità verso queste tematiche è molto elevata.
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