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Lavoro, in Veneto 3 morti a gennaio (-62,5%) ma la regione resta sopra la media nazionale

di Matteo Scolari
Verona e Padova in zona rossa per rischio di mortalità sul lavoro. Invariato il numero degli infortuni: quasi 5mila denunce nel primo mese del 2026.

Inizia con un calo significativo delle morti sul lavoro il 2026 in Veneto, ma il livello di rischio resta comunque superiore alla media nazionale. Nel mese di gennaio si sono registrati 3 decessi, contro gli 8 dello stesso periodo del 2025, con una diminuzione del 62,5%. Nonostante questo miglioramento, la regione rimane classificata in zona arancione nella mappatura nazionale dell’emergenza sicurezza sul lavoro.

A evidenziarlo è l’analisi dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering di Mestre, che monitora l’andamento degli infortuni attraverso un indice basato sull’incidenza delle morti ogni milione di occupati.

«Il decremento della mortalità registrato in Veneto rispetto a gennaio 2025 è più che confortante», commenta Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio. «Ma, nonostante l’inversione di tendenza, il Veneto si trova ancora in zona arancione, con un’incidenza di mortalità superiore alla media nazionale».

Mauro Rossato.
Mauro Rossato.

Verona tra le province con il rischio più alto

L’indice di rischio elaborato dall’Osservatorio evidenzia criticità soprattutto in alcune province. Padova e Verona risultano entrambe in zona rossa, ovvero con un’incidenza di mortalità superiore al 125% rispetto alla media nazionale.

A fine gennaio l’incidenza in Veneto è pari a 1,3 morti per milione di occupati, superiore alla media italiana di 1,2. Il valore più elevato si registra a Padova (4,5), seguita da Verona (2,3).

Nel dettaglio, delle 3 vittime registrate nel primo mese del 2026, due si sono verificate in provincia di Padova e una in provincia di Verona. Tutti i decessi sono avvenuti durante l’attività lavorativa.

Infortuni complessivi quasi stabili

Sul fronte complessivo degli infortuni il quadro appare sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno. A fine gennaio le denunce totali sono 4.910, contro le 4.925 del 2025.

La provincia di Verona registra il numero più elevato di denunce, con 973 casi, seguita da Padova (957), Vicenza (950), Treviso (903), Venezia (760), Belluno (242) e Rovigo (125).

Per quanto riguarda la distribuzione per genere, 3.168 denunce riguardano lavoratori uomini, mentre 1.742 coinvolgono donne. Le denunce di lavoratori stranieri sono 1.223, di cui 1.044 avvenute durante l’attività lavorativa; tra le vittime registrate nel mese figura anche un lavoratore straniero.

Manifattura il settore più colpito

Dal punto di vista settoriale, l’attività manifatturiera continua a essere il comparto con il maggior numero di infortuni denunciati, con 734 casi. Seguono costruzioni (237), commercio (235), sanità (209) e trasporti e magazzinaggio (196).

Un operaio al lavoro.
Un operaio al lavoro.

L’Osservatorio ricorda che l’incidenza degli infortuni mortali misura il numero di lavoratori deceduti ogni milione di occupati in una determinata area geografica e consente di confrontare il fenomeno tra territori con popolazioni lavorative differenti.

Nonostante il calo registrato a inizio anno, i dati indicano dunque che la sicurezza sul lavoro rimane un tema critico anche per il Veneto, con alcune province – tra cui Verona – che continuano a presentare livelli di rischio più elevati rispetto alla media nazionale.

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