Enrico Marchi: «Il Catullo cresce perché abbiamo fatto sistema»
di Matteo ScolariUn’inaugurazione che ha il sapore della concretezza. L’evento celebrativo che si è tenuto martedì 24 febbraio all’Aeroporto Valerio Catullo ha segnato non solo la conclusione del Progetto Romeo, ma anche il punto di arrivo di un percorso iniziato in anni difficili per lo scalo scaligero. Oggi il Catullo si presenta con 36 mila metri quadrati di superficie, 13 a 19 gate, nuovi impianti di sicurezza e un sistema bagagli di ultima generazione, oltre a una forte impronta green con 200 moduli fotovoltaici e materiali riciclati. Un salto di qualità che, come sottolinea Enrico Marchi, è il frutto di un lavoro serio, coerente e di sistema.
Presidente, qual è il significato di questa inaugurazione per il Gruppo SAVE e per Verona?
La nuova aerostazione è il frutto tangibile dell’impegno e della serietà con cui ci siamo accostati all’aeroporto di Verona fin dal primo aumento di capitale, in un momento in cui lo scalo veniva da anni molto difficili. Oggi inauguriamo una struttura bellissima che siamo riusciti a far crescere in parallelo con il traffico passeggeri: questo è il vero segreto del successo. Far crescere in maniera equilibrata passeggeri e infrastrutture significa dare solidità al progetto industriale.

I numeri vi danno ragione: il 2025 si è chiuso con il record storico di passeggeri. Che valore ha questo risultato?
L’anno scorso abbiamo registrato il numero massimo di passeggeri nella storia del Catullo. Oggi è l’aeroporto che cresce di più all’interno del nostro sistema. Questo dimostra, al di là delle parole, l’impegno, la dedizione e la serietà con cui lavoriamo per far crescere lo scalo. I risultati sono la misura più oggettiva del lavoro svolto.
Che ruolo avrà Verona all’interno del sistema aeroportuale del Nordest?
Il sistema aeroportuale del Nordest ha fatto scuola. Invece di dividerci e farci concorrenza interna, abbiamo scelto di collaborare, valorizzando le specificità di ciascun aeroporto. Si parla spesso di “fare sistema”, ma nei servizi di pubblica utilità l’unico settore in cui questo è avvenuto concretamente è quello aeroportuale. Mi auguro che in futuro lo stesso approccio venga adottato anche in altri ambiti strategici come le multiutility o le infrastrutture autostradali. Solo così possiamo rendere più forte e competitiva la nostra regione.

C’è chi teme che Verona possa essere penalizzata rispetto ad altri scali del gruppo. Cosa risponde?
I numeri raccontano un’altra storia. Il Catullo è oggi lo scalo che cresce di più nel nostro sistema. Abbiamo investito 90 milioni di euro in un progetto strutturale, non in un maquillage. La crescita è concreta, misurabile, sostenuta da nuove rotte e da un posizionamento sempre più solido nel panorama nazionale e internazionale.
Le Olimpiadi hanno rappresentato un banco di prova importante. Che bilancio fa?
Sono molto soddisfatto. Abbiamo seguito le Olimpiadi con grande attenzione, senza criticità, ricevendo molti complimenti sia a Verona sia a Venezia. È stata l’ennesima dimostrazione della capacità organizzativa e della passione con cui lavoriamo. Il nostro obiettivo è far vivere a ogni passeggero – atleti compresi – un’esperienza aeroportuale di qualità.

Dopo il Progetto Romeo, quale sarà la prossima sfida?
Continuare a crescere in modo equilibrato. L’infrastruttura ora è adeguata a sostenere ulteriori sviluppi di traffico. Dobbiamo consolidare i collegamenti esistenti, lavorare sulle frequenze e intercettare nuove opportunità. L’importante è mantenere coerenza tra sviluppo commerciale e capacità infrastrutturale. È questa la lezione che abbiamo applicato a Verona e che continueremo a seguire.
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