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De Togni: Mercosur e nuova PAC, così l’agricoltura europea rischia di perdere equilibrio

di Matteo Scolari
Il presidente di Confagricoltura Verona: accordo accettabile solo se cambia. Senza reciprocità, controlli efficaci e risorse certe, a pagare sarà il settore primario. Preoccupano la riforma della PAC e la perdita di uniformità tra gli Stati membri.

L’agricoltura veronese ed europea si trova al centro di una fase di profonda trasformazione, segnata da scelte politiche che incidono direttamente sulla competitività delle imprese. Dall’accordo UE-Mercosur alla riforma della Politica agricola comune, fino alle sfide imposte dal cambiamento climatico, il presidente di Confagricoltura Verona, Alberto De Togni, interviene a Focus Verona Economia per chiarire la posizione del mondo agricolo, alla vigilia della 117ª edizione di Fieragricola.

Presidente De Togni, la vostra posizione sull’accordo UE-Mercosur è allineata a quella di Coldiretti?

Sì, totalmente. Non c’è una virgola da cambiare rispetto a quanto detto da Alex Vantini e dal presidente regionale Carlo Salvan. Le organizzazioni agricole europee si sono mosse in modo unitario e coordinato, sia a Bruxelles che a Strasburgo. L’opposizione al trattato, così com’è, è condivisa e motivata.

Qual è l’elemento più critico dell’accordo nella versione attuale?

Il punto centrale è che non garantisce condizioni eque per gli agricoltori europei. Se dovesse entrare in vigore senza modifiche sostanziali, le conseguenze per il settore primario sarebbero negative. È corretto che sia stato sospeso per una verifica di compatibilità giuridica, ma il problema è soprattutto economico e politico.

C’è chi sostiene che alcuni comparti agricoli potrebbero beneficiarne, come vino e prodotti DOP e IGP.

È una speranza più che una certezza. Sulla carta alcune indicazioni geografiche sono tutelate, ma resta una domanda fondamentale: chi controlla davvero? Oggi i controlli alle frontiere riguardano solo una quota molto limitata delle merci importate, circa il 13%. Questo rende il sistema estremamente fragile.

Per quanto riguarda il vino, quali sono le reali prospettive?

Bisogna essere molto realistici. Argentina e Brasile sono produttori importantissimi di vino, con costi di produzione decisamente inferiori ai nostri. Non possiamo pensare di entrare in quei mercati come se fossero spazi liberi. Ci saranno opportunità per alcune nicchie, ma parliamo di paesi con un potere d’acquisto medio basso. È difficile immaginare un consumo diffuso di vini europei di fascia alta.

Il governo parla però di un accordo vantaggioso per il sistema Paese.

A parole tutto sembra risolto: reciprocità, modifiche al Mercosur, una PAC più forte e resiliente. Nei fatti, però, siamo ancora fermi alle dichiarazioni. Le risorse per l’agricoltura sono state prima ridotte e poi solo parzialmente ripristinate. Questo non è un vero rafforzamento del settore.

La nuova PAC può essere considerata una buona notizia?

Solo in parte. È vero che il taglio inizialmente previsto è stato ridimensionato, ma non sono arrivate risorse aggiuntive. Prima vengono tolti dieci euro e poi ne vengono restituiti sette. Così non si costruisce un sistema agricolo competitivo, resiliente e in grado di affrontare il futuro.

Cosa la preoccupa maggiormente nella riforma della PAC?

La creazione di un fondo unico non più esclusivamente dedicato all’agricoltura. Se più politiche attingono allo stesso contenitore, il settore primario perde certezze. Inoltre, la gestione sempre più nazionale delle risorse rischia di creare forti squilibri tra Stati membri, soprattutto tra paesi con finanze pubbliche solide e paesi, come l’Italia, con un debito elevato.

Finora la PAC ha garantito condizioni abbastanza uniformi in Europa.

Esatto. Ha permesso di creare un mercato agricolo relativamente omogeneo, in cui produrre in Italia, Francia o Olanda significava confrontarsi con regole simili. Smantellare questo equilibrio significa introdurre distorsioni competitive molto forti nel giro di pochi anni.

A Fieragricola si parlerà anche di sicurezza alimentare e cambiamento climatico.

Sono due temi strettamente collegati. Il cambiamento climatico è ormai evidente: meno acqua disponibile, temperature estreme, eventi atmosferici sempre più violenti. L’agricoltura deve adattarsi, razionalizzando l’uso dell’acqua e investendo in innovazione genetica e tecnologica. Negare questa realtà significa non guardare i dati.

Che ruolo ha l’innovazione in questo scenario?

Un ruolo centrale. Non basta assicurarsi contro i danni: serve prevenzione. Nuove varietà più resistenti, tecniche genetiche avanzate, gestione intelligente delle risorse. Solo così possiamo mantenere produttività e redditività in un contesto climatico sempre più instabile.

Verona resta comunque una provincia leader nell’export agroalimentare.

Sì, ed è un dato che confermiamo ogni anno. Verona è tra le prime province italiane per export agroalimentare perché qui agricoltura, trasformazione, territorio e turismo dialogano tra loro. I nostri prodotti non sono solo merci, ma espressione di una cultura e di uno stile di vita che il mercato internazionale continua a riconoscere.

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