Stefania Zivelonghi: «Le Olimpiadi? Una legacy che resterà nella città e nelle persone»
di Matteo ScolariVerona è già in clima olimpico. Cantieri, allestimenti, simboli, volontari e una macchina organizzativa complessa che coinvolge istituzioni, forze dell’ordine, aziende di trasporto e centinaia di operatori. Le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 non sono più un orizzonte lontano: sono una realtà concreta che attraversa la città e il territorio provinciale, lasciando segni visibili e – soprattutto – una legacy destinata a durare nel tempo. L’assessora alla Sicurezza e ai Grandi Eventi del Comune di Verona Stefania Zivelonghi racconta a Focus Verona Economia il dietro le quinte di un evento planetario.
Assessora, Verona è ormai entrata ufficialmente nel clima olimpico: a che punto siamo?
Ci siamo e siamo nel pieno delle attività. Quando parlo di “noi” intendo non solo l’amministrazione comunale, ma una pluralità di soggetti: Prefettura, Questura, aziende di trasporto, volontari. È una macchina organizzativa molto articolata, ormai a pieno regime. Il fermento non è solo nelle cabine di regia, ma anche nella quotidianità dei cittadini: il look of the city, i cerchi olimpici a Castelvecchio, i cantieri, i materiali che arrivano in Arena. Sono segni tangibili che Verona sta già vivendo il clima olimpico.

Quanto lavoro c’è stato dietro questa fase preparatoria?
C’è stato e c’è tuttora un lavoro enorme. Gli uffici comunali e il mio assessorato sono impegnati da mesi, ma ciò che vogliamo trasmettere ai cittadini è soprattutto il sentiment di quello che sta accadendo: non qualcosa di distante o riservato agli addetti ai lavori, ma un evento che coinvolge la città nella sua quotidianità, nel passeggio, negli spostamenti, nella percezione stessa dello spazio urbano.

Milano Cortina 2026 è la prima Olimpiade “diffusa”: cosa significa per l’organizzazione?
È una novità assoluta. Coordinare territori diversi, sedi di gara e sedi delle cerimonie, logistiche differenziate e due regioni comporta una complessità organizzativa senza precedenti. È una vera avventura, che richiede un livello di cooperazione istituzionale molto alto e una visione condivisa.
Verona non ospiterà gare, ma avrà un ruolo centrale con le cerimonie:
Esatto. Verona è protagonista con la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici il 22 febbraio e con l’apertura delle Paralimpiadi il 6 marzo. Due eventi di portata mondiale che si svolgeranno in un luogo unico come l’Arena, un sito archeologico di duemila anni. Questo rende la sfida ancora più affascinante e complessa.
Arena e accessibilità: perché questo tema è così centrale?
Perché l’Arena non è solo un luogo iconico, ma un sito archeologico. Pensare e realizzare due cerimonie olimpiche di questa portata all’interno di un contesto storico così delicato, garantendo al tempo stesso la piena accessibilità, è una sfida enorme. Ma proprio qui sta una delle legacy più importanti: una nuova sensibilità sull’accessibilità, applicata anche ai luoghi storici. Un cambio di paradigma che resterà alla città.

Il passaggio della Fiamma olimpica sarà uno dei momenti più partecipati:
Sì, sarà probabilmente il momento in cui la cittadinanza potrà sentirsi più direttamente coinvolta. A differenza delle cerimonie, che prevedono inevitabili limitazioni per ragioni di sicurezza, il passaggio della Fiamma consentirà una partecipazione più ampia e sentita. C’è stata grandissima attenzione al percorso, ai tedofori, alla sicurezza, proprio per permettere a tutti di vivere questo evento simbolico.

Ci sarà anche un forte messaggio simbolico di pace:
Il passaggio della Fiamma trail palestinese Aziz Abu Sarah e l’israeliano Maoz Inon rappresenta un momento di grande valore. In un contesto internazionale difficile, questo gesto assume un significato ancora più potente. È uno di quei messaggi che lo sport riesce a trasmettere meglio di qualsiasi parola.
Casa Verona all’Arsenale è un altro tassello importante:
Anche questa è una grande legacy. L’Arsenale è un luogo che per troppo tempo i veronesi hanno visto fermo. Oggi una parte di questo spazio è tornata a vivere come luogo accogliente, funzionale, aperto ai cittadini. È nato per le Olimpiadi, ma resterà anche dopo: uno spazio che il Comune metterà a disposizione della comunità, per incontri, eventi, sport e cultura.

Quale eredità lasceranno davvero le Olimpiadi a Verona?
Oltre alle infrastrutture e agli interventi tangibili, credo che la legacy più importante sarà immateriale. Rimarrà nelle persone: nei volontari, in gran parte giovani, che stanno vivendo questa esperienza; negli operatori, nelle forze dell’ordine, negli amministratori. Essere parte di un evento mondiale segna un percorso umano e professionale. È qualcosa che resta dentro, ed è forse il valore più profondo che le Olimpiadi lasceranno alla nostra città.
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