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Commercio in affanno: vendite al dettaglio ferme, famiglie costrette a tagliare

di Matteo Scolari
I consumatori stringono la cinghia: rincari e spese obbligate riducono i volumi d’acquisto, mentre il commercio al dettaglio resta fermo e rischia un autunno ancora più difficile.

Il Codacons lancia l’allarme dopo i dati diffusi a inizio settembre dall’Istat: a luglio le vendite al dettaglio segnano un -0,2% in volume rispetto al mese precedente e rimangono stabili su base annua, confermando un trend negativo che si trascina da mesi. Nei primi sette mesi del 2025 il quadro è chiaro: a fronte di una crescita in valore del +0,8%, i volumi sono scesi del -0,8%, segno di famiglie che spendono di più ma portano a casa meno prodotti.

Secondo l’associazione dei consumatori, i rincari registrati in comparti chiave stanno impattando pesantemente sulle abitudini degli italiani. «I dati dell’Istat dimostrano in modo inequivocabile come i rincari dei prezzi portino i cittadini a tagliare la spesa, ma al tempo stesso a spendere di più» – sottolinea il Codacons – «Il vero allarme è alle porte: in autunno, tra rincari dei prezzi, spese obbligate per la scuola e attesi rialzi delle bollette energetiche, gli italiani potrebbero ridurre ulteriormente i consumi, con effetti negativi diretti sull’economia nazionale».

Il fenomeno, pur risultando sostanzialmente diffuso, continua ad interessare, al netto di occasionali e contenuti recuperi, in modo più significativo i settori tradizionali come l’alimentare, il vestiario e i mobili, con una marcata penalizzazione delle imprese di minori dimensioni, quelle che costituiscono il tessuto commerciale delle nostre città.

Un campanello d’allarme che riguarda da vicino anche il Veneto e Verona, territori con forte presenza di piccole attività commerciali, già messe alla prova da costi in crescita e margini sempre più ridotti.

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