ForGreen: energia rinnovabile, comunità e sostenibilità condivisa
di Matteo ScolariForGreen è una delle prime realtà in Italia ad aver creduto nella condivisione dell’energia come leva per la sostenibilità. Nata nel 2009, ma con radici imprenditoriali che risalgono al 1999, ha saputo coniugare innovazione, partecipazione e impatto sociale, anticipando l’attuale modello delle comunità energetiche rinnovabili. Gabriele Nicolis, amministratore delegato, e Riccardo Tessari, responsabile direzione mercati, ci raccontano il percorso di una società benefit che ha fatto della transizione ecologica una scelta concreta e partecipata.
Come nasce ForGreen e qual è stato il vostro approccio alla sostenibilità energetica?
Nicolis – L’idea è nata nel 2009, ma già dieci anni prima avevamo sviluppato progetti nel settore energia. Con ForGreen volevamo creare una realtà capace di avvicinare le persone alla produzione di energia. Quando un cittadino partecipa alla generazione di energia rinnovabile, capisce meglio quanto costa produrla e la utilizza in modo più consapevole. Questo porta a una maggiore efficienza e responsabilità.
Come avete trasformato questo obiettivo in un modello operativo concreto?
Nicolis – Ci siamo ispirati al modello delle cooperative energetiche europee, in particolare del Nord Europa. Il nostro primo progetto si chiama Energyland, nato a Grezzana: un impianto fotovoltaico condiviso, tra i primi in Veneto e in Italia. Da lì abbiamo strutturato un modello in cui ForGreen è il partner tecnico e i cittadini diventano soci e consumatori consapevoli.
Cosa è oggi il progetto WeForGreen Sharing?
Tessari – È un sistema di cooperativa energetica che oggi coinvolge quasi 3.000 soci in tutta Italia, ha raccolto oltre 10 milioni di euro in investimenti e realizzato 12 megawatt di impianti fotovoltaici. È un’esperienza che nasce da un bisogno semplice: molte famiglie non possono installare pannelli sul proprio tetto. Condividendo impianti comuni, possono autoprodurre e ridurre la bolletta. Nel 2022, in piena crisi energetica, i nostri soci non hanno subito aumenti grazie a questo modello.
Ora vi occupate anche di comunità energetiche per terzi: cosa cambia?
Tessari – Il legislatore europeo ha riconosciuto il valore dell’energia condivisa. Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) permettono a cittadini, imprese ed enti di condividere energia locale e beneficiare di incentivi. Abbiamo costituito la prima nostra CER nel 2023, a Grezzana, coinvolgendo quattro imprese e destinando parte dei ricavi a progetti sociali per il territorio. Vogliamo replicare questo modello in Veneto, Marche e Puglia.
State anche ampliando il vostro raggio d’azione, giusto?
Nicolis – Sì, abbiamo un piano di sviluppo triennale più tre, che guarda al 2030. Stiamo realizzando nuovi impianti e supportando soggetti terzi nella creazione di CER, come imprese, diocesi e Fondazione Cariverona, con cui collaboriamo per accompagnare 15 comunità. Inoltre, stiamo portando la nostra esperienza anche in altri Paesi europei, per condividere il nostro modello e imparare da realtà simili.
Cosa rende solida ForGreen dopo 15 anni di attività?
Nicolis – Non è solo l’intuizione iniziale, ma la capacità di gestione nel tempo. Abbiamo realizzato investimenti per oltre 22 milioni di euro, abbiamo banche che oggi ci affiancano, e soci attivi che credono nel progetto. Il nostro obiettivo non è conquistare mercati, ma generare valore condiviso, anche attraverso scambi culturali ed esperienziali con l’estero.
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