Revocati i licenziamenti nei musei di Verona: lavoratori ostaggio del caos negli appalti
di Matteo ScolariUna buona notizia arrivata troppo tardi. Dopo tre giorni di ansia e incertezza, i licenziamenti dei 60 dipendenti della cooperativa Macchine Celibi, impegnati nei servizi museali del Comune di Verona, sono stati revocati. Una comunicazione improvvisa, arrivata nella serata di venerdì 2 maggio, che ha chiuso, almeno temporaneamente, una vicenda dai contorni assurdi, consumatasi simbolicamente attorno al Primo Maggio, giornata del lavoro e dei diritti.
Secondo quanto riferito ai dipendenti, la revoca sarebbe conseguente a una proroga predisposta dal Comune di Verona sull’attuale appalto in scadenza al 31 maggio. Un passaggio che, se confermato, dimostra — come evidenzia la Filcams CGIL Verona — «quanto sarebbe bastato un normale confronto preventivo per evitare una gestione traumatica e inaccettabile per decine di famiglie».
Il sindacato denuncia un sistema che continua a mostrare i suoi limiti strutturali, dove i lavoratori rimangono schiacciati tra le decisioni unilaterali delle imprese e le mancate comunicazioni da parte della pubblica amministrazione. «Questi lavoratori sono stati tenuti in ostaggio da logiche che nulla hanno a che vedere con la tutela del servizio pubblico e della professionalità», si legge nella nota.
La Filcams CGIL, pur prendendo atto della revoca dei licenziamenti, mantiene lo stato di agitazione aperto, chiedendo con fermezza:
- l’apertura di un tavolo di confronto permanente tra Comune, cooperative e sindacati;
- la pubblicazione urgente del nuovo bando, con garanzie sulla continuità occupazionale, sul riconoscimento delle competenze e sull’applicazione di un contratto adeguato, come quello Federculture.
La riunione in programma lunedì a Palazzo Barbieri sarà quindi determinante. «Ci aspettiamo progressi concreti, non rassicurazioni verbali», dichiara la Filcams CGIL. «Solo un nuovo quadro di regole chiare potrà mettere fine a un sistema di appalti che alimenta precarietà, svalorizza il lavoro e mette a rischio la qualità del servizio nei musei cittadini».
La puntualizzazione della cooperativa
In merito, è intervenuta anche la cooperativa Le Macchine Celibi, che ha diffuso un comunicato in cui chiarisce la propria posizione. Secondo quanto dichiarato, il contratto con il Comune — in proroga dal 2024 — scade ufficialmente il 31 maggio 2025. In assenza di una proroga formale, la cooperativa ha spiegato di aver agito nel rispetto delle norme previste dal contratto nazionale Multiservizi, notificando il preavviso di licenziamento “come atto dovuto”. Le Macchine Celibi precisa inoltre di aver sollecitato più volte un confronto con l’amministrazione comunale nei mesi scorsi, senza ottenere risposte. La revoca è avvenuta solo a seguito di una mail del Comune ricevuta il 2 maggio, che annunciava l’intenzione di estendere temporaneamente l’appalto.
Nel medesimo documento, la cooperativa sottolinea il proprio impegno nella stabilizzazione del personale, specificando di essere stata la prima a introdurre contratti a tempo indeterminato e tutele sindacali in un settore spesso segnato da precariato e ritenute d’acconto. Aggiunge inoltre che, nel panorama del Nord Est, è l’unico soggetto ad aver applicato il contratto Federculture in un grande appalto museale. Alla luce di ciò, chiede che il nuovo bando valorizzi questa scelta, tenendo conto anche dei prossimi aumenti salariali previsti dal CCNL dal 1° luglio 2025.
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