Bertucco: «Tassa di soggiorno, stiamo lavorando per ottimizzare la redistribuzione delle risorse»
di Matteo ScolariA tredici anni dall’introduzione della tassa di soggiorno a Verona, il dibattito sulla sua gestione e destinazione delle risorse è più vivo che mai. Mercoledì 26 febbraio, alle 17.00, presso la sala convegni dell’Hotel Firenze, si è tenuta la tavola rotonda “Tassa di Soggiorno, come usarla bene?”, moderata dal giornalista Giampaolo Beschin. L’incontro ha visto la partecipazione di rappresentanti del settore turistico, delle istituzioni e delle categorie economiche, con l’obiettivo di fornire alla politica suggerimenti concreti sull’uso di questi fondi.
L’articolo 1 del Regolamento Comunale stabilisce che la tassa di soggiorno debba finanziare interventi legati al turismo, alla cultura e ai servizi pubblici locali, compresa una quota destinata a progetti proposti dalle associazioni rappresentative degli operatori del settore ricettivo. Tra i relatori dell’evento anche l’Assessore al Bilancio e Tributi del Comune di Verona, Michele Bertucco, che ha approfondito il tema dal punto di vista dell’amministrazione cittadina. Lo abbiamo intervistato per comprendere meglio il peso della tassa di soggiorno nelle politiche di bilancio comunale e le prospettive per il suo utilizzo futuro.
Assessore, la tassa di soggiorno rappresenta un’importante fonte di finanziamento per Verona. Quali sono i numeri attuali?
Si tratta di una risorsa fondamentale per la città. Per il 2024, la previsione era di 7.150.000 euro, ma i dati aggiornati indicano un incasso superiore, pari a 7.512.000 euro. Questa è una tassa di scopo, il che significa che deve essere reinvestita in settori strategici come il turismo e la cultura. Parte di questi fondi viene destinata in collaborazione con le associazioni di categoria, per migliorare i servizi offerti ai visitatori e ai cittadini.
Chi contribuisce al pagamento della tassa di soggiorno?
Sono coinvolti sia gli hotel che le locazioni turistiche. Se gli alberghi sono rimasti pressoché stabili nel tempo – da 66 strutture nel 2014 a 68 nel 2024 – il vero boom si è registrato nel settore degli affitti brevi. Nel 2014, le locazioni turistiche erano appena 56, mentre oggi sono arrivate a quasi 3.300. Questo aumento esponenziale pone nuove sfide, non solo per la gestione del turismo, ma anche per il mercato immobiliare cittadino. L’espansione del settore degli affitti brevi ha contribuito all’aumento dei costi abitativi, rendendo più difficile per le famiglie con redditi bassi trovare soluzioni accessibili.
Si è parlato anche di utilizzare parte della tassa di soggiorno per abbassare la Tari. È corretto?
Sì, e infatti nel 2024 abbiamo stanziato 1 milione di euro proprio per questo scopo. I turisti generano rifiuti e la Tari, per legge, viene calcolata e applicata ai cittadini e alle imprese. Questo contributo consente di alleggerire il peso della tassa per i residenti, compensando almeno in parte i costi del servizio di raccolta e smaltimento. È una misura che riteniamo giusta e utile, considerando anche le sfide che Verona affronta in termini di raccolta differenziata, ancora lontana dagli standard ottimali.
Quali sono le prospettive future per l’utilizzo della tassa di soggiorno?
Stiamo lavorando per ottimizzare la redistribuzione delle risorse, puntando su progetti che possano migliorare l’attrattività turistica della città, sia attraverso il potenziamento dei servizi che con il recupero e la valorizzazione del nostro patrimonio storico e culturale. Crediamo anche che sia necessario un confronto costante con gli operatori del settore, per garantire che le risorse vengano impiegate nel modo più efficace possibile. La crescita turistica di Verona deve essere sostenibile e ben pianificata, affinché possa portare benefici duraturi a tutto il territorio.
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