Crisi delle fonderie italiane: produzione ferma, calo della domanda e costi energetici in crescita
di Matteo ScolariIl settore delle fonderie italiane continua a navigare in acque difficili. I dati del quarto trimestre 2024 forniti da Assofond, l’associazione confindustriale che rappresenta il comparto, segnalano una variazione nulla della produzione rispetto al trimestre precedente e un calo dell’8,9% rispetto allo stesso periodo del 2023. Anche il fatturato è in forte contrazione, con un calo del 4% rispetto al terzo trimestre e dell’11,6% su base annua.

Fabio Zanardi, presidente di Assofond, ha commentato con preoccupazione la situazione:
«Ci troviamo in un contesto mai visto prima: i costi energetici sono alle stelle mentre la domanda è in drastico calo. A differenza del 2022, oggi non abbiamo né una domanda solida né il sostegno dei crediti d’imposta. Senza un intervento europeo, la competitività dell’industria manifatturiera sarà a rischio, soprattutto di fronte alla concorrenza di Stati Uniti, Cina e Paesi ai confini dell’Europa, come la Turchia».
Le fonderie di ghisa e acciaio sono quelle che soffrono maggiormente, con un calo produttivo dell’11,5% rispetto all’anno precedente e un fatturato in flessione del 4,6% rispetto al trimestre precedente. Le fonderie non ferrose mostrano una lieve resistenza con un aumento della produzione (+0,3%), ma comunque un fatturato in calo del 2,3%.
Quasi la metà delle fonderie (45,7%) segnala una riduzione della produzione, con il 56,5% delle aziende che individua nella diminuzione della domanda la causa principale.

L’indice Act, che misura il sentiment del settore, si ferma a 42,3 punti, confermando il clima negativo che perdura da almeno sei mesi. L’indice Six, che valuta le aspettative per il primo semestre 2025, registra una leggera crescita (48,1 punti), ma resta sotto la soglia della fiducia.
Nonostante le difficoltà, il 68,6% delle fonderie ha aperto nuove posizioni lavorative nel secondo semestre 2024, cercando principalmente operai specializzati (60,6%), seguiti da operai non specializzati (27,3%) e impiegati (9,1%). Tuttavia, solo il 25% delle aziende ha trovato il personale adeguato.
Il comparto delle fonderie in Italia conta 1.000 imprese, 25.000 addetti e un fatturato di oltre 7,5 miliardi di euro. L’Italia è seconda in Europa per produzione, dietro solo alla Germania. Tuttavia, la crisi attuale impone scelte strategiche urgenti: senza misure per calmierare i costi energetici e stimolare la domanda, il rischio è quello di un ulteriore declino di un settore chiave per la manifattura italiana.
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