Banche italiane, in meno di dieci anni bruciati 47.121 posti di lavoro
di adminCi sono stati anni di vacche grasse in cui brulicavano, in Italia, centinaia, di banche. Alcune serie, altre dal tono spavaldo. Le crisi economiche degli ultimi anni che hanno investito le imprese e le famiglie italiane, a partire dal quella del 2008, fino ad arrivare alla più recente legata alla pandemia Covid, hanno riportato a terra molti istituti bancari, costretti anche dagli effetti della globalizzazione e di una diffusione della tecnologia digitale, non solo a ridurre il numero di sportelli, ma anche di cercare sinergie, aggregazioni, accorpamenti e fusioni.
Nel 2011 nel Belpaese c’erano 740 banche con 33.607 sportelli e 322.345 dipendenti; al 31 dicembre 2020 le banche sono 474, con 23.481 sportelli e 275.224 dipendenti. Facendo due calcoli veloci in poco meno di dieci anni abbiamo perso 266 Istituti di credito, sono stati chiusi 10.126 sportelli e, quel che più conta, sono rimasti a casa 47.121 dipendenti (dati: Banca d’Italia).
Come si direbbe al bar, forse è stata fatta anche un po’ di pulizia. Grande verità, magari non nella forma, ma sicuramente nella sostanza. E proseguono anche in questi mesi i movimenti societari per tenere testa a un mercato, globale, che è completamente cambiato rispetto a un decennio fa e le banche più attente sanno anche che sono cambiati profondamente i clienti.
Ora la bilancia non pesa più solo dalla parte degli istituti di credito, il piatto della gente si è alzato fino a superare il primo. Questo cosa significa? Che per tornare per lo meno a un bilanciamento alla pari e garantirsi la fiducia dei propri clienti, le banche dovranno lavorare in modo serio come mai hanno fatto prima, a fianco delle aziende e delle famiglie, con un rapporto di trasparenza e di grande attenzione, di onestà intellettuale.
Altrimenti ci penserà il mercato, ci penseranno i clienti, a segnare il loro destino.
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