RIFUGIATI. ZAIA: “ALLA BAVIERA DICO: LA SOLUZIONE NON SONO I CONTROLLI ALLE FRONTIERE MA UN PIANO EUROPEO CONDIVISO”
di adminLa gestione di un fenomeno di queste dimensioni, che non è esagerato definire planetario, non può essere scaricata su un unico Paese. Serve un piano europeo nel quale ognuno si impegni a fare la propria parte senza se e senza ma. In caso contrario, non sarebbero le questioni finanziarie ma lo scontro sociale tra chi sopporta i flussi e chi chiude le frontiere a decretare la fine dell’Europa unita”.
Risponde così il presidente del Veneto Luca Zaia alle dichiarazioni del ministro-presidente della Baviera, Horst Seehofer, secondo il quale “l’Italia viola chiaramente gli accordi di Schengen” e arriva a ipotizzare che, se la situazione non dovesse cambiare, la Germania potrebbe prendere seriamente in considerazione la possibilità di controlli alle frontiere.
“Nei giorni scorsi – fa presente Zaia – il ministro Alfano ha dato assicurazione al governo tedesco che l’Italia sta facendo tutto il possibile per garantire la registrazione dei rifugiati e il disbrigo di un’eventuale richiesta d’asilo nel primo Paese d’ingresso nell’Ue. Ma è sotto gli occhi di tutti che con l’operazione “Mare Nostrum” in Italia si vive alla giornata e il problema dal livello centrale è scaricato sui territori, come il Veneto, che hanno già dato quello che si poteva dare. Non è sbarcando in Italia che queste persone risolvono i loro problemi. Se a migliaia scappano dalla guerra o dalla fame, bisogna creare le condizioni per aiutarli a casa loro”.
“E comunque – conclude Zaia – si tratta in gran parte di povera gente che arriva qui sperando di poter raggiungere altri Paesi europei, che però non li vogliono. Ma la soluzione non è ripristinare i controlli alle frontiere per fermare il flusso di migranti dall’Italia. Serve invece un cambio radicale di strategie, mettendo l’Unione Europea di fronte alle sue responsabilità. Non so se basterebbe trovare l’accordo su quote fisse per i rifugiati, come chiede la Germania. So per certo, però, che la situazione non è destinata a migliorare. Tutti devono rendersi conto che se non si troverà al più presto una strategia condivisa e sostenibile per gestire il problema, anche l’idea di un’Europa unita sarà fortemente a rischio, con ben altre conseguenze”.
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