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Veneto, terra dai mille tesori. Territorio, prodotti della terra, tradizioni, storia, monumenti, cultura ed impresa, fanno del Veneto un grande centro di energie…

di admin
Rivisitare Venezia, alcune volte l’anno, significa spesso pensare, durante il viaggio da Verona, alle diverse altre meravigliose città della nostra Regione, alla naturale e variegata bellezza del suo territorio e all’impegno, in tutti i possibili settori del lavoro, delle genti che la popolano.

Il Veneto – oltre diciannovemila kmq. di superficie, suddivisi in sette province, e quasi cinque milioni di abitanti – con la sua veneranda capitale, la sempre attraente Venezia, non manca di nulla, essendo presenti, sulla sua area, monti straordinari, pianure fertili, grandi fiumi, una buona fetta dell’azzurro Lago di Garda e, non ultima, ampia parte dello splendido Mediterraneo. Domina, fra il tutto, gente operosa, dotata d’iniziative, di volontà di fare e oggi deciso – come fu durante secoli – a superare ad ogni costo le spinose difficoltà, seminate dalla pesante crisi in corso.
Tralasciando, una volta tanto, tanti numeri, va detto che il Veneto gode di prodotti agroalimentari straordinari, in grande molteplicità – verdura, frutta e vini finissimi – donati da una natura feconda e madre di vita, da un clima propizio e da un’agricoltura curatissima, grazie all’instancabile serietà ed alla sapienza d’un esperto mondo agricolo, mentre sono vive le tradizioni, tanto nel campo culinario, come in quello dei mestieri, delle arti e del comportamento stesso. Grande, radicata e sentita è la zelante dedizione alla piccola ed alla grande impresa, d’origine spesso familiare, ma aperta all’innovazione, senza della quale non vi è ricchezza. Forte è il legame, da un lontanissimo passato, alla ricerca ed allo studio. L’antico Veneto ha una lunga storia, che ci conduce dall’antichità sino ad un’abbastanza recente presente: dagli Euganei, già insediati, all’arrivo di nostri altri predecessori, forse, indoeurpei, 2000 anni prima di Cristo – in verità, si parla anche di altre provenienze, del resto, non ancora accertate –, alle numerose vicende militari, da quella romana, fino a giungere, nel 1866, alla cessione ai Sabaudi, da parte austriaca, del Veneto stesso e, quindi, alle inutili e disastrose prima e seconda guerra mondiale, quest’ultima con la sua impietosa guerra civile. Non si possono tacere – passando ad altro ed essendo pure storia – la terribile “pellagra” o mancanza di niacina, che colpì per più di un secolo le misere popolazioni agricole, da fine Settecento a tutto l’Ottocento, e l’ulteriore, pesante povertà, che schiacciò il Veneto, negli ultimi decenni dell’Ottocento stesso, sino ai primi del Novecento. Fu allora, che centinaia di migliaia di veneti abbandonarono famiglie, terre, tutto, per trasferirsi in cerca di fortuna – un pesante fenomeno, che proseguì sino ad inoltratissimo 1900, portando il numero degli emigrati ad oltre tre milioni – in oltre venti Paesi del mondo. Nei quali, risuonano ancora oggi, in felici isole linguistiche – quasi veri miracoli! – gioiosi dialetti veneti e dove la costruttività, frutto d’alta capacità realizzatrice, accompagnata dal sacrificio, è all’ordine del giorno, con l’apprezzamento dei governi locali.
La nostra terra è disseminata di monumenti di primaria importanza e di opere d’arte innumeri d’alto pregio; essa dispone di un tessuto culturale importantissimo ed è territorio, in cui ingegno, buona volontà, laboriosità ed artigianato hanno dato origine a quella piccola-media impresa, già citata e mai abbastanza lodata, che è l’ossatura determinante di quell’immenso fenomeno economico, che pone il Veneto fra le più produttive aree europee. Il nostro Veneto ha città straordinarie, che in fatto di storia e di cultura, parlando da sole, talché non bastano giornate, per prendere esatta e completa visione delle loro bellezze e dei loro segreti, stratificatisi lentamente nei tempi. Pensiamo all’eterna Venezia – senza dimenticare, ovviamente, tutti gli altri centri, anche piccoli – dalle mille vedute e dai travolgenti colori, che fanno tornare alla mente il millenario splendore della Serenissima Veneta Repubblica, la cui lingua era capita dalle coste adriatiche sino al Levante… I dialetti, poi, i dialetti, le vere madrelingue, contribuiscono a creare una base comune, pure mentale, della vita veneta, perché gli stessi, sebbene nelle loro diverse varietà strettamente locali, lessicali e semantiche, nascondono un che di validissimo ed unico, il quale permette di comprenderci anche a centinaia di chilometri di distanza, grazie all’antica e penetrante eredità storico-culturale, spalmata su tatta l’area veneta e lasciataci dalla somma amministratrice Città dei Dogi… Dove la stessa ha governato, infatti, tuttora viva ed incisiva è l’impronta-madre della sua lingua – sempre usata dai Dogi anche nelle relazioni ufficiali – quale substrato principale delle nostre amate parlate, esprimendoci nelle quali, ci pare di capirci meglio…
Al di là di ciò, il Veneto è sempre quel Veneto, al quale dobbiamo essere grati, sentirci legati e del quale tutto dobbiamo attentamente curare, preservandone gelosamente il verde dal cemento, massimamente monitorandone il territorio in ogni particolare, anche quale elemento importantissimo d’attrazione turistica, impreziosita dalla nota e raffinata ospitalità, che contraddistingueva la cosmopolita Venezia e che ancora oggi permane e ci contraddistingue. Un complesso di pregevoli elementi e di risorse, del passato e del presente, che, bene utilizzate, quale incommensurabile ricchezza, vanno anche a beneficio dell’economia e, quindi, anche del sociale.

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