Il settore vitivinicolo nella riforma della PAC. Incontro organizzato da Coldiretti Verona per gli imprenditori agricoli del settore
di adminIl direttore di Coldiretti Verona, Pietro Piccioni, in veste di moderatore, ha ricordato, dopo i saluti del Sindaco di Cavaion Veronese Lorenzo Sartori, i punti salienti della Pac sottolineando che “è fondamentale la coesione di tutte le istituzioni per apportare gli opportuni cambiamenti alla Pac a favore delle imprese che si trovano impegnate in un contesto economicamente difficile per l’Europa e non solo in un mercato in continua evoluzione e cambiamento”.
Luca Antonini, responsabile dell’area tecnica-economica di Coldiretti Verona ha illustrato le novità della Pac specie in riferimento ai pagamenti e alle modalità di distribuzione delle risorse agli agricoltori. In discussione c’è, infatti, proprio la definizione dell’ agricoltore attivo.
“l’Italia – ha detto Piccioni – perde circa 250 milioni di euro all’anno con questa proposta, in tutto fanno 1,4 miliardi. Ciò non è accettabile perché siamo il Paese che si è impegnato di più verso un modello agricolo capace di rispondere alle aspettative dei cittadini in termini di sicurezza, qualità, biodiversità, occupati e ricchezza prodotta per ettaro e ci ritroviamo ora paradossalmente a essere quelli più penalizzati. Se usiamo come riferimento solo la superficie agricola, senza meccanismi di correzione, si favoriscono nuove rendite fondiarie”
Per Coldiretti e per l’intera filiera agricola italiana l’agricoltore attivo non può, invece, che essere quello professionale, cioè quello che lavora e vive di agricoltura e che sarebbe spinto all’abbandono dalla riduzione del sostegno. Per questo occorre lasciare gli stati membri liberi di adottare una definizione adeguata. Anche la proposta di destinare il 30 per cento delle risorse al greening (“rinverdimento”) per favorire una maggiore cura dell’ambiente è in realtà da rivedere perché esclude la maggior parte delle colture virtuose in termini di sostenibilità del territorio e di cattura di CO2, ampiamente diffuse nell’agricoltura italiana come olivo, vite e alberi da frutta.
Domenico Bosco, responsabile nazionale di Coldiretti per il settore vitivinicolo, è entrato nel vivo della Pac per i coltivatori della vite. “La riforma – ha spiegato – sarà oggetto di negoziazione degli Stati membri dell’UE. A partire dal 2016 ci sarà la liberalizzazione dei diritti d’impianto ma ogni Stato potrà prorogare tale liberalizzazione per altri tre anni. Noi sosteniamo che i diritti sono importanti e servono per dare stabilità al settore e a garantire trasparenza e qualità ai prodotti. Per i pagamenti si dovrà capire prossimamente le modalità di distribuzione”.
Per il settore lattiero caseario, la riforma Pac comporterà a partire dall’1 aprile 2015 la cessazione del regime delle quote latte. “Sarà molto importante – ha precisato Giuseppe De Paoli, responsabile area tecnica zootecnia e caseari di Coldiretti Verona – che i produttori veronesi si organizzino maggiormente per non perdere potere di mercato”.
In conclusione, Damiano Berzacola, presidente di Coldiretti Verona, ha sottolineato che “la riforma della Pac è inserita nel più ampio contesto del negoziato sulle nuove prospettive finanziarie della Ue per il periodo 2014-2020, nel quale l’Italia parte da un livello di contribuzione netta incredibilmente elevato: versiamo il 14% del bilancio Ue e riceviamo appena l’11 per cento. Uno scarto enorme, non giustificabile in alcun modo, che trasferiamo verso altri paesi che probabilmente, nel frattempo, hanno raggiunto un Pil pro capite più elevato del nostro. Anche tale questione andrà discussa e dovrà essere messa sul tavolo del negoziato agricolo. Abbiamo un anno di tempo per adeguare la Pac alle esigenze dell’agricoltura italiana”.
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