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Fotovoltaico, eolico: risorse della new economy italica. Dai 1 ricevi 20!

di admin
La crisi attanaglia il Paese, eppure la gente, gli imprenditori si stanno spostando sempre più verso le nuove forme di energia.

Il programma  energetico nazionale che prevedeva il raggiungimento  di importanti traguardi entro il 2015 e poi  entro il 2025 è stato  bruciato. Qualche lamentela , per lo più insulsa c’è stata.
Una di quelle più  insane è quella relativa ai contributi che verrebbero pagati da tutti i cittadini. Poiché il costo dell’energia  da rinnovabili  è    sostenuto da  certificati verdi e  dal GSE ( il Gestore nazionale  dell’energia)    si dice che  tutti i cittadini  pagano tra le voci della bolletta questa “tassa” occulta.  Se questo  è vero, ed in minima parte lo è (la maggior parte di questo contributo  va a finanziare energie  che con  le rinnovabili  c’entrano poco)  occorre fare  un’analisi più approfondita per capire se lo  Stato ci rimette o ci guadagna.  Se lo Stato investisse 100 per le nuove lavatrici, prodotte in Italia,  o in un altro prodotto made in Italy,  o desse un contributo a fondo alle aziende  perduto per rottamare le auto inquinanti, quale sarebbe il ritorno? Se invece  investisse 100 euro  in contributo per le energie  rinnovabili, veramente  rinnovabili, sole, acqua,  vento, maree, ecc quale sarebbe il ritorno?  Questo  confronto  è il solo che  può dirci, dove, al di là di una impostazione ideologica di parte, è vantaggioso investire. Poi se volete  parliamo di  ritorni ambientali  che comunque non sono trascurabili. Intanto c’è da dire che mentre  la lavatrice e l’auto  sono beni di consumo, un ‘impianto  è un bene d’investimento, si fa per produrre qualcosa e non per consumare, altri poi consumeranno. In secondo luogo  il vantaggio  in termini  economici  per la bilancia dei pagamenti allo Stato vede  sicuramente  un  deciso vantaggio  di ricaduta  dei costi di produzione sul territorio  italiano a favore del fotovoltaico, in quanto oggi anche se in minima parte viene  prodotto in Italia ( ma le nostre industrie si stanno attrezzando),    i costi di installazione e progettazione che diventano sempre più  decisivi sono svolti da personale italiano. Ancora, un investimento  di 1000 €  come contributo per  l’energia prodotta  con i pannelli  da parte dello Stato oggi,  fa muovere un progetto per 25 anni, quindi  investendo  oggi 1/20 dei contributi  lo Stato incassa  subito  l’IVA e le imposte di  tutti i 20 o 25 anni successivi. E’ un’operazione a leva finanziaria  che con  l’aggiustamento  fatto  dal quarto conto energia  va a premiare quegli impianti  europei ( ma se le banche avessero  un po’ di sale  in zucca circa i finanziamenti, e non  solo asettiche  valutazioni, spesso pilotate)  che abbiano importanti ricadute sul territorio evitando di sprecare campi fertili. Con  mille euro annui, poniamo,  viene attivato un impianto che ne costa 10.000 iva compresa. Lo Stato che deve far  fronte agli impegni planetari  derivanti dall’accordo di  Kioto, incassa subito  il 10% (l’IVA)  e poi  incassa le imposte sui  margini di guadagno delle varie ditte operatrici; in più crea lavoro, che arricchisce tutti  e risparmia oneri sulla  bolletta energetica che  implica esagerati esborsi verso  i Paesi petroliferi. Ci sono poi le ricadute  socio-culturali, da valutare.
Il discorso sarebbe lungo, ed entrare nel dettaglio  si potrà fare in alte sedi, ma da queste brevi note credo che sia indubbio  far pendere la bilancia a  favore delle energie rinnovabili per le quali  ci dovrebbe essere maggior sensibilizzazione e meno diffidenza.

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